21 Set 2008

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L’articolo della settimana (4) Comprare la bravura

Le prove sono terminate, ora si fa sul serio; domani iniziano i corsi, un’altra stagione tennistica difficile come sempre da interpretare. Le ultime due settimane sono servite ad accogliere i nuovi iscritti alla scuola, sono tanti, ma non è questo l’aspetto che più mi interessava. Quando si presentano sono incuriosito dal loro comportamento, da come giocano, ma soprattutto dalle loro richieste. Ormai quasi nessuno si affida al giudizio dell’insegnante al momento del cosiddetto provino; tutti hanno già ben chiaro nella mente il corso in cui vorrebbero essere inseriti, e guarda caso pochissimi vengono scontentati. Credo che i maggiori colpevoli di questa situazione siano i genitori, con buona complicità da parte degli esperti del settore, cioè i maestri; bambini di quattro anni che desiderano già frequentare la scuola tennis, quando sarebbe meglio per la loro crescita optare per il corso propedeutico, ragazzi che chiedono di poter essere inseriti in gruppi di specializzazione (preagonistica o addirittura agonistica) solo perché “è ora di fare qualcosa di più serio”. Questi sono soltanto due esempi di situazioni simili che ogni anno si presentano sempre più spesso a chi deve selezionare i nuovi allievi.

 Nessuno vuole ricevere un giudizio negativo, nessuno accetta una reale valutazione delle proprie capacità, nessuno vuol sentirsi dire di non essere all’altezza di quel corso, nessuno vuole crescere attraverso le difficoltà, nessuno vuole guadagnarsi quello che è giusto! Spiegare ad un genitore che anche nello sport è necessario fare un certo percorso, senza forzare i tempi, ma soprattutto con un apprendimento basato sulle vere capacità di chi sta imparando, è impresa molto complessa, perché si rischia di apparire troppo severi o persino crudeli! Tuttavia c’è qualcosa d’altro, che spesso sottovalutiamo quando ci troviamo davanti a situazioni del genere; oltre ai provini, nelle ultime due settimane è stata data la possibilità ad un gruppo di ragazzi di allenarsi in maniera libera. Chi aveva voglia di giocare, poteva farlo senza limiti di tempo, per riprendere in mano la racchetta dopo la lunga pausa estiva. Naturalmente qualcuno ha sfruttato questa occasione per divertirsi e fare del buon tennis senza lo stress di dover eseguire esercizi ben precisi, ma c’è stato un episodio che mi ha fatto riflettere, lasciandomi piuttosto inquieto. Un ragazzo venuto agli allenamenti, evidentemente scontento di come aveva giocato, ha confessato alla madre la sua frustrazione; il genitore è subito corso dal maestro per metterlo al corrente dei sentimenti del figlio esordendo con questa frase: “E’ uscito dal campo demotivato, con quello che paghiamo…”. Ecco ciò che sottovalutiamo: il denaro! Tutto ha un prezzo, quante volte lo abbiamo sentito dire, peccato che oggi l’unico valore che si dia alle cose è quello equivalente in soldi! Quando mi iscrivo a un corso sportivo, non accedo alla possibilità di imparare qualcosa, di poter crescere, di socializzare, fare delle amicizie, piuttosto acquisto un “pacchetto” in cui ovviamente avendo già dato tutto in denaro ora sono gli altri che devono dare qualcosa a me! Siccome ho pagato non posso giocare male, non posso perdere, non posso non migliorare, non posso essere mai scontento, e che nessuno si azzardi a dirmi che non sono bravo o peggio che ho dei limiti! Domenica scorsa sono stato a un corso di aggiornamento per insegnanti di tennis; fra i relatori della lunga giornata, c’è stato un maestro argentino che allena ragazzi affetti dalla sindrome di down. Dopo aver illustrato agli oltre duecento presenti, alcune metodologie di apprendimento, ha palleggiato per qualche minuto con un suo allievo affetto dalla sindrome di down; è stato un momento commovente, vedere la gioia dipinta sul volto di quel ragazzo mentre scambiava qualche palla mi ha emozionato, inoltre non se la cavava per niente male, l’impostazione era ottima, non aveva nulla da invidiare a quella di tante altre persone! Mentre lo osservavo prendersi i meritati applausi, molte cose mi sono venute in mente; spesso sento parlare di limiti, difficoltà, capacità, bravura, talento, per questo ragazzo hanno importanza? Certamente no! A lui basta poter giocare per essere felice, per sentirsi vivo, e forse per essere considerato uguale agli altri. Non è schiavo delle etichette che le persone continuamente si mettono addosso, non pensa che i soldi possano supplire ai suoi deficit, non gli importa di frequentare la scuola tennis più prestigiosa, o i corsi migliori, semplicemente per poterlo dire! Allora perché non possiamo prendere esempio da chi come lui ha capito che lo sport è per prima cosa una bella occasione, o dal suo insegnante che ha scelto di provarci, non per diventare un eroe oppure ricco, ma per regalare un po’ di felicità a chi se la merita veramente. C’è solo una ricompensa che tutti dobbiamo inseguire e passa attraverso il lavoro e la fatica; comprare le bravura che mai potremo avere è un peccato mortale, resistere a tale tentazione sinonimo di vera ricchezza!

Andrea Villa

  1. Si bravo Andrea se c’è una cosa che non sopporto è la gente che si aspetta di essere trattata come un re solo perchè sgancia più ‘quattrini’ qui piuttosto che là. Uno deve accogliere le critiche in modo costruttivo (ammetto: non lo faccio sempre) e deve cercare di applicare al meglio gli insegnamenti anche se talvolta bruciano i continui rimproveri del maestro. Ma la vita è così e bisogna apprezzarla x quello che è. Comunque complimenti x il sito è interessante

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