16 nov 2008

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L’articolo della settimana (12) Perdere il controllo

Vorrei perdere il controllo, reagire in maniera sconsiderata, sfuggire alla tranquillità, per poter dire quello che penso veramente. È un duro lavoro trovare il perfetto equilibrio, muoversi passo dopo passo e tenere a bada “la bestia” pronta a scatenarsi. Sono necessari anni di esperienza per resistere, e riuscire a farsi scivolare tutto addosso, senza farsi scalfire minimamente dalle cose negative; forse soltanto raggiunta la vecchiaia si arriva a tanta serenità, quando tutto purtroppo sembra ormai vicino alla fine.Io vorrei perdere il controllo, magari una volta sola, ma sul serio, accecato dalla rabbia, dall’ira violenta delle parole, dei gesti incontrollabili. Sarebbe una soddisfazione unica, totale ed esauriente, un orgasmo diabolico, a cui tutti rimarrebbero sorpresi. Perché un attimo di pura follia accade all’improvviso, non è premeditato, studiato a tavolino nei minimi particolari: questo è il suo perverso fascino. Ci sono tante ragioni per perdere il controllo, ma una sopra le altre: il segreto che si nasconde dietro la sofferenza, l’umiliazione, la sopportazione.

Non è un caso se il motivo resta mascherato per un lungo tempo, esso deve crescere come un neonato bisognoso del latte materno, alimentarsi giorno dopo giorno, prima di venir fuori ed esplodere. Una bomba ha sempre una miccia, oppure un timer da regolare, da far partire per provocare lo scoppio e far succedere il danno desiderato. Vorrei perdere il controllo prima che qualcuno si accorga del mio tentativo, arrivando a bloccare il fiume in piena, riuscendo così a limitare il disastro. Dopo ogni esplosione si contano i morti, i feriti, si oscurano i colpevoli, tutti si chiedono perché, pochi invece riconoscono la verità. Chi sapeva è costretto a tacere, forse perché è il prossimo a voler perdere il controllo, non per banale imitazione o senso di fratellanza, piuttosto per essere egli stesso vicino al limite. Ingoiare, ingoiare, ingoiare, e ancora ingoiare: ecco l’attività prediletta di chi ha perso il controllo, fino a quando buttare giù un altro boccone amaro diventa impossibile. Nel tennis sono un giocatore di controllo, incapace di usare la forza, mi devo affidare all’intelligenza, alla saggezza, all’equilibrio. Nel lavoro sono una persona tranquilla, pacifica e piena di energie positive, in grado di farsi carico di tante, forse troppe, cose. Se un giorno dovessi sfiorare quel limite, potrebbe essere un momento di vero pericolo, potrebbero uscire tutte le cose tenute a bada per molto tempo, potrei raggiungere un punto di non ritorno. Tuttavia una cosa mi è chiara, non siamo noi a accendere quella miccia, a programmare il timer e la sua attivazione, è qualcuno a cui piace giocherellare beatamente con il nostro indice di sopportazione, qualcuno che per primo verrà travolto dall’esplosione della bomba.

Andrea Villa

  1. Andrea…perchè mantenere il controllo e bloccare le emozioni? bisognerebbe semplicemente imparare a fluire…lasciarsi andare…come l’acqua di un torrente che scorre liberamente…e lasciar fluire le nostre emozioni, la gioia, l’amore, la paura, la rabbia, l’ira, lo sgomento…tutte.. Guardare le nostre emozioni, limitarci ad osservarle senza giudicarle..diventarne consapevoli.. allora fluiranno senza fatica…senza che ci sia necessariamente un’esplosione! Reprimere è solo dannoso…sempre! e inutile. Il punto non è resistere, ma accettare…se fai troppa resistenza prima o poi ti spezzi. Dici che vorresti perderti un giorno..cosa stai aspettando? chi dice che non si deve fare? non devi gettare bombe, ma puoi cominciare a tagliare qualche ramo secco..che è anche autunno!…lascia perdere chi non ti sa apprezzare. Comunque a volte siamo noi che permettiamo agli altri di farci del male..glie ne diamo la possibilità…invece stabilisci tu i limiti, le regole, questo ci sta dentro, questo è troppo…come nel gioco. E incazzati quando ce vò! ;-)

  2. cara emanuela, ho sempre pensato che fossi una persona intelligente e sensibile, il tuo commento è la conferma dei miei sospetti. ti ringrazio per le belle parole, hai ragione, hai centrato in pieno il bersaglio; purtroppo in questo periodo della vita, pur avendo momenti di grande soddisfazione, mi sento sospeso in una specie di “terra di mezzo”, dove, per colpa mia e di altri, non riesco ad essere pienamente me stesso. è una sensazione concreta, che provo quotidianamente, nonostante gli sforzi fatti e i piccoli successi ottenuti. in autunno cadono le foglie e anche i rami secchi, la natura è l’unica che riesce ancora a comportarsi come si deve; non ho mai pensato che per vivere meglio bisognasse stabilire delle regole, soprattutto nei rapporti umani, sono un ingenuo a credere ancora alla mia età nel valore della verità e della libertà. spero che nel futuro vorrai ancora scrivere qualcosa, ti risponderò volentieri, di nuovo ti ringrazio, e se dovessi sentire un esplosione lontana…
    Andrea Villa

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