7 dic 2008

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L’articolo della settimana (15) Peccato originale

Nel lavoro di alcuni maestri di tennis c’è una macchia, un peccato originale commesso non per colpa propria; la condanna è qualcosa da portarsi dietro per l’intera la carriera di insegnante, inutile ogni tentativo di scontarla, nonostante la precisa volontà di redenzione. A seguito di una confessione spontanea, il sacerdote assolve il peccatore, in modo da renderlo libero, grazie ad una piccola penitenza da scontare. Cosa accadrebbe se non ci fosse la possibilità di espiazione, di lavare la macchia che sporca la coscienza, e essere costretti a pagare un prezzo eterno per le proprie incaute azioni? Il fardello da portare sarebbe troppo pesante per chiunque.  Nel lavoro del maestro di tennis, il peccato originale si chiama saper giocare; è questo il metro di giudizio che determina il valore dell’insegnante, nulla d’altro. Ogni giorno qualcuno mi interroga a proposito del mio livello di gioco, della massima classifica raggiunta, del perché ho smesso di fare tornei. Nessuno vuol sapere se sto allenando ragazzi interessanti, che tipo di approccio ho verso di loro, quali sono gli aspetti per me più importanti, quali idee e competenze cerco di far valere quotidianamente. È triste vedere ridotta l’attività del maestro ad una semplice abilità, un peccato voler sempre far vincere il binomio meglio gioco meglio insegno. Quando confesso senza alcun problema i miei mediocri risultati agonistici, tutti rimangono sorpresi e immediatamente cambiano il giudizio nei miei confronti.

Ecco che spunta il peccato originale, una colpa impossibile da cancellare, una macchia resistente ad ogni tentativo di pulizia.

Allora cerco di aumentare le mie conoscenze, di essere sempre aggiornato, un passo avanti agli altri per non farmi sfuggire nulla: peccato che questi tentativi siano inutili, la credibilità di un insegnante di tennis passa solo attraverso il valore del suo passato, o addirittura presente agonistico. È scoraggiante come trovarsi davanti ad un muro, che respinge senza pietà chi cerca di andare oltre, aprire una nuova via, un diverso modo di interpretare la realtà. Purtroppo non posso tornare indietro, e di certo non ho più la forza e l’età per migliorare il mio bagaglio tecnico, che per altro non mi servirebbe per sperare di essere un maestro migliore, ma solamente per garantirmi maggiore rispetto nell’ambiente.

Spesso ho l’impressione di avere uno svantaggio difficile da colmare, tuttavia sono testardo e nel tempo cercherò di farlo diventare più piccolo fino a renderlo soltanto un’inezia. Se fossi stato un giocatore importante forse non avrei intrapreso la carriera di insegnante, perché non sarei riuscito a comprendere le problematiche di chi con fatica desidera imparare il tennis. Un giorno mi piacerebbe entrare in campo seduto su una carrozzina e senza racchetta, per vedere la reazione degli allievi, ma soprattutto per poter finalmente essere un maestro libero da ogni impedimento.

Domani è il mio compleanno, trentacinque anni vissuti con passione, in cui i sentimenti hanno sempre occupato il primo posto. Ho ancora molte cose da fare, molti sogni da realizzare, speranze da rendere concrete, posti da raggiungere. Il campo da tennis è stato fino ad ora un buon alleato, uno spazio dove sentirsi a proprio agio, dove ho imparato tanto, ma anche sofferto moltissimo. Il cammino verso la redenzione è appena iniziato!

 

Andrea Villa

  1. Brambilla Luca says:

    Tanti auguri Andrea!!!
    In certi giorni il peccato originale si dimentica perchè si hanno in testa mille altre cose, come il desiderio di festeggiare e spero che oggi tu ti concentri sulla festa in tuo onore. Auguri ancora.
    Luca

  2. Gianluca Vignali says:

    “Non ti curar di loro ma guarda avanti e passa..”

    Auguri!!

  3. Chi crede di poter insegnare solo sapendo giocare non ha capito proprio nulla…..è quello che trasmetti che conta!!!
    Stefano

  4. penso che tu abbia pienamente ragione..sapere giocare è diverso da sapere insegnare e questo è un preconcetto inutile…come maestro sei bravo è questo che conta, le abilità e le classifiche sono fatti secondari..
    balla ma nn ballo

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