16 set 2008

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Il racconto (3) Il giardiniere del prato rosso

Un viaggiatore solitario, partito in mongolfiera alla ricerca dei confini del mondo, precipitò, a causa di una tempesta di vento, in un luogo apparentemente sconosciuto. La tremenda caduta gli fece perdere i sensi, tuttavia, quando riaprì gli occhi, si accorse di non essere per nulla intontito, anzi mai si era sentito così bene. L’aria sembrava profumata con essenze di ogni genere, la temperatura perfettamente accogliente, ed il prato sopra il quale si trovava sdraiato, di una morbidezza incredibile, e rosso come il più bello dei tramonti. Si mise seduto, e non molto lontano da lui, vide un anziano signore intento a pettinare con particolare cura ogni ciuffo d’erba. Lo osservò a lungo senza disturbarlo, il paesaggio davanti a lui era di rara bellezza, e l’unico rumore che si poteva udire era il lieve tocco del pettine attraverso i sottili fili rossi. Dopo un po’ di tempo l’anziano uomo smise di sistemare i ciuffi d’erba, infilò le mani nelle tasche dei pantaloni, ed iniziò con estrema precisione a spargere ovunque delle piccole manciate di zucchero.

Quando ebbe terminato il suo lavoro, si asciugò la fronte soddisfatto, poi si avvicinò al viaggiatore solitario con molta calma, sedendosi accanto a lui. La sera stava lentamente scendendo, ed all’orizzonte il cielo sembrava fondersi con il suolo, formando un immenso oceano rosso. I due uomini fissavano la scena in silenzio, ma ad un certo punto il vecchio disse: “Ti stavo aspettando; sapevo che un giorno saresti caduto dal cielo. Hai oltrepassato i confini del mondo, spingendoti in un luogo dal quale non si può tornare indietro”. Tali parole agitarono l’animo del viaggiatore disperso, che ora bramava di conoscere ogni cosa, e così chiese: “Chi sei? Ed in che posto sono capitato, dove l’aria è profumata e l’erba rossa come il più bello dei tramonti?”. L’ anziano signore sorrise, indugiando nel rispondere, ma poi disse: “Sono il giardiniere del prato rosso. Trascorro le mie giornate a pettinare con cura questi particolari ciuffi, preoccupandomi di sfamarli con la giusta quantità di zucchero. Ogni filo d’erba, in realtà, è una donna mai amata; ora, grazie a me, possono ricevere l’amore e la dolcezza che nessun uomo ha mai riservato loro in vita”. Il viaggiatore solitario si sdraiò di nuovo, e per la prima volta i suoi pensieri andarono alla strada fatta per arrivare sino a lì, ed alla mongolfiera volata chissà dove; intanto il giardiniere si era inaspettatamente addormentato, preda di un sonno profondo. L’indomani l’avventuriero disperso si svegliò di buon ora, ma il giardiniere non era più accanto a lui: si mise a cercarlo in ogni angolo dell’immenso prato, tuttavia riuscì soltanto a trovare quintali di zucchero e pettini dalle svariate forme e dimensioni. Armato di buona volontà, iniziò così la sua nuova avventura: accarezzò con attenzione i sottili fili colorati, poi prese lo zucchero e lo distribuì equamente, sebbene le mani gli tremassero un poco per l’emozione. Verso sera, ormai esausto, si buttò sul manto erboso, chiuse gli occhi, e per un attimo gli parve che migliaia di bocche stessero cercando la sua per baciarlo dolcemente. Da allora quell’uomo, che un tempo fu un viaggiatore solitario, ogni notte non sogna più di trovare i confini del mondo, ma soltanto la giusta bocca da baciare.

Andrea Villa

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