17 Gen 2009

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La replica (20) Rispetto

rispettoPubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 13 gennaio 2008. Buona lettura!

 

Il rispetto va dato a tutti, nessuno escluso; è per questo motivo che mi piace chiamare le cose con il loro nome. A volte mi è capitato di sentire alcuni maestri chiamare gli allievi asini, bestie, oppure trogloditi. In quel momento è come se una spada mi colpisse all’improvviso alle spalle, trapassandomi da parte a parte. Il dolore mi scuote, devo chiudere gli occhi, contenere l’istintiva reazione, fare finta di non avere udito tali espressioni. Un respiro profondo riporta la calma, tuttavia non posso fare a meno di pensare al fastidio provato dai ragazzi mentre vengono apostrofati così. Allora una sensazione sgradevole aggredisce di nuovo il mio cuore, che aumenta i suoi battiti, forse senza sapere nemmeno perché. “Io non sono un asino, non sono una bestia, non sono un troglodita; sono una persona e in quanto tale merito rispetto. Gli allievi non sono asini, non sono bestie, non sono trogloditi, sono persone e in quanto tali meritano rispetto”.

Mentre il cuore torna a battere con regolarità, e il sangue smette di ribollirmi nelle vene, nella testa recito queste parole.
C’è ancora un istante che può far scattare ancora la mia indignazione: quando si viene paragonati ad un asino, non si deve ridere stupidamente, non si deve fare finta di nulla, si deve dimostrare di essere una persona vera e dire al proprio interlocutore: “Io non sono un asino”.
Invece quanti sorrisi abbozzati, quante risatine per una orrenda battuta fatta ad un compagno, quanto poco coraggio, quanta sofferenza.
In fondo, come ho spesso imparato a mie spese, è soltanto una questione di potere: una squallida parola, di cui gli adulti si riempiono la bocca, per giustificare alcuni comportamenti.
Solo perché sono un insegnante posso prendermi certe libertà? Solo perché gli allievi non hanno il medesimo potere, posso fare e dire di loro quello che voglio? Credo che rispondere a queste domande sia quanto mai banale.
Non sono diventato un maestro di tennis per raggiungere il potere, non mi interessano gli incarichi di comando, dove si passa il tempo a ordinare agli altri cosa fare, come comportarsi, cosa pensare.
Faccio l’insegnante per aiutare delle giovani persone a crescere anche attraverso il tennis; posso farlo levandogli il rispetto? Ovviamente no!
Forse sono un povero sognatore, un illuso, ma non passa giorno senza che io pensi a come rendere ancora più felici i miei allievi: vederli contenti, mi fa sentire migliore.
Ho commesso tanti errori nella mia vita, alcuni irreparabili; quando questi sbagli hanno coinvolto altre persone, purtroppo alcune volte non sono stato capace di capirne la gravità.
Non voglio essere anch’io un altro insegnante che si vanta di avere una classe di asini, di solito gli allievi rispecchiano il maestro.
Se anche una volta soltanto gli mancassi di rispetto, commetterei un altro imperdonabile errore; i miei allievi non sono asini, sono persone che come me soffrono, sperano, amano, vivono.


Andrea Villa

  1. Hai proprio ragione, un “apprezzamento” scherzoso durante la lezione può anche ferire: prendere lezioni di tennis alla mia età, considerati i limiti fisici, può sembrare inutile. Deve averla pensata così un maestro che, probabilmente infastidito dal mio scarso rendimento in campo, non ci ha pensato due volte a demotivarmi apertamente. Avrei accettato una sua valutazione e anche il suo consiglio di cambiare sport, se si fosse espresso in termini corretti e professionali. Senza negarmi il rispetto, appunto. E’ evidente che non raggiungerò mai un alto livello di gioco! Ma non è questo il mio scopo. Non tutti hanno l’opportunità di dedicare tempo allo sport in gioventù. Il momento per il “mio” tennis è adesso. Non ho intenzione di rinunciare alle sensazioni che provo giocando e, con un buon maestro, ho avuto modo di crescere, di soffrire per una sana fatica, di sentirmi piena di energia e di entusiasmo, di non rinunciare a una piccola sfida con me stessa. Ma anche di instaurare un rapporto umano di stima e comprensione reciproca. Che gioia! Anna

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