19 Nov 2008

Postato da in Interviste | 5 commenti

L’intervista (immaginaria) alla Racchetta

L’ho appoggiata su una sedia davanti a me; mentre la guardavo, mi sembrava di vedere la mia immagine riflessa, in fondo la racchetta non racchiude dentro di sé l’anima di un giocatore di tennis? Nella mia vita l’ho usata così tante volte da non conoscere altrettanto bene nessun altro, l’ho amata, odiata, coccolata, fatta volteggiare in aria dopo una vittoria, gettata in terra per una partita persa; tuttavia l’ho sempre stretta forte, per farle sentire che mai l’avrei abbandonata, tradita. Dialogare con una racchetta significa parlare ad uno specchio, le cui risposte forse si conoscono già. Non sei stanca di battere palline? Sono nata per questo, non posso fare altro. Quante palline hai battuto nella tua vita? Credo milioni, ma che importa, ogni colpo per me è uguale all’altro. Sicura? Sicura, sono i giocatori a dargli un valore diverso. A proposito di giocatori, cosa non ti piace di loro? Detesto chi mi incolpa per un tiro eseguito male, chi mi scaraventa in mezzo al campo, chi crede di potermi comandare.

Comandare?
Si, la mano deve entrare nel manico come se stringesse quella del proprio amante, questo è l’unico modo per far uscire dalle corde la giusta nota; chi pensa di comandare la racchetta come fa un padrone con lo schiavo, sentirà soltanto un rumore distorto, il suono dell’incomprensione.
Molto interessante. E la pallina che ruolo ha in tutto questo?

La pallina è la felicità che possediamo solo per istante, un refolo di vento nel deserto, l’illusione di un tiro perfetto.
Perché illusione? Forse il tiro perfetto non esiste?

Quando si sente di essere vicini al tiro perfetto, si comprende di esserne altrettanto lontani; scoprirne il segreto significherebbe rovinare il gioco del tennis senza rimedio.
Quanto può aiutare un giocatore la racchetta?

Può farlo nella misura in cui un giocatore sente di aver bisogno di un aiuto; avere un amico a cui chiedere un consiglio è sempre una buona ancora di salvezza.
Ad un vero amico si perdona tutto, e alla racchetta?

Non si perdona niente, piuttosto si riversano su di lei incapacità e sconfitte, spesso rompendola come si fa con qualcosa che non serve più.
Anche le racchette invecchiano, e poi?

E poi si diventa soltanto un ricordo da museo, un pezzo d’antiquariato appeso ad un muro, che tutti si fermano a guardare, cercando di riportare alla mente qualche stupida partita.
Un po’ triste, o mi sbaglio?

Forse, ma si può andare contro il proprio destino? Si può essere qualcosa di diverso da ciò che si è?

Dopo questa risposta, ho allungato una mano verso di lei per stringerla come ho sempre fatto; non so se si può essere diversi da ciò che si è, tuttavia alcune volte mi piacerebbe guardare dentro il cuore della mia racchetta per scoprire che cosa prova veramente. Forse troverei l’unico segreto per il colpo perfetto, oppure capirei che si tratta soltanto di battere una palla. Dopo essere entrato in campo, al primo colpo ho sentito nel braccio un’insolita vibrazione, la racchetta mi stava ricordando di non perdermi fra troppe domande, piuttosto di giocare e di illudermi ancora una volta di tenere per un istante la felicità sulla corda.

Andrea Villa

 

La Racchetta per l’intervista ha scelto la foto di sua nonna

  1. Caro Andrea, mi piace il modo in cui scrivi…caspita ma questa tua racchetta ha davvero un sacco di cose da raccontare!!! eh…se tutti gli oggetti che ci accompagnano nella nostra esistenza potessero avere la parola, chissà quante storie interessanti, dense e particolari sentiremmo..
    alla prossima, emi

  2. Molto bello Andrea…come sempre tanta fantasia unita ad ancor più cose vere…ormai il passaggio settimanale al tuo blog per leggere i tuoi articoli sta diventando un punto fermo della settimana…continua così…sei troppo bravo

  3. Weee Ciao Andrea sono il tuo zozzo for president!….ti consiglio di prenderti una settimana di vacanza xkè va bene tutto ma parlare con una racchetta ci vuole più di una fervida fantasia….ihihi!! Per il resto il sito è stupendo ma mi sono stupito anche dello spazio dedicato alle poesie….ci manca solo uno spazio culinario e c’è prorpio tutto! ci si vede giovedì Ciao!!!

  4. george brallo says:

    poesia maestro,poesia questa intervista racconta il vero essere di una partita,le emozioni i dispiaceri,veramente un capolavoro e sopratutto lei maestro rimarra sempre il nostro grandissimo maestro del campo 5 ed Excalibur insostituibile :),come diceva lei gli incontri che si fanno nella vita non sono sempre casuali. un saluto da parte mia e da tutti gli alievi del brallo IV turno arrivederci maestro 😉

  5. Anonimo says:

    Ma se si e’ consapevoli del proprio destino, se si e’ certi che non si stia facendo una cosa giusta, intelligente, moralmente corretta; ti rendi conto di fare qualcosa di sbagliato, ma cio’ che stai facendo ti rende Felice! Anche se talvolta ti fa riflettere sul futuro…. E’ giusto provare a cambiare il proprio destino????? O bisogna lasciarlo correre???? Facendosi trascinare senza opporsi minimamente…..
    Vamonos

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