9 set 2008

Postato da in Racconti | 3 commenti

Il racconto (2) Il pianoforte

Un vecchio pianoforte giaceva abbandonato in una stanza in disuso, vicino ad una parete ormai completamente spoglia. A fargli compagnia fra i muri disabitati, alcuni oggetti che mai più sarebbero stati utilizzati: un lume sprovvisto della sua lampadina, una povera bambola spettinata e senza vestiti, una borsa logorata, una sedia zoppa, un calzino e persino una medaglia vinta in chissà quale gara. Sopra queste inutili cose, scendeva con costante continuità una sottile polvere, che pian piano si era accumulata, assomigliando quasi ad una lieve nevicata grigia. Fu proprio a causa di un piccolo granello di polvere che, ad un certo punto, uno dei tasti del pianoforte starnutì, incapace di sopportare oltre il posarsi delle minuscole particelle invisibili. In quell’istante si scatenò un’incredibile reazione a catena, infatti tutti i tasti cominciarono a fare starnuti a ripetizione, come se fossero stati immediatamente contagiati.

Tuttavia ogni loro minimo movimento, provocava l’emissione di una nota, così ben presto si venne a formare una strampalata melodia che risvegliò anche gli oggetti abbandonati nella stanza. Trascinati dalle casuali ed imprevedibili note, essi iniziarono a ballare, prima timidamente, poi in maniera sempre più energica. Intanto da una fessura dell’unica finestra sbarrata da tempo, era entrato un sottile raggio di sole, che subito si unì agli improvvisati ballerini, coinvolgendo nelle serrate danze, pure la maniglia della porta, bloccata da un velo di antipatica ruggine. In fondo la sedia zoppa se la cavava ancora bene, la bambola aveva conservato un po’ della sua grazia, mentre la medaglia stava ritrovando lentamente l’antica gloria; nessuno sembrava intenzionato a fermarsi, ormai la musica li aveva contagiati in maniera quasi irreversibile. Purtroppo dalla stanza accanto qualcuno urlò che si facesse silenzio, ed allora ogni cosa tentò frettolosamente di tornare al proprio posto, preda di un’improvvisa paura. In un secondo soltanto la confusa melodia cessò, tutto appariva nuovamente tranquillo, persino la polvere sparpagliata dagli starnuti aveva ripreso il suo lento e preciso cadere. Qualcosa, però, non si era sistemata a dovere, infatti, a causa di tanta agitazione, alcuni tasti del pianoforte avevano sbagliato a riposizionarsi, mentre gli oggetti dormivano di nuovo a terra nella consueta posa, ed il raggio di sole era riuscito a scappare da dove era venuto. All’improvviso, attraverso la porta anch’essa sbarrata, il fantasma di un uomo entrò nella stanza. Egli si sedette davanti al pianoforte e con estrema cautela sollevò alcuni tasti senza farli suonare, poi li sistemò con cura, non muovendo nemmeno un filo di polvere. Soddisfatto, ebbe la tentazione di aprire le mani ed affondarle sul suo strumento, per farlo vibrare ancora una volta; invece rimase seduto senza muoversi più, nell’attesa che la polvere lentamente scendesse a coprire anche lui.

Andrea Villa

  1. finalmente ho trovato il tempo! ho letto la storia dei pianoforte e mi è piaciuta. però, conoscendoti e sentendo il nome del sito quando me l’hai detto, credevo che l’argomento fosse di carattere politico…

  2. Jasmine says:

    che brividi!

  3. gel-manovic says:

    Se fossi al posto tuo sarei abbastanza demoralizzato dal tipo di commenti ricevuti.
    Ma anche il mio se fosse quello standard demoralizzerebbe.
    Perciò ne approfitto. La gioia sembra essere il motore di ogni cosa. La gioia della vita che c’è sempre anche quando non sembra. L’unico elemento che è pienamente vivo è il raggio di sole che ha tuttavia piacere a condividere momenti di gioia con altri elemteni logorati dal tempo.

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