25 gen 2009

Postato da Andrea in Articoli | 2 commenti

L’articolo della settimana (22) Non tornare più

addioSe non tornassi più? Se avessi deciso di non tornare più a lavorare? Oppure di cambiare lavoro? Di cambiare circolo? Magari di lasciare Milano e trasferirmi? Che cosa accadrebbe? Forse niente, forse tante cose. Sono guarito, l’influenza è passata, non avevo dubbi, era inevitabile. Domani torno alle mie faccende, la sveglia sarà il primo segnale del mio riaffacciarmi alla solita vita: colazione, automobile, circolo, lezioni, pranzo, allenamenti, doccia, cena, svago, letto! Una routine che segna quasi tutti i giorni dell’anno, dove i passi sembrano ricalcarsi uno sopra all’altro con una perfetta sequenza, sempre uguale, con qualche piccola eccezione. Sono sicuro che quando rimetterò piede al Club tutti mi chiederanno informazioni sulla mia salute, sul motivo che mi ha costretto a stare a casa per otto giorni, e se ora sono definitivamente a posto. L’unica reale testimonianza sulla mia breve malattia è il certificato medico, ma come dico spesso, nessun dottore è in grado di capire come si senta una persona, nonostante lo stetoscopio e tutto quello che possa usare durante una visita. Senza dubbio sto meglio, è la mia faccia a dirlo, sono molto rilassato, ma contemporaneamente mi chiedo quanto durerà.

È per questo motivo che ancora mi domando, se non tornassi più? Che cosa accadrebbe? Quali reazioni scatenerei? Soprattutto che cosa lascerei? Sarei anch’io un ricordo pronto a svanire con il passare del tempo? Per rispondere dovrei veramente non tornare al mio posto, questa sarebbe l’unica verifica possibile! In tanti anni di insegnamento, ho visto migliaia di persone, decine di maestri, esserci e poi d’un tratto non esserci più, come se nulla fosse accaduto, normale come lo spuntare dell’alba dopo la notte. Dove sono ora, che cosa fanno, come sono diventate, quali pensieri agitano il loro cuore; forse siamo tutti destinati ad occupare appena un piccolo posto nella memoria altrui, da cui ogni tanto viene attinto qualcosa, per evitare che muoia senza rimedio. È questo che un po’ mi inquieta, tanti sforzi, tanta dedizione per essere soltanto un immagine che si fa sempre più piccola e sfocata, quasi impercettibile. Paradossalmente provo una certa invidia per i fantasmi, gli basta essere trasparenti per far pesare la loro presenza, pochi attimi di visibilità contro l’eterna possibilità di svanire nel nulla. L’uomo invece è costretto ad esserci sempre, a occupare il proprio posto dove tutti si aspettano di vederlo, fino a quando decide di lasciarlo e trasformarsi in un soffio, un alito di vento nella memoria di pochi. E se non tornassi più?

 

Andrea Villa

  1. sai quante volte ho fatto le stesse riflessioni…sognavo di morire per vedere che sensazioni avrei suscitato nelle persone che lasciavo…andrea io non ti conosco per niente ma considerando l’affinita’ che ho sentito a capodanno e il tuo modo di ragionare che e’ sicuramente anche nelle mie corde mi sento di dirti che stai attraversando un significativo momento di transizione
    sono certa che ne uscirai migliore ma forse i tuoi articoli poi non saranno piu’ cosi’ stimolanti
    un bacio ciao laura

  2. …..e se tu non tornassi più?…Già! Cosa ti accadrebbe? Chi ricorderesti fra tutti noi? Cosa porteresti nella tua nuova vita di tutte le nostre emozioni ed esperienze condivise? Come vedi le domande “rimbalzano” e l’eco di tante tue affermazioni mi torna in mente. Cercare tutte le risposte può essere un percorso, semplicemente il potenziale risultato delle tue scelte. E’ questo che vuoi? Nella mia esperienza fino ad oggi qualcosa o qualcuno ha spesso cambiato i miei progetti e le mie aspirazioni. E’ così per la maggior parte di noi umani che, a differenza dei fantasmi, siamo destinati a lasciare nell’animo di chi ci vive accanto solchi profondi, anzichè fugaci apparizioni. Rilassato ti ho visto di rado…..comunque sempre all’erta, è molto faticoso vivere così. Non ti affannare, lascia fare qualcosa al tempo; c’è sempre spazio per una piccola gioia, anche in situazioni difficili e dolorose, credimi. E SMETTI DI SPAVENTARE TUTTI I TUOI ALLIEVI! Me compresa, anche se non posso ancora tornare in campo, sic! Mi manchi. Anna

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