9 dic 2008

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Il racconto (15) Spiriti

Uscirono dallo Spirito insieme. C’è qualcosa di strano che unisce le persone sedute al bancone di un bar; infatti spesso capita che se ne vadano insieme. Si conoscono scambiando solamente alcune parole di convenienza, muovendo il ghiaccio nel bicchiere; tutto normale, anche per un uomo ed una donna, soprattutto se lei fa una domanda: “Da quanto tempo stiamo camminando?” “Da almeno due ore. Mi domando se abbiamo scelto la direzione giusta”. Aprono la porta ed escono, mani nelle tasche dei cappotti, comunque infreddoliti; lui con il bavero alzato, la camminata pesante, senza entusiasmo, vecchio, ma non troppo. “Chissa, forse la nostra meta è ancora lontana; il cielo non è mai stato così nascosto dalla nebbia”. Una giovane donna, bella, se appena accenna un sorriso tra il fumo di un bar, autorizza sogni nella mente di uomini, perennemente, disperatamente alla ricerca di ciò che non potranno mai avere. Ella sorride in continuazione, persino con i grandi occhi neri, passandosi la mano sopra l’orecchio destro, per sistemare qualche capello dispettoso; pronta ad ascoltare: “Hai ragione, anche la terra questa notte sembra di uno strano colore”.

I colori imprigionano, soffocano la vita di lui; oro, quello dell’anello che mai più leverà; nero, come la morte, vicina, incosciente, sconosciuta. Poco importa se sotto il cappello niente scalda il capo, se le illusioni sono svanite dentro una amara sentenza, non si può tornare indietro.

 

“Non è meglio se torniamo indietro?”

“Impossibile, quale viaggiatore ha mai pensato di abbandonare la strada intrapresa!”.

Forse chi si sente perso, avvilito, oppure chi, sorpreso dalla felicità, è incapace di nascondere dietro una maschera i segni della stanchezza.

Uscirono dallo Spirito insieme, un uomo ed una donna, camminarono sulla stessa strada, passo dopo passo, avvicinandosi pian piano.

“Forse nessuno, tuttavia senza la possibilità di tornare indietro quando voglio, ho la sensazione di essere in galera”.

La ragazza iniziava a sentirsi oppressa, stretta fra la disperazione di entrambi. Si fermò portando le mani alla bocca, come per riscardarle, o per scacciare qualcosa che la preoccupava.

Egli continuava nel suo cammino apparentemente senza meta, prima di dire ad alta voce: “Persino in galera si può viaggiare, non lo sapevi?”.

Un ghigno di soddisfazione comparve sul volto pallido dell’uomo.

“Certo che lo so, però sento di essere libera ed allo stesso tempo in prigione, qualcosa mi grida che non troverò mai ciò che sto cercando”.

Uscirono dallo Spirito un uomo non troppo vecchio ed una giovane donna, costantemente bisognosa d’amore; ebbene, al bancone di un bar conobbe un uomo vicino alla morte, provò attrazione e poi confusione.

“I tuoi dubbi, mia cara, riguardano solo le persone che conosci; non devi angosciarti, e se hai pensato che io fossi la tua guida, ti sbagli! Nulla posso darti, posso soltanto scomparire”.

Scomparire, svanire senza lasciare tracce. Apparizione di una immagine nella vita, lontana e sfuocata. Il sogno è realtà, quando le persone si cercano, si incontrano, si comprendono, si seguono, si sbagliano.

“Comincerò ad avere dei dubbi se troverò qualcuno disposto a seguirmi. Hai capito? Ehi, ma dove sei? Dove sei? Dove sei?”. Sei nei suoi desideri, comparsa fuori tempo, afflitta dalla fatica di strade battute a vuoto.

Al bancone di un bar chiamato Spirito, il barman continua a preparare cocktail, e ad ascoltare strane storie di inverni nebbiosi.

Andrea Villa

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