4 Nov 2008

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Il racconto (10) Una folata di vento

Dopo aver vagato per lungo tempo alla ricerca di un riparo, una folata di vento, scappata dal suo branco, finì per sbaglio imprigionata in una chiesa. Appena resasi conto di non poter uscire, la folata pensò ad ambientarsi, scorazzando fra le navate in completa solitudine, in attesa che il grande portone si aprisse nuovamente.

E così accadde una notte, quando una giovane donna, con in mano una piccola candela , mise piede nella chiesa abbandonata. Immediatamente la folata di vento prese la rincorsa, per tentare di infilare lo spazio lasciato dalla porta che si stava chiudendo, ma riuscì solamente a sbatterci contro, non era stata abbastanza svelta. Allora si alzò sopra la testa della ragazza, e non potè fare a meno di sentire l’insolito bisbiglio che usciva dalla bocca della giovane. Spaventata nell’udire un tale suono, la folata saltò in ogni angolo dell’edificio, così velocemente da spegnere persino il piccolo lume stretto fra quelle mani.

Si fermò, ed in quel momento gli sembrò che avesse iniziato a piovere, ma era talmente buio che non riusciva a capire da quale parte stesse arrivando. La ragazza, intanto, aveva riacceso la sua timida luce e la folata notò, dentro la chiesa, un tipo di pioggia che non aveva mai visto prima, assomigliava ad una cascata, tuttavia non aveva la consueta potenza.

Si avvicinò di nuovo, attenta a non spegnere ancora la candela, ed osservò quelle lievi goccioline scendere a terra e rimanerci: ella aveva iniziato a piangere.

Nel frattempo il bisbiglio si era fatto più forte, la folata pensò che fosse diretto a qualcuno, forse a quell’uomo fermo là in alto, con in testa una corona di spine, oppure ad un mago, in grado di fare incantesimi a distanza e provocare minuscole cascate di pioggia.

Ad un certo punto il portone gigante si aprì violentemente: era il Dio del vento, venuto a riprendersi la dispettosa fuggitiva. Questo improvviso arrivo scatenò un tornado all’interno della chiesa, ma la ragazza rimase impassibile, nonostante i lunghissimi capelli le volassero ovunque, e la sua luce si fosse spenta per l’ennesima volta. La folata implorò il suo Dio di avere pietà, non tanto della sua ingiustificabile fuga, quanto di quella giovane creatura, che probabilmente desiderava soltanto essere lasciata sola.

Allora ogni cosa si calmò, e la ragazza, con passo lento, inconsapevolmente protetta da due ali di vento, si incamminò verso il portone.

Prima di uscire, si voltò, e vide, come per magia, che la sua piccola candela, lasciata vicino all’altare, si era di nuovo accesa.

Capì che le sue preghiere erano state esaudite, tuttavia non conosceva ogni particolare di questa storia, scritta da una folata di vento, e dal suo Dio, più tenero di una brezza estiva.

 

Andrea Villa

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