14 Nov 2008

Postato da in Repliche | 4 commenti

La replica (11) L’anima della palla

Pubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) Domenica 11 Novembre 2007. Buona lettura!

 

La pallina da tennis ha un’anima; sotto la buccia gialla che la ricopre batte un vero cuore: il giocatore lo sa.
Il giorno della sua prima partita di torneo della vita, il Giocatore arrivò al Circolo con largo anticipo. Subito si diresse verso il tabellone alla ricerca del proprio nome e di quello dell’avversario: gli occhi cominciarono a passare gli iscritti in rapida successione, poi si bloccarono di scatto. Lo sguardo del Giocatore si fece penetrante, sembrava volesse fissare quel momento per sempre nella mente: ora sapeva contro chi avrebbe giocato. Pagata la quota di iscrizione, gli venne consegnata una “scatola” di palline, non rimaneva altro da fare che dirigersi verso il campo. Non aveva voluto nessuno con sé per quella partita, la paura di una prova deludente l’aveva convinto ad affrontare la sfida in solitudine.

Tirò indietro la porta di entrata con molta cautela, quasi stesse per varcare la soglia di una chiesa; il campo era vuoto e silenzioso, l’avversario non era ancora arrivato.
L’emozione iniziava a farsi sentire, così, memore delle parole del maestro, posò la borsa sulla panchina, per fare qualche giro di corsa di riscaldamento, in modo da abbassare un poco la tensione.
Purtroppo l’ansia per quella prima partita non voleva venire meno, allora prese la “scatola” delle palline, con l’intenzione di provare qualche battuta, colpo che spesso lo tradiva anche in allenamento. Tolse il tappo e poi strappò la linguetta di protezione: l’odore di nuovo gli salì fino alle narici, una sensazione piacevole che accolse con un lieve sorriso.
Estratta una palla, la lanciò in aria diritta, ma prima di poter colpire, il suo movimento fu interrotto da una voce che disse: “Fai piano, per favore, per me è la prima volta!”.
Il Giocatore si guardò intorno incredulo, era ancora solo nel campo, la porta non si era spostata di un centimetro, forse gli era solamente sembrato di sentire quella frase.
Prese un’altra palla, rifece il corretto lancio, ma prima dell’impatto ancora: “Fai piano, ti supplico, per me è la prima volta!”.
Adesso non c’erano dubbi, aveva udito quelle parole con chiarezza: o era diventato matto tutto di un colpo, oppure erano state le palline a parlare!
“Ho sentito dire di una cosa chiamata top spin, pare sia così veloce da tritare qualsiasi pallina, tu la conosci?”. Il Giocatore non credeva ai propri occhi e alle proprie orecchie. Raccolse una palla, la fissò avvicinandola a sé, e senza quasi accorgersene gli rispose:
“Anche per me oggi è la prima volta. Quanto al top spin, il mio maestro ha cercato di insegnarmelo, ma io preferisco colpire di piatto, non preoccuparti sono un giocatore di tocco!”.
“Sono sollevata”, replicò la timorosa pallina, “temevo di finire distrutta! E dimmi, il tuo avversario come gioca?”.
In quel preciso istante, la porta si spalancò; l’Avversario fece il suo ingresso di gran carriera, dimostrando nell’andatura una certa sicurezza.
Immediatamente dal palleggio preliminare, per il Giocatore sembrava non esserci scampo.
Le rotazioni esasperate dell’Avversario lo mettevano in notevole difficoltà, mentre il suo gioco fatto di tocchi piatti era per nulla efficace.
La partita iniziò in maniera disastrosa; i punti scivolavano uno ad uno molto rapidamente, forse per colpa della tensione che non accennava nemmeno ora a svanire.
Durante un cambio di campo, il Giocatore si accorse che la sua mano, mentre portava la bottiglia d’acqua alla bocca, tremava in modo vistoso.
Non sapeva cosa fare, tutto quello che aveva provato in allenamento stava fallendo miseramente; tuttavia prima di riprendere il gioco, ebbe l’impressione di sentire un bisbiglio, come se qualcuno volesse attirare la sua attenzione.
D’istinto afferrò una palla, la mise a contatto con un orecchio nella speranza che fosse proprio lei a dargli il giusto suggerimento.
L’Avversario lo guardò annuire misteriosamente più di una volta, e rise di gusto pensando di giocare contro un pazzo.
Invece quando tornarono in campo, la partita all’improvviso cambiò: i tocchi del Giocatore erano diventati più precisi e veloci, mentre il rivale aveva perso la sua sicurezza, incapace di controllare i colpi.
La rimonta fu presto completata, e nel punto decisivo per la vittoria, la pallina fluttuò nell’aria lentamente, come mai aveva fatto; sembrava danzasse, prima di sfiorare la rete e beffare l’impotente Avversario.
Il Giocatore ebbro di gioia, strinse la mano allo sfidante sconfitto, radunò le palline e con cura sistemò il pelo arruffato dopo i tanti colpi subiti.
Nessuno si accorse che quelle palle non vennero restituite all’organizzatore del torneo, come da usanza; semplicemente il vincitore le portò a casa come ricordo della sua prima partita.
Negli anni che seguirono, la stanza del Giocatore non si riempì di coppe e medaglie, l’unico trofeo che faceva bella mostra era una “scatola” contenente quattro palline usate, in grado di dare il giusto consiglio in cambio di un po’ di comprensione.
Ieri il Giocatore ha portato il figlio alla prima partita di torneo della vita. Durante il tragitto il bambino tradiva visibilmente l’emozione. Forse si aspettava dal padre qualche suggerimento, un piccolo aiuto che invece non arrivava.
Prima di scendere in campo, gli occhi del figlio incrociarono speranzosi quelli del padre, che sorridendo gli disse: “Ascolta solo quello che ha da dirti la palla”.
Andrea Villa

  1. ciao bello il testo che hai scritto mi ha colpito molto! non sapevo che fossi capace di scrivere robe così! saluti e buon weekend!!!!

    marco

  2. ciao!ke bella sta storiaaaaaaa..ank io vorrei parlare con le pallineeeee..cosi mi aiutano e magari evito di correreee haha :P..

  3. ciao! ho letto il tuo articolo e mi è piaciuto molto, mi ha coinvolto, per me oltre che all’insegnante di tennis potresti fare lo scrittore;
    farò un altro giro la prossima settimana ,

    By Davide M.

  4. Gran bella storia..!! Mi ha preso molto!! Complimenti, continua cosi…
    Un saluto . Gianlu

Lascia una risposta.