16 Dic 2008

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Il racconto (16) Confessione

Dal loro ultimo incontro erano passati molti anni, e così, due amici, nel tentativo di recuperare il tempo perduto, iniziarono subito a raccontarsi l’un l’altro ciò che avevano fatto nel lungo periodo in cui non si erano visti. Entrambi erano piuttosto ansiosi di prendere la parola, sembrava quasi che si ostacolassero a vicenda, finchè uno dei due finalmente cominciò: “Ho studiato nelle scuole più prestigiose, sono stato allevato dagli insegnanti più preparati e qualificati, nulla mi è stato impedito di conoscere”. Allora fu il secondo a poter parlare:“Ho studiato gli uomini, avvicinandomi agli sconosciuti, per comprenderne l’esistenza, capire i loro gesti comuni, le loro parole senza fama”. Non ci fu nessun commento a queste iniziali affermazioni, anzi il primo uomo continuò ricominciando da dove si era interrotto:“Ho avuto denaro da potermi permettere qualunque cosa desiderassi, mentre il successo non mi ha mai voltato le spalle”. La replica del secondo non si fece attendere: “Ho vissuto in povertà, usando come unica moneta di scambio la parola, senza svenderla in alcun modo”. Senza pause di alcun genere l’alternanza tra di loro proseguì in maniera precisa:“Ho attraversato il mondo da un capo all’altro, visitando ed apprezzando tutte le sue meraviglie, nessuna esclusa”. “Io invece ho trovato la mia casa dove il tramonto si riposa, dove i rami degli alberi salgono in cielo per afferrare le nuvole, mentre le stelle cantano loro una canzone”.

I due amici stavano percorrendo una strada inattesa, essi sembravano quasi avere il desiderio di confessarsi reciprocamente, esprimendosi in piena sincerità:

“Sono stato amato da donne bellissime, che ho affascinato e conquistato con mio grande piacere”.

“Io ho amato i suoi occhi, il suo sguardo perso all’orizzonte, mentre i suoi capelli sfuggivano il vento; l’ho desiderata in ogni mio sogno”.

Quante cose avrebbero voluto dirsi, ma le parole uscivano dalla bocca in maniera stentata, dosate una ad una, come se entrambi temessero di poterle sprecare:

“Ho avuto amici e compagnia in ogni luogo in cui mi trovassi, che mai mi hanno fatto sentire solo”.

Nonostante l’apparente sicurezza del primo uomo, il secondo riusciva a non farsi turbare troppo, rimanendo sempre lucido:

“Spesso ho pranzato con la solitudine, cenato con la malinconia, passeggiato mano nella mano con la tristezza: tutte compagne molto fedeli”.

A questo punto i due amici ritrovati fermarono la loro confessione, nessuno sembrava più in grado di interrompere il silenzio, sebbene rimanesse ancora qualcosa da ammettere. Allora, dopo aver preso un lungo respiro, il primo iniziò:

“Quando la Morte è venuta a trovarmi, il mio cuore non ha tremato nemmeno un po’, l’ho guardata negli occhi senza la minima paura e l’ho seguita”.

Aveva terminato, ora aspettava che l’amico parlasse; così, subito dopo egli disse:

“Quando la Morte è venuta a trovarmi, il mio cuore si è fatto piccolo piccolo, la paura se lo stava mangiando, ho pianto e chiesto pietà”.

Forse si erano detti proprio tutto, tuttavia un attimo prima che la Morte li prelevasse per separarli un’ ultima volta, essi dissero:

“Io sono stato un vero uomo”.

“Io sono stato soltanto un onesto poeta”.

 

Andrea Villa

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