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La replica (12) Cassetto
Pubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 30 dicembre 2007. Buona lettura!
Alla sinistra del mio letto c’è un cassetto che tengo sempre chiuso. Se lo aprissi il sogno che conservo con cura da tempo, volerebbe via. Per tenerlo in vita ho fatto tantissime cose: ho imparato a giocare a tennis da bambino, ho fatto migliaia di ore di allenamento, ho giocato “infinite” partite di torneo. Conclusa la carriera agonistica, ho iniziato a fare il palleggiatore, ho lavorato nei villaggi Valtur come animatore, nel centri comunali di Milano, allo Sporting di Milano 2 e infine al TC Ambrosiano, dove tuttora faccio il maestro. Qui ho potuto ricoprire vari incarichi: ho allenato i ragazzi della SAT, della Preagonistica, e anche quelli dell’Agonistica; contemporaneamente ho organizzato tornei a tutti i livelli, facendo l’Arbitro e il Giudice Arbitro, ho lavorato per la Federazione Italiana Tennis come impiegato e nel settore tecnico, ho creato un blog per i miei allievi.
Il tennis è stato un vero incontro con il destino: quando all’età di otto anni ho preso per la prima volta in mano una racchetta, non potevo rendermene conto, ora lo so.
In quel momento non capivo che insieme a me, stava crescendo lentamente quel sogno ancora oggi nascosto nel cassetto accanto al letto. Ogni colpo fatto, tutti gli allenamenti, le partite vinte e perse, erano acqua per un seme che sarebbe sbocciato in un sogno di vita. Alcune cose giacciono semi addormentate dentro di noi, ci sono da sempre, è sufficiente dargli la possibilità di destarsi per comprenderne l’importanza e la grandezza. A volte incrociando lo sguardo con qualche allievo, ho l’impressione di cogliere nel profondo degli occhi un fuoco, un desiderio, un sogno. È bello vedere che tutto questo possa passare e realizzarsi attraverso un capo da tennis; è fonte di gioia accorgersi che qualcuno sta tenendo acceso un sogno con tutte le sue forze, proprio come sto facendo io. Prima delle vacanze di Natale, è venuta a trovarmi una vecchia allieva; si è meravigliata che dopo dieci anni mi ricordassi ancora di lei, del suo nome, del cognome e persino della racchetta che usava quando faceva lezione con me.
Io non ero affatto stupito, ogni persona che ho incontrato, a cui ho insegnato, ha dato senza saperlo un piccolo contributo a tenere vivo il sogno; dimenticare anche un volto soltanto sarebbe un segno di ingratitudine verso chi mi ha aiutato nel mio inseguimento.
Spesso sento dire che sognare non costa nulla: sbagliato! C’è sempre un prezzo da pagare, e quando davanti a me si presenta un ostacolo che mi fa vacillare, sono quasi contento: significa che il mio sogno gode di ottima salute, e se il conto sarà salato, non importa, la felicità per averlo realizzato sarà nettamente più grande.
Un altro anno è ormai alle spalle, ma mi sento più vivo che mai; pazienza se sto invecchiando e mi verranno i capelli grigi: il sogno mi fa restare giovane, mi tiene sveglio, mi dice di non mollare, di crederci. Sono sicuro che un giorno il sogno si realizzerà; allora aprirò finalmente quel cassetto e lo lascerò libero di raggiungere quel posto dove il mio e il vostro sogno potranno incontrarsi.
Andrea Villa
