Postato da Andrea in Interviste | 3 commenti
L’intervista (immaginaria) alla Rete
È opinione comune che un matto debba essere internato in manicomio; egli non è in grado rapportarsi con le altre persone in maniera normale, i suoi comportamenti sono incomprensibili, a volte persino pericolosi, meglio quindi rinchiuderlo in un posto dove possa trovare l’assistenza che necessità, per dare libero sfogo alla sua follia. Se qualcuno mi avesse visto parlare con una vecchia rete da tennis, forse avrebbe chiamato un’ambulanza per farmi portare via, magari stretto fra una scomoda camicia di forza; non sono pazzo, almeno credo, semplicemente sono curioso, e certo che anche gli oggetti inanimati racchiudano in sé qualcosa, magari una piccola storia che aspetta solo di essere raccontata. Roberto si occupa dei campi del circolo con grande dedizione, per lui devono essere sempre perfetti, e per questo motivo appena vede qualcosa che non va, subito si affretta a trovare un rimedio.
La scorsa settimana si è accorto che una rete aveva due grossi buchi sotto il nastro; mentre studiava la situazione, io lo osservavo da lontano, in attesa che facesse qualcosa. Dopo qualche minuto e un paio di timidi tentativi, l’ho visto lasciare il campo e dirigersi verso di me per dirmi: “E’ da cambiare, ora vado a prendere quella nuova, questa ha fatto il suo tempo”.
Non ha faticato molto per finire il lavoro, ed è bastato un sacco nero per infilare la rete vecchia, arrotolata in qualche modo e buttata insieme al resto della spazzatura, pronta per essere ritirata dagli spazzini di turno. In quel momento è scattata la mia insana curiosità, così prima che tutto finisse in discarica, sono andato a cercare qualcosa, una storia fatta da migliaia di colpi finiti sopra o dentro una rete. Per fortuna ho riconosciuto subito il sacco dove era stata chiusa, così l’ho tirato da parte per aprirlo quasi volessi vedere se la rete stesse “respirando” ancora. Non so cosa mi è saltato in mente, forse sono davvero matto, perché certe cose accadono soltanto in manicomio, infatti come due vecchi amici abbiamo iniziato a parlare:
Povera rete strappata al suo campo, ora che fine farai?
Non lo so e questo mi fa paura; sono capace soltanto di fermare palline da tennis, altro non so fare.
Forse è arrivato il tuo momento, non ti senti vecchia e consumata?
Si, ma non per questo desidero finire in un sacco nero, arrotolata in qualche modo e buttata chissà dove.
Ora al tuo posto c’è una rete nuova, fissata alla perfezione e senza rattoppi.
Lo immaginavo, tuttavia prima di aver vissuto quanto me dovrà trascorrere sul campo moltissimo tempo, e forse in quel momento anch’essa verrà sostituita.
Quindi di tanta vita passata sul campo che cosa rimane?
Rimane avere sempre fatto il proprio dovere, nonostante i colpi presi, le imprecazioni dei giocatori, ma anche il sole e la pioggia; tanti ricordi che non potrei mai barattare con qualcosa di altrettanto prezioso.
Molti sono convinti che la rete possa essere amica oppure nemica e determinare l’andamento di una partita, è vero?
No, sono i giocatori ad essere padroni del colpo e quindi del proprio destino; spesso ho avuto la tentazione di trasformarmi in un giudice imparziale, ma è sempre meglio scegliere la strada della giustizia.
A proposito di giocatori, chissà quanti hanno tirato almeno una volta un colpo sotto il nastro?
Potrei dire tutti, nessuno escluso. Per anni ho catturato i difetti, gli errori i colpi tirati a caso; spesso hanno tentano di incolparmi, forse al posto della rete ci vorrebbe uno specchio.
È vero, perché a volte nemmeno i consigli del maestro sono utili per correggere certi errori.
Al maestro occorre un’infinita pazienza, per rischiare di cadere nella rete dell’incomprensione, un errore quasi senza rimedio.
Mentre ascoltavo questa risposta ho visto in lontananza Roberto avvicinarsi; così ho arrotolato in fretta la rete e a malincuore l’ho rimessa nel sacco. Qualche istante dopo Roberto mi aveva raggiunto, chiedendomi che cosa stessi facendo vicino alla spazzatura.
“Stavo parlando con la vecchia rete che ha cambiato poco fa” ho ribattuto in maniera sincera. “Se non la conoscessi bene, maestro, penserei che fosse un po’ matto” mi ha risposto lui; poi insieme siamo andati via, io verso un’altra lezione, Roberto alla ricerca di qualcosa da aggiustare.
Andrea Villa
La Rete per l’intervista ha scelto una sua foto da giovane

wow…padroni del colpo e quindi del proprio destino….non l’avevo mai vista in questo modo!
sei un dio!
_ciao andrea… cm va_ finalmente mi sn decisa a farti un commento e ti dico che il tuo sito è proprio bello!! ade xò nn so gia più ke dire… vbb tanto ci vediamo martedì!!
_ciauuuu by rolex_
Che fantasia Andrea!! veramente divertente e non solo…continua cosi!!!