3 ott 2008

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La replica (5) Goccia

Pubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 17 febbraio 2008. Buona lettura!

All’inizio della carriera, un artista si ispira sempre a un modello, poi se veramente dotato di talento, riesce a creare uno stile proprio, unico, inconfondibile. Quando ho iniziato il lavoro di maestro di tennis, anch’io ho cercato un punto di riferimento, qualcosa o qualcuno da cui partire, per poi tirare fuori la mia originalità. Il primo passo è stato quello di osservare con molta attenzione il comportamento di ogni insegnante che avessi avuto l’opportunità di vedere all’opera. Desideravo essere una spugna, come del resto lo sono i bambini, per assorbire il più possibile, e filtrarlo con le mie numerose idee. Nulla doveva sfuggirmi, e dopo aver catalogato diversi approcci all’insegnamento del tennis, ho cominciato a elaborarne uno tutto mio: non volevo essere la fotocopia di un altro.


Nonostante i buoni propositi, raggiungere l’obbiettivo prefissato è stato alquanto complicato, molte cose mi hanno portato fuori strada, ora non possono più farlo: ho capito che il maestro deve essere prima di tutto un esempio positivo.
Spesso sento dire che i bambini imparano prevalentemente per imitazione, non è forse questo un motivo sufficiente per essere un esempio da emulare? E gli adolescenti? Non attraversano forse il periodo più complicato della loro vita, in cui possono facilmente perdersi? Un’altra ragione per essere un concreto punto di riferimento.
Nel tempo ho fissato alcuni modi di agire quotidiani, nella speranza che gli allievi li facciano propri, e magari vogliano copiarli.
Quando entro in campo per una lezione saluto sempre tutti per nome, l’educazione è un valore importante, inoltre sorrido per distendere un po’ l’ambiente, e trasmettere una certa serenità.
Poi domando agli allievi come stanno, cosa hanno fatto dall’ultima volta che ci siamo visti, se ci sono novità; dare attenzione ad una persona non è scontato, se la diamo agli altri, loro la daranno a noi, saremo un esempio reciproco di buon comportamento.
Durante gli allenamenti non mi siedo mai, se lo facessi tradirei la stanchezza, e non potrei pretendere il massimo impegno dalla persona a cui sto facendo lezione: lo sport è anche fatica, gli atleti possono forse emulare un insegnante privo di energia?
Persino la mia borsa è esemplare, all’interno ho tutto quello che potrebbe servirmi nel caso dovessi affrontare una partita: due racchette, una bottiglia d’acqua, un asciugamano, cerotti, forbici, un grip nuovo e nastro adesivo. In questo modo sono pronto ad ogni evenienza, un perfetto esempio di tennista preparato alla competizione.
Se faccio una spiegazione non amo mettere gli allievi in riga davanti a me, così si verrebbe a creare una frattura che nemmeno le parole più efficaci potrebbero riempire; preferisco invece radunarli in cerchio, per fargli capire che tra noi non ci sono differenze, se un giorno si dovessero trovare al mio posto, sarei felice se mi volessero copiare.
Concluso l’allenamento non mi disturba raccogliere le palline, se il maestro si muove per primo, gli allievi agiranno di conseguenza, e non sarà necessario ripetergli in continuazione di farlo.
Tutte queste cose concorrono ad essere un esempio positivo, senza dimenticare che il valore fondamentale è la coerenza: mai si può pretendere da una persona che faccia qualcosa se non si è i primi a farla!
Forse il mio tentativo è solo una goccia in mezzo al mare, ma non importa, goccia dopo goccia, esempio dopo esempio, si può arrivare a riempire un oceano intero, io ci credo veramente, spero che qualcuno desideri imitarmi.
Andrea Villa

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