28 Ott 2008

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Il racconto (9) La sciarpa rossa

L’ennesimo treno si fermò in stazione, raccolse i pochi passeggeri sulla banchina, prima di ripartire lentamente. Il prossimo sarebbe stato il suo. La sala d’attesa era completamente vuota, faceva piuttosto freddo, e Sergio contava i minuti che mancavano alla partenza. Da quando si era seduto aveva visto la stazione svuotarsi poco alla volta, ed ora iniziava a sentirsi un po’ solo. In fondo era abituato alle attese, anche perchè qualcuno con cui chiaccherare si trovava sempre, ma quella sera sembrava proprio di no. A mezzanotte si sarebbe alzato per sedersi nuovamente cinque minuti più tardi, questa volta con lo sguardo buttato fuori dal finestrino.

Ad un certo punto, nel silenzioso salone, entrò con passo deciso una ragazza piuttosto giovane, che si sedette di fronte a lui. Sergio, contento della inaspettata compagnia, quasi subito chiese: “Prende anche lei il rapido di mezzanotte?”. La ragazza non rispose, accavallò le gambe, e si sistemò la lunga sciarpa rossa, che quasi toccava terra. “E’ strano che ci sia così poca gente stanotte, di solito la stazione è più affollata” insistette Sergio, senza ottenere alcuna replica.

Sospirò, “Non è proprio serata” pensò, puntando gli occhi verso l’orologio in alto sul muro.

Alcuni minuti dopo, il capo stazione li avvertì dell’arrivo del treno, e così entrambi si spostarono sulla banchina. La ragazza si sistemò molto vicino al bordo, da lontano si sentiva il treno fischiare; e proprio nel momento in cui la ragazza fece per gettarsi sulle rotaie, Sergio si svegliò. Fu terribile rendersi conto che si trattava del solito sogno di morte, che lo sorprendeva spesso nel sonno negli ultimi tempi.

L’ennesimo treno era appena arrivato in stazione, stava raccogliendo i pochi passeggeri sulla banchina, prima di ripartire lentamente. Il prossimo sarebbe stato il suo. La sala d’attesa era completamente vuota, faceva piuttosto freddo, e Sergio iniziava a sentirsi solo.

Pochi minuti prima della partenza, entrò nel salone con passo deciso, una ragazza piuttosto giovane, che si sedette di fronte a lui: poi accavallò le gambe, si sistemò la lunga sciarpa rossa, che quasi toccava terra, e chiese: “Prende anche lei il rapido di mezzanotte?”. Sergio rimase in silenzio, terrorizzato nel riconoscere nelle ragazza la protagonista del suo incubo. “E’ strano che ci sia così poca gente stanotte, di solito la stazione è più affollata” insistette lei, senza ottenere alcuna replica.

Il cuore di Sergio aveva cominciato a battere molto velocemente, la  fronte era bagnata da un sudore gelido, e gli sembrò persino di notare un leggero tremolio nelle mani. Tuttavia c’era qualcosa che lo spaventava ancora di più: la ragazza sfuggiva il suo sguardo, abbassando e voltando gli occhi in continuazione.

Intanto il capo stazione li avvertì dell’arrivo del treno, e così entrambi si spostarono sulla banchina. Da lontano il locomotore fischiava, Sergio si sistemò molto vicino al bordo, e proprio nel momento in cui fece per gettarsi sulle rotaie, si voltò, incrociando lo sguardo della ragazza. In quel preciso istante tutte le luci si spensero, lasciando la stazione completamente al buio.

Quando si riaccesero, la ragazza ed il treno erano scomparsi, mentre Sergio si trovava ancora immobile sul bordo della banchina.

Intanto in lontananza si udivano dei passi: qualcuno si stava avvicinando con decisione, tuttavia Sergio, sempre più impaurito, non aveva alcuna intenzione di voltarsi a guardare.

Invece era soltanto il capo stazione, che teneva in mano una lunga sciarpa rossa: “L’ha lasciata una ragazza per lei, mi ha incaricato di consegnarla non appena fosse partito l’ultimo treno”. Sergio la prese con le mani che ancora gli tremavano, la indossò, sistemandola con cura, e lasciò la stazione a piedi.

 

Andrea Villa

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