25 Nov 2008

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Il racconto (13) L’attesa

Si erano dati appuntamento al tramonto, certi che nessuno dei due avrebbe mancato all’incontro. Fu lui ad arrivare per primo, così, dopo aver controllato l’ora sul proprio orologio, non gli rimase altro da fare che aspettare. Il sole stava andando via, lentamente cominciava a scivolare all’orizzonte, mentre alcune nuvole nere tentavano di raggiungerlo e coprirlo. Ben presto il cielo iniziò ad oscurarsi, allora l’uomo sollevò lo sguardo sperando che non iniziasse a piovere almeno fino a quando lei non fosse arrivata. Invece, quasi subito, alcune timide gocce caddero a terra, prima distanti tra loro, poi sempre più fitte e fastidiose. L’uomo rimase impassibile, apparentemente la pioggia sembrava non toccarlo, anche se la sua intensità aumentava con il passare dei minuti e lei era già in ritardo. Egli si guardò attorno, pian piano i passanti erano scomparsi, tutti frettolosamente rientrati in casa, mentre le finestre si erano chiuse all’unisono, presagendo una cospicua precipitazione. Tuttavia l’uomo non aveva nessuna intenzione di spostarsi, temeva che lei avrebbe potuto non vederlo; non gli importava di essere senza ombrello, di non avere nemmeno un cappello che gli riparasse la testa, al massimo avrebbe preso un bel raffreddore.

Intanto ella non arrivava, il suo ritardo si faceva considerevole, così egli diede un’occhiata all’orologio, accorgendosi che si era fermato, probabilmente a causa della pioggia. Ormai tra il cielo e la terra pareva non esserci alcuna differenza, il buio avvolgeva ogni cosa, traffitto solamente dalle precise quanto insistenti goccie di pioggia. Davanti a lui l’unico lampione ancora acceso, emanava una luce fioca, quasi si dovesse piegare da un momento all’altro, stanco di illuminare un posto così buio. Egli si toccò i vestiti appesantiti dall’acqua, e pensò che se avesse dovuto aspettare ancora molto a lungo, forse il suo corpo si sarebbe sciolto, diventando liquido anch’esso, e risucchiato da chissà quale fogna: così lei non l’avrebbe mai trovato. In fondo si trattava soltanto di una pioggia innocua, ma se ogni goccia fosse stata appuntita come uno spillo, allora egli avrebbe iniziato a sanguinare da migliaia di minuscoli buchi, per morire in pochi istanti. Si sforzò di mettere da parte tali strani pensieri, promettendosi che in ogni caso avrebbe resistito, senza cedere in alcun modo, aspettando fino a quando la pioggia non si fosse stancata di cadere. Invece essa sembrava non avere intenzione di smettere, anzi all’improvviso si era fatta alquanto rumorosa, fino a diventare praticamente insopportabile. Ad un certo punto l’uomo si tappò le orecchie, imprecando verso il cielo, ormai indefinibile, visto che anche l’ultimo lampione rimasto acceso si era spento. Anche se lei gli aveva assicurato che sarebbe arrivata al tramonto, le sue speranze subirono un altro duro colpo: infatti un’inaspettata ondata d’acqua, giunta da chissà dove, lo trascinò in terra, sbattendolo senza pietà da una parte all’altra della strada. Tuttavia con un disperato tentativo, l’uomo riuscì ad aggrapparsi ad un lampione, che abbracciò con tutte le forze rimaste. L’acqua gli schiaffeggiava la faccia, ma egli non avrebbe mollato a costo di affogare, finchè i suoi occhi non videro un raggio di sole tagliare di nuovo il cielo. Allora si alzò di scatto, notando che la pioggia si stava ormai facendo da parte, quasi si fosse convinta di non poterlo battere. Pochi istanti dopo, egli sentì dei passi farsi sempre più vicini, così cercò di sistemarsi come meglio potesse, certo che l’attesa fosse finalmente giunta alla fine. Quando ella arrivò, subito gli coprì la testa con un ombrello, gli diede un lungo bacio sulla bocca infreddolita, quasi volesse farsi perdonare per il lungo ritardo, e poi gli chiese: “Stai aspettando da molto?”. Egli, abbozzando un sorriso, e passandosi una mano tra i capelli fradici, rispose: “Non preoccuparti, la pioggia mi ha tenuto compagnia per tutto il tempo…”.

Andrea Villa

  1. ciao andrea sono ancora io, ho letto tutto il racconto sull’attesa, scrivi molto bene e il racconto mi intrattenne ero sempre più incuriosito, continua così, forse ci vediamo mercoledì,

    Davide M.

  2. giuseppina says:

    sai perché mi piace! perché è difficile trovare un uomo talmente innamorato, che riesce a non adirarsi per un cosi lungo ritardo e se tu sei così vuol dire che sai amare. questo ti fa onore………….

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