18 nov 2008

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Il racconto (12) Lacrime

Davanti ad una lettera non ancora scritta, con la penna stretta fra le dita immobili, un uomo iniziò a piangere. Le lacrime caddero una ad una seguendo un preciso ritmo, alternandosi tra l’occhio destro e quello sinistro, centrando sempre il bersaglio.

In pochi istanti il foglio bianco raccolse le goccioline salate, assorbendole quasi subito, per incresparsi poi in maniera lieve.

Allora l’uomo appoggiò la punta della penna sulla carta, ma l’inchiostro invece di distendersi in ordinati caratteri, fu rifiutato dal foglio umido. Anche i tentativi successivi risultarono inutili, infatti la penna sembrava incapace di lasciare un qualunque segno, scoraggiando pian piano il povero uomo in lacrime. Così egli decise di rinunciare a scrivere quella lettera, tuttavia la piegò ugualmente in quattro e la infilò in una busta, tralasciando di apporre su di essa indirizzo ed affrancatura. Forse ora avrebbe potuto finalmente comporre la sua missiva, ma le lacrime non erano affatto finite, così anche al secondo foglio fu riservato l’identico destino del primo. Ben presto, davanti ai suoi occhi gonfi, le buste contenenti un velo di carta appena bagnata, diventarono un mucchio molto consistente.

Solamente dopo alcune ore, l’uomo riuscì ad esaurire il suo copioso pianto, e siccome le lettere accumulate erano piuttosto numerose, pensò di radunarle in una scatola, con l’intenzione di spedirle l’indomani mattina.

In fondo, nonostante avesse consumato dalla prima all’ultima lacrima che i suoi occhi erano riusciti a spendere, sapeva che quella lettera non l’avrebbe mai scritta. Allora prima di chiudere la scatola, nascose tra le buste un piccolo biglietto, con una frase soltanto: “Queste sono tutte le lacrime che ho pianto per te!”.

Qualche giorno dopo, tra la corrispondenza, l’uomo ricevette una scatola, che non esitò ad aprire; la confezione era ricolma di lettere, senza busta e scritte in maniera alquanto fitta. Tuttavia, dopo aver rovesciato l’intero contenuto, si accorse di un piccolo biglietto colorato: egli immediatamente lo prese e lo lesse:

“Queste sono tutte le parole che avrei voluto sentirmi dire da te!”. Subito dopo l’uomo, con le mani che avevano cominciato a tremargli un po’, raccolse una di quelle lettere ed avidamente tentò di decifrarla.

Dopo alcune righe, all’improvviso i suoi occhi si gonfiarono, e le lacrime iniziarono di nuovo a scendere; tuttavia questa volta esse non intaccarono la carta, non scalfirono l’inchiostro nemmeno un po’, questa volta caddero e scivolarono via senza lasciare alcuna traccia.

 

Andrea Villa

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