15 ott 2008

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L’intervista (vera) a Simone Zenoni

Il TC Lodi è un piccolo circolo, ha solo tre campi, ma la famiglia Zenoni lo gestisce con competenza e passione autentiche; conosco Simone da non più di tre anni, siamo diventati subito amici, perchè crediamo negli stessi valori e abbiamo un approccio simile all’insegnamento del gioco del tennis. Sapevo che avrebbe accettato con entusiasmo la mia proposta di intervistarlo, e come prevedevo le sue risposte sono state l’ennesimo motivo di interesse. Quando ci incontriamo è sempre il tennis al centro delle nostre chiacchiere, così non è stato difficile proporgli alcune domande. Hai preso in gestione un circolo pur essendo molto giovane, una bella sfida, non credi? Molti la definirebbero una pazzia!  Prendere in gestione un circolo già avviato è una cosa,  ridare vita ad un posto fermo da tre anni e senza un passato di scuola tennis può veramente rivelarsi un po’ folle!

I sacrifici fatti da me e da tutta la mia famiglia sono molto pesanti, sia in termini di tempo che di denaro; discutiamo spesso riguardo questo argomento, i miei genitori non credo lo rifarebbero, io invece probabilmente si. Quando abbiamo iniziato hanno avuto fiducia nelle mie capacità, senza sapere se fossi veramente capace di fare il maestro, e soprattutto in grado di sostenere la gestione di un circolo, anche a causa della mia scarsa esperienza; per fortuna mia madre si è dedicata alla parte amministrativa, un aiuto fondamentale. Io ho sempre avuto le idee chiare, perché credevo fortemente in questo progetto, tenendo sempre presente quali fossero gli obbiettivi da raggiungere.

Il TC Lodi ha soltanto tre campi, eppure un alto numero di allievi alla scuola, come sei riuscito a raggiungere questo risultato?

Il primo anno forse non raggiungevo dieci allievi, ma è bastata un’estate di passaparola per averne a settembre una quarantina e l’anno successivo novanta.

Dato il crescente numero di adesioni ho dovuto decidere se coprire per l’inverno il secondo campo, e successivamente ho cercato collaboratori.

Nel 2008 siamo arrivati a più di centoventi iscritti, e per la mancanza di spazi sono stato costretto a non accettare tutte le richieste pervenute. Il primo anno ho cercato di fare tanta pubblicità, per altro con scarsi risultati, per fortuna il passaparola ha funzionato!

Quando si lavora bene e con grande passione si ha sempre un buon ritorno, come in tutti i lavori.

Oltre a tante soddisfazioni avrai avuto anche qualche piccola delusione, come fai a gestirle?

Le piccole delusioni fanno parte della vita, certamente quando sei consapevole di aver lavorato bene, vorresti non averne. Con il passare del tempo mi sto abituando, cerco di non farmi troppe paranoie, vorrei che tutti i ragazzi pensassero e vivessero il tennis come lo vivo io; il mio primo obbiettivo è quello di trasmettere a loro la passione che ho dentro di me. La delusione più dura da accettare è che tanti ragazzi abbandonano alle prime difficoltà senza un motivo preciso, senza lavorare molto su sé stessi, senza guardare a fondo ciò che hanno dentro di loro.

Secondo te è possibile far crescere giocatori di buon livello anche con strutture limitate?

Certo che è possibile, non dipende dalla struttura, ma solamente dal giocatore! Non è necessario spostarsi in qualche accademia (dove sono stato sia ad allenarmi che a studiare i vari metodi di allenamento), perché gli esercizi e i lavori che propongono, sono tranquillamente riproducibili anche da noi; non inventano nulla di nuovo, è il clima lavorativo ad essere diverso, tutti ci vanno perché desiderano allenarsi bene, mentre nelle nostre scuole tennis,  uno o forse due ragazzi hanno veramente voglia, gli atri no! Sono convinto che si possa diventare giocatori anche a Lodi, basta volerlo con forza!

Se ti proponessero un incarico in un circolo prestigioso accetteresti?

Credo di si, l’unico motivo che mi farebbe tentennare è la consapevolezza di avere ancora molto da fare a Lodi. Ho investito molte energie per arrivare dove sono adesso e mi seccherebbe lasciare tutto proprio ora.

Quanto conta nel nostro lavoro essere sempre aggiornati?

Da uno a dieci, direi dieci! Se il maestro non è curioso e pensa di sapere già tutto può tranquillamente smettere si insegnare. Il tennis è in continuo cambiamento, dobbiamo seguire ogni singola sfumatura e rielaborarla a nostro modo. Penso sia questa la chiave del nostro essere professionisti.

Ogni tanto ti iscrivi a un torneo, dove trovi le energie necessarie?

Se fosse per me ogni settimana andrebbe bene. Molte volte sinceramente non so dove trovo le forze, soprattutto quando vinco al terzo e ho alle spalle un’intera giornata di lavoro; credo che sia la testa a fare la differenza, avere la capacità di staccare dai pensieri della giornata e concentrarsi sui punti non è per niente facile. Ultimamente in un torneo giocato in casa, ma nella settimana della definizione dei corsi, sono andato in campo continuando a pensare a tutti i problemi spuntati in giornata con il risultato di far fatica a centrare il campo. L’agonismo mi piace e match dopo match mi sento migliore, mi fa crescere, scoprendo nuove sensazioni difficili da spiegare, ma che magari posso condividere con i miei allievi . La paura, la gioia, la frustrazione e la felicità sono emozioni che non si possono “comprare”,  bisogna viverle: è questo quello che voglio far provare ai miei ragazzi. Desidero essere un esempio per tutti loro, anche se gioco male e perdo una partita il giorno dopo sono di nuovo in campo a rincorrere quella pallina come fosse la prima volta!

Credo che Simone sia un vero esempio per i suoi allievi, io ho potuto constatarlo nelle due settimane in cui abbiamo lavorato insieme. Sento spesso dire che in Italia batte una scarsa passione per il tennis, forse bisognerebbe andarla a cercare nei posti meno famosi, dove lo spirito di alcuni insegnanti arde di un fuoco potente. Invece chi ha la fortuna di essere già nel luogo giusto, non deve lasciarsi sfuggire questa grande opportunità.

 

Andrea Villa

 

Simone ha scelto per l’intervista la foto del cubo di Rubik

  1. …senza passione non si puo’ fare questo lavoro…come ti capisco…

  2. Il più grande pregio di Simone? Saperti spiegare come arrivare ad un obiettivo con le parole più sempilici, con gli esempi più rappresentativi…anche a prova di super imbranato! Lo dice un’allieva un po’ cresciuta! CONTINUA COSI’!

  3. Andrea (psycho) says:

    Magister…anche letto sei un’ispirazione.
    Se solo riuscissi a smetter di tremare! Magari mangerei meno uova.

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