11 Gen 2009

Postato da in Articoli | 3 commenti

L’articolo della settimana (20) Cambiare

cambiare1Siamo tornati al lavoro, a scuola, e sul campo da tennis per riprendere da dove avevamo interrotto; l’anno nuovo è arrivato, le cosiddette vacanze di Natale sono terminate, i regali, le feste hanno lasciato il posto ai buoni propositi, che ora devono essere messi in pratica. Ricominciare dopo una pausa mi fa sempre pensare a qualche cambiamento in vista, in fondo fermarsi serve anche per riflettere, fare bilanci, lanciarsi in progetti, sperare in nuove fortune. Dovrebbe essere questa la motivazione che spinge a ripartire con entusiasmo, a dare linfa vitale alla stanca quotidianità, una benzina carica di energia, capace di farci andare veramente a mille allora. Rinnovare le proprie forze può voler dire essere pronti per rinnovare sé stessi, aprire una nuova fase, modificare vecchie credenze e comportamenti. Spesso mi domando quali siano gli eventi che intervengono a cambiare radicalmente le persone, a costringerle ad una trasformazione, positiva ma anche negativa. Una malattia? Un grave lutto? La perdita del lavoro, o di un affetto? Un successo inatteso? Una grossa vincita al gioco? La conquista di un grande amore? Questa lista potrebbero essere molto più lunga, sono le prime cose che mi sono venute in mente, ognuno di noi forse avrebbe un motivo valido per aggiungerne un’altra.

Tuttavia non è questo il punto, perché ho l’impressione che nemmeno un grosso accadimento riesca a provocare in alcune persone un turbamento, una scossa capace di scardinare il loro modo di agire. È inquietante scoprire che gli eventi tragici o quelli esaltanti, passino senza lasciare traccia, come se nulla fosse successo, ma fosse soltanto un’altra cosa a cui non dare peso. Cinismo? Rassegnazione? Pessimismo? Crudeltà? Diamogli qualsiasi nome, ma la sostanza non cambia! Allora mi chiedo semplicemente perché, e non riesco a darmi una risposta; la vita ci mette ogni giorno alla prova, nel bene e nel male, e lo fa per permetterci di aprire gli occhi, di capire, di avere la possibilità di essere migliori: non possiamo ignorare questi segnali continuando a bearci stupidamente della nostra cecità.

Credere nel cambiamento significa aver già fatto un primo passo, forse il più importante, restare fermi invece vuol dire soltanto continuare a chiudere gli occhi davanti alla vita.

Andrea Villa

  1. Il mondo è in gran parte popolato da gente che non vuole vedere…..proprio per non dover cambiare! Troppa fatica?…..Pensiero di un vecchio:”Ieri ero intelligente, per questo volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio, per questo
    sto cambiando me stesso.” E per quanto riguarda il tuo modo di “essere” maestro di tennis ti assicuro che il linguaggio del
    cuore è l’unico che tutti possono comprendere…..tranne quelli che non ascoltano. Non fermarti mai.

  2. Forse se ti accade qualcosa di importante e’ piu’ facile oltre che inevitabile modificare alcune cose di te e il tuo comportamento… cosi’ come e’ certamente vero che qualcuno non crede nel cambiamento abbastanza per muoversi e aprire gli occhi alla vita.
    Ma ognuno ha i suoi tempi, e’ giusto anche pensare bene prima di fare le cose, cercare realizzazione nella vita senza ferire gli altri, senza che la soddisfazione dei propri bisogni sia la scusa per placare dei capricci.
    Scusa forse esagero… oggi va cosi’… ma intorno a me vedo tanta gente che ha fatto del “sano egoismo” una ragione di vita e mi sembra che anche un evento tragico in fondo non sarebbe cosi’ negativo se servisse ad aprirgli gli occhi; invece non vedo nessuno cambiare… forse delle piccole parentesi dettate dagli eventi… come saremmo diventati da grande si capiva gia’ dal modo di scambiare le figurine Panini
    Ciao Ciao

  3. So quello che sono ed è per questo che ogni giorno mi sforzo di cambiare, ma è dura e spesso le forze non sono sufficienti. Vorrei avere una stampella a cui aggrapparmi, ma hai ragione Laura, quasi tutti sembrano impegnati a rincorrere il proprio egoismo. Io preferisco inseguire la speranza di essere alla fine della mia strada, un uomo migliore di quando ingenuamente scambiavo le figurine davanti a scuola.
    Andrea Villa

Lascia una risposta.