24 Set 2008

Postato da in Interviste | 2 commenti

L’intervista (immaginaria) al maestro ideale

Ideale, perfetto, quello che tutti vorremmo! Esiste veramente o è soltanto una proiezione dell’allievo? Io ho avuto la fortuna di incontrarlo, e anche se non posso svelarne l’identità, mi ha dato la possibilità di fargli alcune domande, le cui risposte sono state una vera illuminazione! Qualcuno ha detto che insegna da quasi centocinquanta anni, ovviamente scherzava, ma quanto conta l’esperienza nel lavoro di un maestro? L’esperienza conta tantissimo e si acquisisce soltanto con il tempo; naturalmente bisogna essere capaci di fare tesoro di tutto quello che ci accade, per non commettere sempre gli stessi errori. Se l’esperienza riveste un ruolo così importante, un insegnante giovane che ne ha poca come si deve comportare? All’inizio è fondamentale essere il più possibile aperti e recettivi, per cercare di rubare ai vecchi del mestiere qualche trucco; magari si può prendere ispirazione dal proprio maestro, poi però creare uno stile personale può veramente fare la differenza.

Spesso si contrappone il tennis di oggi con quello di un po’ di tempo fa; è un confronto necessario e soprattutto possibile anche dal punto di vista didattico?

Il tennis è uno solo, sono le persone che cambiano nel tempo e di conseguenza influenzano anche gli sport; in ogni epoca ci sono cose da ricordare e altre passate nel dimenticatoio, mi chiedo chi può fare simili confronti, visto che non sono rimasti molti maestri che possono dire di aver visto nascere il tennis!

A parte queste annotazioni storiche, quali sono le caratteristiche che rendono un insegnante realmente speciale?

Ognuno di noi sa cosa vuole dal proprio maestro, stabilire delle caratteristiche precise è quasi impossibile, forse bisognerebbe chiederlo agli allievi.

Gli allievi a tal proposito sembrano non avere le idee chiare, sono molto diverse le loro indicazioni, che ne pensa?

Questo è solo una conferma del mio pensiero, l’importante è trovare ciò che si sta cercando, e quando lo si stringe fra le mani, attenzione a non farselo sfuggire.

Passione, amore, fatica, tecnica, psicologia, comunicazione, simpatia, disponibilità, sono soltanto alcune delle cose che oggi vengono associate al mestiere del maestro di tennis, non è troppo?

Senza dubbio, sono io il primo a chiedermi se tutto questo si effettivamente necessario; non dimentichiamoci che sono gli allievi a fare la differenza e la fortuna degli insegnanti.

è vero che i maestri bravi sono quelli che riescono a non far peggiorare gli allievi?

Quando un insegnante lascia un allievo libero di esprimersi già gli permette di migliorare, il resto lo farà da sé!

Esistono cento o forse più metodi d’insegnamento, quale è quindi alla fine quello giusto?

L’unico metodo giusto è quello che passa attraverso gli errori, attraverso il tempo, attraverso gli sguardi di tutte le persone a cui si insegna; l’unico metodo giusto si chiama esperienza.

Esperienza, ecco la parola chiave! Come per un lungo viaggio, solo chi ha fatto tutte le fermate può raccontare cosa ha visto. Come solo chi ha avuto la fortuna di incontrare il maestro ideale, può sapere chi si nasconde dietro questa intervista: in fondo è sempre negli occhi e nel cuore di chi impara che la magia del tennis rinasce ogni volta!

Andrea Villa

Il maestro ideale ha scelto per l’intervista la foto del suo cuore che batte.

  1. io voglio sapere chi è il maestro andreeee!!! anche se un’ideuccia me la sono fatta… ma nn la rivelerò maaai neanche sotto tortura!!! poi volevo chiederti.. per quale arcano motivo nn riesco a iscrivermi…?? io poi sono la CAMPIONESSA MONDIALE del servizio.. lo sai!!! poi devi aggiungere una regola.. la più importante: CHI COLPISCE IL MAESTRO GUADAGNA 5000 puntiiiii!!! baci! alla prossima settimana!!

  2. grazie del commento! devo rettificare riguardo la nuova regola fatta da te: solo 5000 punti? andrea

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