1 Ott 2008

Postato da in Interviste | 4 commenti

L’intervista (vera) a Giuseppe Morelli

Wimbledon 2005: Lleyton Hewitt cerca con un perfetto pallonetto che cade sulla riga di fondo, di controbattere allo strapotere di Roger Federer; purtroppo per lui quel colpo vincente non sarà sufficiente. Ammirati da tanta precisione nell’esecuzione millimetrica del “lob”, Rino Tommasi e Gianni Clerici, immediatamente in telecronaca ricordano che a Milano, al TC Ambrosiano, si trova il vero “re” del pallonetto: il Maestro Giuseppe Morelli, che di quel colpo ha fatto una vera e propria arte. Forse nessuno dei due commentatori, poteva sapere che da poco, Morelli ha festeggiato quaranta anni di insegnamento sui campi in terra rossa di Via Feltre, ed è proprio lì dove sono andato ad incontrarlo, per farmi raccontare tante stagioni di tennis, ma soprattutto nella speranza che mi confidasse il segreto del suo leggendario “lob”.
Il “Moro” (lo chiamano tutti così) mi accoglie nel Pro-Shop del circolo, dove sta incordando l’ennesima racchetta, circondato da ogni genere di accessorio tennistico, ma anche di una foto con Jennifer Capriati, vincitrice di un’edizione del Trofeo Avvenire.


Subito gli chiedo dove nasce il suo celebre soprannome.
Da piccolo ero talmente nero di carnagione (sorride), che gli amici hanno iniziato a chiamarmi così, da allora mi è rimasto.
Se qualcuno tentasse di raccontare quaranta anni all’Ambrosiano non basterebbe un’enciclopedia, da dove cominciamo?
Arrivai a Milano nel Marzo del 1965, con moglie ed un figlio a carico, dopo cinque anni a Bergamo; per me era un’occasione irrinunciabile poter lavorare in uno dei Circoli più prestigiosi d’Italia, mi sentivo quasi onorato.
è vero che per diventare maestro ha dovuto rinunciare alla carriera di giocatore?
Verissimo! Ai miei tempi quando la Federazione ti dava la targa di insegnante non potevi più gareggiare, era consentito partecipare soltanto al torneo dei maestri.
Non fu un peccato? Tra i suoi scalpi c’era quello di Manolo Santana, battuto per due volte!
Questo per me è ancora oggi un grande rammarico; vinsi con Santana in Coppa de Galea e a Montecatini in un torneo juniores. Poi sconfissi anche Wilhelm Bungert, finalista a Wimbledon nel 1967 battuto da John Newcombe. Nonostante fossi tra i migliori giocatori d’Italia, e avessi vinto alcuni Campionati Nazionali, non ero abbastanza ricco per intraprendere un’attività che anche allora era costosa, e di certo non redditizia come oggi.
Così iniziò a lavorare al TC Ambrosiano, rinunciando alle gare fino a quando la FIT diede anche ai maestri la possibilità di fare tornei.
Facevo una lezione via l’altra, ero instancabile, anche perché nel frattempo mi era nato il secondo figlio; al Circolo c’era soltanto un altro maestro, Armando Massera, quindi era facile dividersi i clienti, come vede la concorrenza era minima.
Poi quando tornai a gareggiare, non mi sembrò vero, e anche se avevo già trent’anni, non appena smettevo di lavorare mi mettevo in macchina buttandomi in qualche torneo, dove a volte facevo due o tre turni al giorno!
Una cosa apparentemente folle, sua moglie cosa diceva?
Mia moglie ha dimostrato una pazienza ed un amore nei miei confronti, e nei confronti del mio lavoro, infinita: non smetterò mai di ringraziarla.
Nel 1978 il Circolo le affidò la conduzione tecnica della Scuola Tennis, provò un’emozione particolare in quel momento?
Per me che avevo iniziato come raccattapalle al Tennis Roma, fu di fatto il coronamento di un sogno; ero felice e contemporaneamente un po’ preoccupato, avrei preso il posto del Maestro Bertucelli, che aveva fatto cose ottime, ma anch’io ci tenevo a fare bene. Ed anche se prima avevo diretto il settore tecnico della Lombardia insieme a Beppe Merlo, e fatto da capitano ad alcune Nazionali Juniores, questa resterà sempre la soddisfazione più grande.
Oggi i maestri cambiano spesso circolo, a volte persino città, in quaranta anni non ha mai pensato di andar via, avrà avuto senza dubbio delle offerte?
Venti anni fa stavo per andare al Molinetto Country Club, ma poi decisi di restare; mi fecero delle ottime proposte il TC Milano e lo Sporting di Milano 2, ma ho sempre rifiutato, già allora il legame affettivo che avevo con l’Ambrosiano era troppo forte.
Il “Moro” è conosciuto per aver avuto alcuni clienti piuttosto famosi, ne ricorda qualcuno in particolare?
Giuseppe “Kerry” Mentasti, il padrone della S. Pellegrino; ha fatto lezione con me per trent’anni, ed ogni volta si riproponeva di battermi, non c’è mai riuscito!
E tra i suoi allievi?
Mi vanto di aver messo la racchetta in mano ad Elisa Villa, che oggi è una giocatrice di buon livello internazionale; lei è la punta di tanti ragazzi di tutti i livelli che ho visto crescere negli anni, e che oggi portano i figli ad imparare il tennis, memori di tante battaglie sui campi del TCA.
A proposito di battaglie, anche quest’anno ha vinto un Campionato Italiano (over 65 a squadre), ma quando smetterà il “Moro”?
Spero mai! In fondo quando si passa così tanto tempo su un campo, ci si sente talmente a proprio agio che è difficile pensarsi altrove; mi diverto ancora, e tra un pallonetto ed una smorzatina riesco a difendermi abbastanza bene.
Il pallonetto! Proprio quello citato da Tommasi e Clerici, la prego Maestro mi confidi il segreto del colpo che ha fatto impazzire tutti i suoi avversari!
A questo punto ci siamo trasferiti al bar, e davanti ad un buon caffè abbiamo chiacchierato di tennis ancora per due ore! Raccontare chi ha attraversato tanti anni di uno sport non è affatto facile:sono migliaia gli episodi, gli aneddoti, gli incontri che varrebbe la pena di rammentare. Anche perché sono troppo importanti i nomi che vengono fuori: Giorgio Neri, i fratelli Del Bello, Nicola Pietrangeli, Sergio Tacchini, Beppe Merlo, Fausto Gardini, Manolo Santana, e molti altri ancora.
Ascoltare tutto questo evoca immediatamente ciò che doveva essere il tennis, dove parole come sponsor, prize money, ranking, e soprattutto doping non facevano parte del suo vocabolario.
Un tennis dove per sentirsi felici, era sufficiente giocare un pallonetto proprio sulla riga di fondo.
Come? Questo rimane un piccolo segreto.
Andrea Villa

Giuseppe Morelli ha scelto per l’intervista la foto di un carciofo.

  1. L’ho già letta da qualche parte =P
    Sempre ottima!

  2. interessante….mi è rimasto il dubbio del pallonetto però haha…propongo un’intervista a Massera

  3. Grande Moro…

  4. Tartaro says:

    Ho avuto l’onore di essere un allievo del Moro. anni 70 o giu’ di li’
    Un grande….mi chiamava il Tartaro per via dei miei baffi rossi…
    Giocare con lui era un piacere…metteva la palla dove voleva,,anche due dita fuori ..apposta…per farti vincere un game….
    Ti saluto caro amico…ti ricordo sempre con grande affetto…
    Un saluto da Chicago
    Maurizio Michi

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