23 Gen 2009

Postato da in Repliche | 1 commento

La replica (21) Lamentarsi

lamentarsiPubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 6 aprile 2008. Buona lettura!

 

L’arrabbiatura della scorsa settimana mi ha fatto male; è stato un notevole consumo di energie, ho fatto molta fatica a sbrigare le faccende quotidiane, in fondo lo sapevo, mi era già capitato. Per fortuna il torneo che sto organizzando ormai da due mesi, è quasi giunto al termine; il prossimo fine settimana sarà l’ultimo da trascorrere al circolo, finalmente avrò tempo per riposarmi un po’. Tuttavia ieri mi è capitata una cosa che mi ha fatto molto riflettere, lasciandomi sorpreso quanto impreparato: a metà pomeriggio si è presentato in ufficio un ragazzo iscritto al torneo per pagare la quota di iscrizione e sapere su quale campo avrebbe disputato la sua partita. Tutto normale, dopo tanti anni sono abituato a risolvere queste cose burocratiche con una certa velocità; è stata la successiva richiesta del giovane a spiazzarmi completamente: “Mio padre è disabile, c’è un accesso al campo da cui possa passare con la carrozzina?”.

Purtroppo questo percorso non c’è! In quel momento credo di essere impallidito, mi sono sentito responsabile per una mancanza del mio circolo, di cui certamente non avevo colpa. Allora insieme siamo andati a prenderlo, e con la sola forza delle nostre braccia gli abbiamo permesso di superare le scale e salire fino al bar: vedere quel uomo solo fuori dalla segreteria doversi affidare completamente ad altri, mi ha per un attimo sconvolto. Nonostante i nostri sforzi, non ha potuto in alcun modo arrivare sino ai campi per assistere come era suo diritto, alla partita del figlio.
Questo episodio mi ha fatto pensare alle lamentele dei miei allievi per il caldo patito durante gli allenamenti della settimana appena trascorsa: hanno ragione a lagnarsi, in fondo non si respirava al coperto, soprattutto nelle prime ore. Giocare con una temperatura troppo alta non fa piacere a nessuno, la fatica sembra ancora maggiore, al contrario della voglia di muoversi.
Oggi mi chiedo che cosa darebbe il padre di quel ragazzo per poter alzarsi dalla carrozzina e correre sul campo come tutti noi facciamo regolarmente. Quello che troppo spesso riteniamo scontato, non lo è per alcuni, dovremmo sempre tenerlo a mente.
Mi capita poche volte di attraversare la città con la metropolitana; all’uscita della carrozza mi trovo ad affrontare una specie di bivio: per risalire in superficie posso prendere la riposante scala mobile, oppure la normale quanto faticosa scala. Ogni volta, come pochi altri fanno, preferisco le seconde, perché quando non avrò più la forza di salire i gradini con le mie gambe, rimpiangerò il giorno in cui ero in grado di farlo.
Non sono un santo, e non penso di poterlo essere, cerco soltanto di avere una sensibilità sempre maggiore verso le cose che faccio; sapere di essere fortunati e di avere una enorme ricchezza da non sprecare è il primo passo per una buona vita. Lamentarsi è ormai diventata una consuetudine, tuttavia se qualche volta ci fermassimo a pensare che qualcuno, magari proprio vicino a noi, non ha nemmeno questa possibilità, forse le nostre rimostranze rientrerebbero immediatamente.
La medicina migliore per curare questo comportamento è quella di darci una mano a vicenda, anche con un piccolo gesto, piuttosto che sprecare un mucchio di energie per discutere o litigare, come ho fatto io pochi giorni fa.
Per quella persona disabile, avrei voluto aprire una breccia e permettergli di stare vicino al figlio, e anche se mi ha ringraziato per avergli permesso di superare la scalinata davanti all’ingresso, sono io a voler esprimere la mia gratitudine, quando sarò stanco mi basterà pensare a lui e sono certo che le forze come d’incanto torneranno subito.


Andrea Villa

  1. Brambilla Luca says:

    Bellissimo articolo. Nulla da aggiungere ma molto su cui riflettere. Grazie, mi permetti di mettere a fuoco cose che altrimenti mi passerebbero come niente davanti agli occhi.
    Luca

Lascia una risposta.