5 dic 2008

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La replica (14) Una mattina

Pubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 9 marzo 2008. Buona lettura!

 

Giovedì mattina ho dovuto accompagnare una persona cara ad un appuntamento, ad un orario per me insolito: alle 6:30 eravamo già in strada! Il sole si stava lentamente alzando, mentre io cercavo con fatica di rimanere sveglio, nonostante fossi al volante della mia automobile.
Da tempo non percorrevo le strade di Milano all’alba, è stata una sorpresa vedere molte persone vivere la città così presto; per nostra fortuna il traffico era ancora scorrevole, non abbiamo impiegato molto tempo a raggiungere la destinazione fissata, l’orologio segnava le 7 in punto, salutata la mia passeggera, con tutta calma mi sono diretto verso il Circolo. Avevo la prima lezione alle 9:30, così mi sono fermato al bar più vicino, un buon caffè ed una brioche mi avrebbero aiutato a tenere gli occhi aperti. Il locale era affollato, tutti i tavolini erano occupati, non desideravo sedermi, avrei rischiato di addormentarmi; mentre ordinavo non ho potuto fare a meno di ascoltare i discorsi delle persone che senza dubbio si accingevano ad andare a lavorare.

Con la cravatta ben stretta al collo gli uomini, fasciate nei loro vestiti le donne, tutti sembravano avere un’energia a me sconosciuta, almeno a quel punto del giorno: in poche frasi rubate, capivo lo stress e le difficoltà quotidiane di quegli individui, che così presto già avevano voglia di parlarne. Intanto il mio caffè era pronto, al mattino sono sempre di poche parole, faticai a ringraziare il barman, distratto dalle conversazioni di cui ero sempre più attratto. Io parevo un alieno in mezzo a quella piccola folla, niente scarpe lucide, nessuna cravatta, solo un paio di scarpe da tennis sporche di terra rossa, ed una comoda tuta.
In quel momento pensai a quanto ero fortunato, mi guadagno da vivere semplicemente battendo una pallina, giocando tutto il giorno, sempre circondato da persone più giovani di me, non è forse ciò che ognuno di noi vorrebbe?
Uscendo dal bar mi sono sentito sollevato nel lasciarmi alle spalle le tante chiacchiere udite, mentre loro si sarebbero chiusi in un ufficio fino a sera, io mi sarei dedicato a quello che più amo: insegnare il gioco del tennis!
Alle 7:30 sono entrato al Circolo, il traffico era aumentato, non sarei in grado ogni giorno di svegliarmi così presto, lo ammetto, chissà come fanno tutti gli altri.
Subito ho preso una sedia, sistemandomi in terrazza, ero solo e non mi dispiaceva, nella Club House un paio di persone si stavano occupando delle pulizie, una radio era accesa a basso volume, la sentivo appena.
Era stupendo poter fissare in beata solitudine i campi ancora in letargo per il lungo inverno, le reti saranno montate tra poche settimane, tornare giocare all’aperto equivale a rinascere; lavorare in un posto così bello è una vera fortuna, gli alberi del Parco Lambro assicurano una protezione naturale, un’oasi in una città prigioniera dell’inquinamento: cosa avrebbero dato le persone incontrate nel bar per essere al mio posto e godere di tanta libertà, invece di essere costrette fra le quattro mura di un ufficio?
I minuti scorrevano veloci quanto i pensieri, e come in una partita di tennis ben giocata, avrei voluto che quel momento non finisse mai.
Tuttavia le prime automobili erano arrivate ad occupare il parcheggio, purtroppo non ero più solo; qualche istante dopo avrei visto le solite facce, i consueti sorrisi di cortesia, sentito le abituali frasi di convenienza, insieme ad una buona dose di arroganza e superiorità, droga di cui non ho mai avuto bisogno. A volte preferirei essere muto per non cedere alla tentazione di replicare, lasciare che siano gli occhi a parlare, in fondo hanno sempre tanto da dire. Forse se non fossimo costretti ad indossare una maschera, non avremmo nemmeno paura di doverla togliere.
Superato il cancello d’entrata, nella solitudine completa, ero tranquillo e in pace come a casa, in mezzo alle persone che stavano arrivando, sarei stato uno straniero in una terra sconosciuta, dove nessuno è capace di comprendere la mia lingua.
Gettato ancora lo sguardo sui campi vuoti, ho chiuso gli occhi, immaginandoli pieni degli allievi che alleno ogni pomeriggio. Trovare qualcuno che crede in te e nel tuo lavoro non ha prezzo, sono consapevole di essere una persona privilegiata, i ragazzi a cui faccio lezione sono stupendi, il loro affetto nei miei confronti mi scalda il cuore, sono loro la mia droga.
L’uomo è uno strano animale, anche quando stringe tra le mani qualcosa di meraviglioso, tenta di rovinarlo, quasi temesse di essere travolto da tanta bellezza.
Avere una cravatta al collo vorrebbe dire per me portare una catena, le mura di un ufficio sarebbero una prigione da cui scappare, la libertà non è un vezzo, piuttosto qualcosa in cui credere.
Riaperti gli occhi i volti arroganti erano svaniti nel nulla, al loro posto erano comparsi i miei allievi che battevano al palla avanti e indietro con autentica passione: forse ero riuscito a fare l’ennesima piccola magia, in fondo quel gioco che qualcuno si ostina a definire lavoro, io preferisco chiamarlo con il suo vero nome: una ragione di vita.
Andrea Villa

  1. Eh…io appartengo a quelli che al mattino si alzano all’alba (5.45 per la precisione) e alle 6.30 già sono fuori casa…sai, per essere in ufficio alle 9 che sta a Bergamo (gulp!!) e considerando i tempi del treno..
    Comunque la cosa durerà ancora per poco…anno nuovo, vita nuova, lavoro nuovo..eh, che sospiro di sollievo… si, decisamnete nemmeno io sono fatta per stare rinchiusa in un ufficio, ci ho provato ma mi sento come un uccellino in gabbia, non fa per me! Poter fare un lavoro che ti appassiona è un privilegio ed una gioia…ma non è impossibile, secondo me bisogna avere il coraggio di vivere a modo nostro e se proprio devo dedicare almeno 8 ore della mia giornata per un lavoro che mi consenta di avere mi serve…bè almeno voglio che sia qualcosa che mi dà anche piacere. Si, forse sono poco coi piedi per terra…ma la vita è una sola! e la libertà (di scegliere, pensare, e CAMBIARE) è una ricchezza immensa e preziosissima!
    Comunque la città all’alba è coccolata da quel magico silenzio che quieta l’animo….mi piace uscire quando è ancora buio e in giro siamo tre gatti…è una sensazione bellissima…e vedi e senti cose che altrimenti a fatica coglieresti durante il giorno, quando il caos, le voci, i rumori della metropoli che pulsa padroneggiano sui tuoi sensi.

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