19 Set 2008

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La replica (3) Memoria

Quello che temo di più della vecchiaia è la possibilità di perdere un po’ l’uso della memoria; quando vedo una persona anziana che fatica a ricordare gli eventi quotidiani, vengo colto da una leggera tristezza, domandandomi se sono ancora in grado di rammentare il loro passato.
Oggi che sono ancora giovane, alleno la memoria per renderla più forte, ma soprattutto per non dimenticare le mie origini, e quello che ho fatto fino ad ora.
Ho buoni ricordi di quasi tutti gli allievi; è banale che con alcuni abbia legato maggiormente, mentre con altri ci sia stato minore intesa. Tuttavia ho sempre cercato di rimanere in contatto con tutti, anche quando hanno smesso di allenarsi con me, magari per passare nel settore agonistico.
Il mio sostegno nei loro confronti rimane intatto, vederli fare una nuova esperienza mi rende curioso, spero che riescano a migliorare in maniera sensibile.

Purtroppo a volte il tempo sembra giocare a sfavore dei rapporti umani, anche quelli più solidi: spesso capita che i ragazzi da me allenati, trascorso un certo periodo, quasi si dimentichino del loro vecchio maestro, e evidentemente anche del lavoro fatto insieme.
Questo comportamento mi lascia alquanto perplesso; non voglio mai prendermi meriti che non mi appartengono, semplicemente mi domando perché alcune persone sembrano possedere una memoria così corta da scordarsi chi fino al giorno prima li ha seguiti con dedizione.
Per un anno ho allenato l’agonistica del Tc Ambrosiano; non è stata una scelta, piuttosto una imposizione del Circolo nel tentativo di rilanciare, con una buona dose di entusiasmo e passione, un settore che appariva fermo da troppo tempo.
Appena insediato nel nuovo incarico, i genitori dei ragazzi, hanno voluto preparare una petizione affinché io non diventassi il maestro del settore agonistico. Quello che mi ha ferito senza rimedio, è che molti degli allievi in questione avevano giocato con me alla Scuola Tennis qualche tempo prima, e forse erano migliorati anche grazie ai miei consigli.
In quel momento mi sentii tradito, pur non comprendendo i motivi di un gesto così poco elegante, mi buttai anima e corpo nel lavoro, proponendo allenamenti nelle vacanze scolastiche, e seguendo da vicino ogni gara che mi era possibile.
Nonostante i buoni risultati, chiesi e ottenni di lasciare l’incarico al termine della stagione, per fare ritorno alla Scuola Tennis, l’esperienza vissuta mi aveva fatto capire molte cose di cui ho fatto tesoro e che tengo ben salde nella memoria.
Un discorso molto simile si può fare anche per i maestri; spesso alcuni insegnanti si sentono vittime di un sistema che gli impedisce di esprimere il loro autentico valore. Allora subentra una certa rabbia, che presto si trasforma in demotivazione: di solito a farne le spese sono gli allievi.
Tuttavia quando queste vittime possono finalmente accedere a posti di comando, si tramutano istantaneamente in carnefici: la memoria gli fa subito difetto, dimenticandosi ciò che hanno passato, la sofferenza vissuta non è nemmeno un flebile ricordo.
Restare fedeli a sé stessi e agli altri è un esempio di umanità, forse faremmo meglio a rammentarcelo più spesso, nel tempo potremmo perdere questa possibilità.
Io non voglio essere una vittima, tanto meno un carnefice, spero soltanto che la memoria di cui dispongo oggi mi abbandoni molto tardi, e quando lo dovesse fare, mi auguro che qualcuno si ricordi di me, semplicemente raccontando che in fondo sono stato un maestro dal volto umano.
Andrea Villa

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