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Il racconto (7) Miraggi
Il fuoco bruciava alto fra le dune del deserto, un uomo l’aveva acceso al tramonto per sfamarsi, e scaldarsi quando la fredda notte gli avrebbe fatto visita. Quella piccola striscia di fumo, da lontano, sembrava una sottile corda calata dal cielo senza nuvole, tuttavia per i pochi avventurieri era un prezioso punto di riferimento, dove sperare di trovare un po’ di ristoro e compagnia. Infatti, prima che il buio avvolgesse ogni vallata di sabbia, davanti a quel solitario fuoco si erano radunati cinque uomini; essi avevano il volto bruciato dall’impietoso sole, nonostante offrissero alla luce soltanto pochi brandelli di pelle, ma subito tutti allungarono le mani verso la fonte di calore: la temperatura aveva iniziato a scendere in maniera vertiginosa. Ognuno di loro si era preparato la cena, scambiando con gli altri sconosciuti il poco cibo che possedevano, trasformando quel casuale incontro in un piccolo banchetto. Tuttavia nessuno sembrava intenzionato a parlare, il silenzio non veniva mai interrotto, sebbene le voci del deserto spesso li distraessero dalla cena.
Cinque uomini davanti ad un fuoco, proiettavano le loro ombre sui rispettivi cammelli, che tenuti a distanza, non disturbavano affatto i padroni, vinti probabilmente dalla stanchezza di interminabili chilometri sotto il sole. Finalmente, dopo aver quasi esaurito tutte le scorte personali, qualcuno si decidette a parlare, cogliendo gli altri di sorpresa: “Amo il deserto e le sue gelide notti”. Il caffè nelle tazze fumava ancora un po’, e così, dopo averne assaggiato un sorso, un altro parlò e disse: “Amo le stelle cadenti e la luna”. Essi stentavano ad incrociare gli sguardi, forse timorosi di mostrare un’emozione non concessa, tuttavia ci pensò il terzo ad interrompere l’apparente calma: “Amo la terra sotto i piedi ed il vento”. Il fuoco per un istante si indebolì, sorpreso da una leggera bava di vento, ma si riprese, rinvigorito dal quarto uomo, che poi disse: “Amo la pioggia che mi bagna la testa”. Erano mesi che in quella regione non cadeva una goccia di pioggia soltanto, così agli altri le parole dell’uomo erano apparse come una speranza, quasi un invito al cielo, affinchè si coprisse di nuvole e lasciasse cadere più acqua possibile. Rimaneva solamente uno tra loro che non aveva ancora aperto bocca; egli , seduto a gambe incrociate, temporeggiò di più, in quello che ormai era diventato quasi un gioco, nato in maniera completamente involontaria. Persino i cammelli a quel punto, sembravano attenti, anche loro in attesa delle sue parole, che non tardarono oltremodo ad arrivare: “Amo una donna”. La notte è la patria dei sogni, dei desideri nascosti, e talvolta persino delle confessioni; sembrava che i cinque uomini si fossero dati appuntamento in quel punto sperduto del deserto, provenienti da opposte direzioni e con mete diverse: ora, però, essi avevano qualcosa da condividere. Alle ultime parole aveva fatto seguito un lungo e profondo silenzio, i pensieri di tutti erano concentrati verso una possibile replica ad una frase tanto inattesa. Adesso si guardavano negli occhi come ad un duello, pronti a fare la prima mossa, nessuno voleva essere colto di sorpresa. Intanto la fine sabbia aveva ormai perso quasi tutto il calore del giorno, le mani potevano finalmente scivolarci dentro senza il timore di scottarsi; anche i cammelli avevano deciso di abbandonarsi a terra, trovando così il meritato riposo. “Amo il deserto e le sue gelide notti, perché mi fanno sentire libero”. Il primo uomo, quello che aveva acceso il fuoco, ruppe l’incantesimo del silenzio, ribadendo con ardore ciò che egli adorava. Incoraggiato da tali parole, il secondo non perse nemmeno un istante, e con un entusiasmo ancora maggiore, disse: “Amo le stelle cadenti e la luna, perché non mi fanno sentire solo”. Egli, subito dopo, alzò la testa al cielo, prese un lungo respiro, e come in estasi, si voltò verso un altro avventuriero, invitandolo a far meglio. “Amo la terra sotto i piedi ed il vento, perché mi fanno sentire potente”. Una manciata di sabbia fu soffiata via dalla mano dell’uomo, zittito immediatamente dal quarto, che gridando, disse: “Amo la pioggia che mi bagna la testa, perché mi fa sentire vivo”. Nuovamente mancava soltanto uno tra loro, mentre gli altri quattro sembravano pienamente soddisfatti delle confessioni fatte, certi di essersi superati a vicenda; finchè anche l’ultimo iniziò: “Amo una donna perché mi fa sentire libero come le creature del cielo, potente come un Dio, ed incapace di temere la solitudine: ella è la mia vita”. Come potevano gli altri soltanto sperare di avvicinarsi a tali parole, simili ad un canto? Sapevano perfettamente che non ci sarebbero mai riusciti, tuttavia tentarono ancora ed ancora, ma egli ogni volta avrebbe ribattuto, lasciandoli senza fiato. Le confessioni dei cinque uomini durarono tutta la notte, fino a quando, ormai all’alba, si abbandonarono esausti al sonno, addormentandosi sulla tiepida sabbia, mentre il fuoco continuava ad ardere alto nel cielo. Il mattino seguente, un beduino solitario, fu attratto da una sottile striscia di fumo, che in lontananza si scorgeva appena. Egli pensò di avvicinarsi molto lentamente, notando le sagome di cinque uomini ed altrettanti cammelli, apparentemente accampati attorno ad un piccolo fuoco. Tuttavia, ad un certo punto, il beduino vide scomparire, uno alla volta, quattro dei cinque uomini, insieme ai loro cammelli. Allora si affrettò, e quando finalmente giunse davanti all’unico rimasto, lo interrogò immediatamente riguardo gli altri, e dove potessero essere finiti. Ancora a gambe incrociate, l’uomo alzò lo sguardo verso il povero beduino, e poi quasi sottovoce disse: “Miraggi, soltanto quattro miraggi” e subito dopo anch’egli svanì nel nulla.
Andrea Villa
