14 Set 2008

Postato da in Articoli | 0 commenti

L’articolo della settimana (3) Caos

Sono stato indeciso fino all’ultimo su come intitolare l’articolo di questa settimana; quando ero convinto di aver trovato quello giusto, quello che rappresentava meglio il mio stato d’animo, spuntava ogni volta qualcosa a farmi recede: poi ho finalmente ho optato per caos. è stato guardando l’ammasso di fogli depositati sul mio tavolo di lavoro a farmi capire che fosse il titolo più azzeccato, una montagna di carta sparpagliata alla rinfusa, in perfetto disordine. Allora ho preso una penna e ho cominciato a scrivere una serie di parole sugli spazi rimasti bianchi: caos, confusione, felicità, seminare, raccogliere, bene, moscerini, farfalle, incertezze. La lista di per sé non aveva molto senso, mi sono fermato e lo sguardo mi è caduto su una frase segnata chissà quando, su uno dei tanti pezzi di carta: scalfire la superficie. è questo che sempre mi preoccupa quando faccio qualcosa, non riuscire a scendere in profondità, non attraversare tutti i livelli di una questione.

Alcuni allievi non verranno più a giocare, dopo qualche anno hanno deciso di smettere, ed io non sono capace di capirne i motivi; le loro risposte sono vaghe, sembrano quasi che non abbiano passato tanto tempo sui campi, che non abbiano fatto tanti sforzi per imparare, per non scalfire soltanto la superficie del gioco del tennis. Allora sono io ad interrogarmi, a chiedermi se ciò che avevo seminato non sia volato via senza poter essere raccolto. Di contro tutti quelli che invece tornano ancora più vogliosi di fare lezione, mi rendono felice, portandomi però ad una inevitabile considerazione: è realmente decisivo l’apporto del maestro, o sono solamente le scelte dei ragazzi a valere nel loro percorso sportivo? In alcuni momenti sento di essere prigioniero di questi ragionamenti, non sarebbe meglio prendere le cose come vengono? Con maggiore naturalezza, senza continuare a voler approfondire ogni cosa? Forse sono le classiche inquietudini di inizio stagione, incertezze fastidiose come i moscerini che mi hanno tormentato sul campo per tutta la settimana. Erano centinaia, a qualunque ora del giorno, con tanto o poco sole, arrivavano a disturbare gli allenamenti, impedendo anche all’allievo di turno di potersi divertire. Non c’era nulla da fare, nemmeno uno speciale spray era in grado di mandarli via; quando mi fermavo per fare una piccola spiegazione, li vedevo ronzare intorno alla testa, entrarmi in bocca e persino nelle orecchie! Cercare di ucciderli con la racchetta era inutile, anzi quasi controproducente, essi sembravano accanirsi ancor di più; allora mi sono arreso, ho pensato di lasciarli stare, che forse sarebbero andati come erano venuti, allo stesso modo di certi cattivi pensieri, difficili da togliere dalla testa. In quel momento, proprio mentre mi ero fermato, una bellissima farfalla mi è passata davanti agli occhi; incredibilmente, forse attratti da tanta grazia, i moscerini l’hanno inseguita in massa, permettendomi di giocare in tutta tranquillità. Ho capito che arrovellarsi continuamente è inutile, certamente scalfire la superficie delle cose non basta, è sufficiente provarci. Forse il caos che ho in testa, i pensieri, i dubbi che lo alimentano, devono essere lasciati stare, in attesa che una farfalla se li porti via grazie ad un semplice battito d’ali.

Andrea Villa

Lascia una risposta.