29 Ott 2008

Postato da in Interviste | 5 commenti

L’intervista (vera) a Erika Pineider

Ci sono momenti nella vita di un’atleta in cui arrivano i giorni del cambiamento, della trasformazione in qualcosa di diverso. Fare la sportiva di professione può essere affascinante, remunerativo, ma anche molto faticoso; insegnare invece è prima di tutto trasmettere un’esperienza. Ho visto giocare Erika Pineider molte volte, ora che insegna al Junior Tennis di Milano l’ho incontrata per comprendere le ragioni che l’hanno spinta a diventare maestra di tennis, a percorrere una nuova strada. La carriera di maestra è la giusta prosecuzione di quella di giocatrice? Credo sia una decisione soggettiva,per me il passaggio da giocatrice a maestra è stato naturale, in questo modo ho alimentato il desiderio di trasmettere agli altri l’esperienza accumulata e la grande passione per questo sport. Di solito per un giocatore capire quale sia il momento giusto per passare dall’altra parte è molto complicato, invece per me è stato semplice; a livello agonistico avevo esaurito ogni obiettivo e quindi l’ho fatto serenamente.

Quanto è difficile per una donna farsi rispettare sul campo e nell’ambiente?

Per ora non ho trovato enormi difficoltà, dipende dalla qualità del tuo lavoro, ma anche dalla determinazione che riesci a mettere in campo ogni giorno; spero che questa non venga mai a mancare. A volte può capitare di essere sottovalutati per l’età e la poca esperienza , ma questo per fortuna succede alle donne quanto agli uomini!

È più stressante girare per tornei oppure dedicarsi all’insegnamento?

Dal mio punto di vista nessuno dei due; girare per tornei non l’ho mai considerato stressante, anzi, viaggiare e prepararmi la borsa per gareggiare mi mancano parecchio.

Per quanto riguarda l’insegnamento lo stress che provo è esclusivamente fisico, faccio fatica a stare tante ore in campo tenendo sempre alta l’intensità, unico modo per esprimersi ogni volta al cento per cento.

Quanto conta nel lavoro del maestro l’esperienza accumulata da giocatrice?

L’esperienza che ho fatto da giocatrice conta tantissimo soprattutto con i ragazzi del settore agonistico, che hanno bisogno di continui stimoli esterni.

A volte capita di rivedermi nei miei allievi, così cerco di aiutarli a non ripetere gli errori che ho fatto io da giovane, in allenamento ma soprattutto in partita. Essere stati buoni giocatori non è sufficiente per diventare un insegnante di successo, per questa ragione cerco di rubare qualche piccolo segreto ai maestri con cui lavoro, e che dispongono di maggiore esperienza.

Hai conosciuto tanti maestri, ti ispiri a qualcuno in particolare?

Non cerco di assomigliare a qualcuno in particolare nel metodo d’insegnamento, nel tempo è decisivo costruirne uno personale e riconoscibile. Essere stata a contatto con tanti maestri mi ha aiutato ad osservare stili diversi, e modi differenti di avvicinarsi agli allievi.

Quali sono le cose a cui dai maggiore importanza nel rapporto con i tuoi allievi?

Fiducia, rispetto e collaborazione hanno la precedenza su tutto il resto. Naturalmente la comunicazione riveste un ruolo determinante per instaurare il rapporto di fiducia necessario per sperare di ottenere buoni risultati in campo. Soddisfare i bisogni di chi si allena è sempre un aspetto delicato, alcuni hanno bisogno di essere motivati con forza, altri coccolati e compresi, quindi massima attenzione alle necessità individuali.

Pensi che in questo lavoro ci siano concrete possibilità di fare carriera?

Dipende da quali obiettivi si desiderano raggiungere in questo lavoro. Poter insegnare è per me già motivo di soddisfazione; forse le possibilità maggiori di fare carriera sono nel settore agonistico, dove le occasioni per emergere sono più concrete, rispetto a chi si dedica solamente alla scuola tennis.

Conoscere i pensieri di chi ha fatto del tennis la propria professione è sempre per me motivo di grande curiosità. Erika è stata nelle prime 500 giocatrici al mondo, ha vinto cinque campionati italiani, dedicando allo sport una fetta importante della sua vita; il  cassetto dei ricordi è pieno di vittorie, sconfitte, fatiche, volti, luoghi con un unico comune denominatore: il campo da tennis. Ora è forse arrivato il momento di chiudere quel cassetto, magari per aprirne un altro e riempirlo con i successi dei ragazzi che allena ogni giorno.

 

Andrea Villa

 

Erika ha scelto per l’intervista la foto del sole insieme alla luna.

  1. sara celata says:

    sei grande PINA!!!!!!

  2. …il tempo passa… ma non dimentichero’ mai quanto e’ stato divertente giocare i tornei insieme…

  3. Alessandra says:

    Erica è davvero bello allenarsi con te…e ti stimo sia come giocatrice che come maestra.!

  4. Pinzimonio says:

    anche questa mattina hai scritto una minchiata!!! rimani un coglione e carmen consoli nn te la da!!!

  5. Caspita Andrea! Molto ben fatto, pieno di argomenti e proposte. Mi piacciono molto queste interviste tipo alla Pina o a Simone, così la gente conosce un pò più da vicini le persone che lavorano nel mondo del tennis italiano e capiscono che c’è gente che si fa il mazzo dalla mattina alla sera per aiutare a crescere i ragazzi e toglierli da tutto quello che può essere “negativo”. Potresti fare anche un’intervista a tua sorella 😉 e anche ad altri, tanto di gente che conosci ne hai. Belle anche le altre pagine che danno molti spunti di riflessione. Mi annoto il link del sito e ci passerò di frequente a vedere le novità 😀
    Un saluto
    Marcella

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