31 Ott 2008

Postato da in Repliche | 8 commenti

La replica (9) Scuse

Pubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 16 dicembre 2007. Buona lettura!

 

 

Lo sport nazionale italiano non è il calcio come tutti sostengono: è l’alibi, la scusa, il paracadute che permette di cadere sempre in piedi.
Organizzo tornei, insieme al maestro Giuseppe Morelli, ormai da più di dieci anni; il numero di giocatori presenti ad ogni manifestazione è molto elevato, la media degli iscritti infatti si aggira intorno alle quattrocento unità. La fascia di età dei partecipanti è veramente ampia, si va dal ragazzino promettente voglioso di emergere, fino al “veterano” appassionato, ancora desideroso di confrontarsi: naturalmente questo accade nel settore maschile ma anche in quello femminile. E’ prassi consolidata che, alla fine di ogni incontro, il vincitore si rechi dal Giudice Arbitro per comunicargli il risultato, e chiedere l’orario di gioco della partita successiva. Il perdente invece è libero, ma prima di lasciare il circolo, è consuetudine porgere i saluti a chi ha organizzato il torneo.

In questo istante lo sport preferito dagli italiani, di colpo svela la sua reale natura; una serie di scuse banali spuntano all’improvviso a giustificare la sconfitta: “Ho perso perché ero stanco, non ho dormito ieri notte; ho perso perché sono reduce da un infortunio, sono poco allenato, ho ripreso a giocare da poco, non mi sentivo bene; ho perso perché il mio avversario mi ha rubato due o tre palle decisive, e poi non mi trovo bene sulla terra, non mi trovo bene sull’erba, di sera non vedo bene!”.
È sufficiente? Ecco il perfetto campionario degli alibi più comuni, che da anni sento dai perdenti alla fine dell’incontro. Raramente ho trovato qualcuno che dicesse, dimostrando una certa sincerità: “Ho perso perché il mio avversario oggi è stato più bravo di me!”, oppure: “Ho perso perché il mio avversario è più forte di me!”. Trovare un fattore esterno per giustificare una prestazione negativa è la prima cosa che fanno tutti, forse sarebbe meglio ammettere l’evidenza!
Questo percorso lo ritrovo persino nell’insegnamento del tennis; spesso capita che un allievo non sia soddisfatto del livello di gioco raggiunto, mentre qualcuno addirittura pensa di non aver imparato per niente. Allora la soluzione più rapida è quella di cambiare circolo e maestro, senza interrogarsi a fondo sui motivi di un apparente scarso progresso.
A settembre per due settimane mi dedico ai provini per i nuovi iscritti; cerco sempre di carpire qualche informazione sulla “storia” tennistica della persona, e immancabilmente qualcuno confessa di essere sicuro di non aver imparato “abbastanza bene”, e quando chiedo il perché, ecco un altro elenco di alibi: “Non ho imparato perché il maestro non era bravo, non mi motivava, non mi correggeva, la scuola non era seria; non ho imparato perché eravamo in troppi nelle stesso campo, i miei compagni erano scarsi, non mi divertivo abbastanza, facevo sempre le stesse cose!”.
È sufficiente? Ecco il perfetto campionario delle scuse più comuni, che da anni sento dagli allievi nuovi o dai loro genitori scontenti. Raramente ho trovato qualcuno che dicesse, dimostrando una certa sincerità: “Non sono migliorato perché mi sono impegnato poco, ho saltato tanti allenamenti!”, oppure: “Non sono migliorato perché alle lezioni ero sempre disattento, ho ascoltato poco i consigli del maestro!”
Le ragioni di una sconfitta o di un mancato progresso vanno ricercate innanzi tutto dentro di noi, una analisi precisa di tutti i passi fatti, ci chiarirà le idee, e se veramente sentiamo di avere la coscienza pulita, solo allora è permesso guardare altrove.
Avere un atteggiamento consapevole è l’unica strada da percorrere, in questo modo scegliere sarà più semplice e il rischio di cedere alla tentazione di incolpare ogni volta gli altri diminuirà sensibilmente. Al contrario qualcuno tende a farsi carico di responsabilità che non sono sue, in effetti non ho conosciute tante persone così, tuttavia anche questo è un errore da evitare.
Ammetto che raggiungere un equilibrio è molto difficile, bisogna lavorare con tenacia e continuità, giorno dopo giorno; mai lasciarsi vincere dalle esagerazioni, trovare sempre una scusa o pensare di essere continuamente responsabili in prima persona, non aiuterà a trovare la giusta serenità.
Non credo che esista una strategia vincente, nel caso di una sconfitta io cerco per prima cosa di riflettere, e anche quando devo gestire un successo sono molto attento a non farmi travolgere.
Banale? Almeno quanto alimentare lo sport nazionale, una tentazione a cui non voglio arrendermi.

 

Andrea Villa

  1. Brambilla Luca says:

    Mi sembra un’analisi molto ben congegnata, degna di un grande maestro e tennista, ma non mi pare di vedere un interessamento ulteriore oltre ad una analisi fredda da uno che guarda da bordo campo. Per me il tennis è innanzitutto passione, uno sport dove ci si mette uno contro uno per vedere chi è il più forte e in entrambi gli esiti della partita uno è contento. La passione che ho in mente mi sembra di non trovarla in lei caro maestro, ho al massimo ne vedo un barlume. Barlume che non si è spento ma che è minacciato dal tempo e dal rischio di rendere le cose ovvie e scontate, come un film già visto mille volte.

  2. Paolo (racchette storte) says:

    Oggi abbiamo perso perchè non eravamo in forma 😛

    .. a parte gli scherzi, bel discorso!

  3. Caro luca, come al solito troviamo il modo per non essere d’accordo; apprezzo il tuo commento contro corrente, tuttavia mi permetterai una replica non disinteressata. Tutto è minacciato dal tempo, dalla ripetitività e ovvietà delle cose, può sembrare banale e freddo ma è così; trovare nuove motivazioni per alimentare ancora di più la passione è molto difficile, questo progetto è la testimonianza del mio tentativo. Purtroppo non riesco a fare la differenza in positivo nel mio lavoro come vorrei, non cerco scuse, semplicemente è un dato di fatto, ma ricorda che qualunque storia d’amore o di semplice passione va vissuta in due, persino il migliore degli amanti dopo un pò si stufa di non essere corrisposto. Il tennis è la mia vita da tanti anni, una lunga avventura in cui spero di avere ancora qualcosa da scoprire, e continuare così ad aggrapparmi a quel piccolo barlume che si ostina a brillare.
    Andrea Villa

  4. e io ke pensavo ke gli italiani facessero poco sport!!!

  5. Brambilla Luca says:

    La tua mi sembra un’ottima risposta. Ti ho solo voluto provocare per vedere se eri in grado di ribattere o se sei un vecchio che non riesce più a muoversi a causa degli anni trascorsi. Ho deiso di conoscere meglio questo sito che mi sembra molto interessante, pur non essendo un esperto in materia. Avremo altri dibattiti in seguito
    p.s. In generale, preferisco dialogare con le persone che non la pensano come me così almeno mi posso confrontare e verificare se le mie idee sono valide o meno, piuttosto che perdere tempo con chi ha le mie stesse idee, e magari meno approfondite e comprese, rispetto a me.

  6. Pinzimonio says:

    Finiscila di scrivere queste stronzate sul web!!! Carmen Consoli pensa che sei un povero pirla.Di tennis nn capisci una minchia!

    SEI UN COGLIONE

  7. andrea lo sai che io la penso come PINZIMONIO che sei un coglione !!!! tu scrivi tante stronzate sei matto e coglione

  8. l'amico tommy says:

    PIG
    andrea è un grande e basta (anke se ha tolto il re del servizio)

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