1 feb 2009

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L’articolo della settimana (23) I miei allievi

profQuesto piccolo articolo è dedicato ai miei allievi, a tutti quelli che almeno una volta hanno incrociato le racchette con me. Sono tante le cose che vorrei dire ai miei allievi, il tempo durante gli allenamenti è sempre poco, mai abbastanza per riuscire ad esprimersi fino in fondo. Voglio bene a tutti, senza alcuna preferenza, come vorrei che tutti fossero felici, a proprio agio con me e sul campo, per poter migliorare in maniera evidente. Spesso sono in difficoltà, perché non riesco a trovare il consiglio giusto, le parole in grado di alleviare le loro sofferenze, che arrivino direttamente al loro cuore. Allora è mia la sofferenza, sono io a domandarmi dove sto sbagliando, e quali rimedi occorrono per poterli aiutare concretamente. È per questo che spesso imparo dai miei allievi, sono loro a suggerirmi di diventare un insegnante migliore, ad accettare questa sfida senza paura, a crederci e non lasciare nulla di intentato. Mi piace giocare a carte scoperte, dire la verità, evitando l’inganno, cercando invece la trasparenza nei comportamenti, come possibilità di crescita non solo tecnica. Tra me e i miei allievi c’è un vero rapporto di parità, e non di subordinazione, di superiorità, di comando verso chi deve soltanto ubbidire; possono confessarmi ciò che desiderano, senza timore di essere giudicati o peggio rifiutati, io sono la loro stampella, sempre pronta a sorreggerli per aiutarli a camminare meglio.

A qualcuno questo comportamento non piace, perché preferisce tenere una certa distanza con gli allievi, creare una separazione indice di diversità con l’insegnante. I rapporti umani che funzionano sono costruiti sulla forza dei sentimenti, sulla presenza, sulla ricerca reciproca, sul bisogno di avere un punto di riferimento, senza il timore di mettersi nelle mani altrui. So di poter contare sui miei allievi, in qualunque momento, e questa fiducia mi fa sentire bene, e anche un po’ orgoglioso. Ai ragazzi non chiedo l’impossibile, quello che non sono in grado di dare, soltanto di essere sé stessi, di esprimersi liberamente, senza costrizioni o limitazioni, perché avere la ali tarpate è forse la cosa peggiore che possa capitare ad un giovane desideroso di spiccare il volo. Non ho bisogno di lavagna, gessetto, bacchetta per insegnare, nemmeno di un programma, perché conosco i miei allievi in profondità, come loro conoscono me, e questo è sufficiente per capire ciò che stiamo inseguendo sul campo da tennis. Il successo non è l’obiettivo primario, vincere o perdere non è il nostro pensiero più importante; la felicità invece ha un ruolo decisivo, su cui è necessario fermarsi per fare una riflessione, per capire se è questo il benessere che vogliamo.

Ai miei allievi vorrei dire un ultima cosa, non siete una mia proprietà, siete liberi di fare le vostre scelte, di sbagliare, di non capire, ma quando avrete bisogno di una mano per trovarla vi basterà incrociare il mio sguardo e io subito verrò da voi.

 

Andrea Villa

  1. emanuela says:

    Eh Andrea, magari tutti gli insegnati, professori e maestri in genere (in particolare quelli scolastici, ma anche i genitori) ragionassero e agissero così…sai quanti ragazzi sarebbero più stimolati, curiosi di imparare, di essere se stessi senza timori, senza autopregiudizio…e diverrebbero forse adulti migliori. Invece gli si chiede proprio l’impossibile, di essere ciò che non sono…e questo li fa sentire “sbagliati”, dei falliti, nella scuola prima, e spesso anche nella vita adulta poi. Per non parlare di quelli che la vita la assaporano appena e poi un giorno, sentendosi inadatti, magari per un brutto voto o un insegnante cinico o un genitore distante… vi rinunciano per sempre.
    La fiducia, basterebbe quella.

  2. magari fossero tutti come te!!
    leggendo le tue parole mi è venuta un pò di nostalgia…e tanta voglia di tornare a giocare!
    Grazie di tutto, sei veramente un ottimo maestro..

  3. Ti prego, continua così!! Non sai quanto sia importante e piacevole il fatto di potere contare su qualcuno che sia interessato alla persona e non al mantenimento di un rapporto gerarchico!
    è sempre piacevole venire a giocare sapendo di non trovare soltanto un maestro ma anche un aiuto e un amico!!
    Grazie! ;)

  4. Francesca says:

    sei un grande!!!! magari tutti gli insegnanti fossero cosi….
    ti ringrazio x essere come sei…..
    secondo me si impara di piu con il piacere e il divertimento….
    nn cambiare mai!!!
    xxxx Franci

  5. uomo nero says:

    cazzo più leggo i tuoi articoli più mi stupisco di come scrivi bene! sono pienamente daccordo con quello che hai scritto. il problema secondo me è che la gente non accetta le persone come sono ma le giudica per ciò che non sono. “accettare senza giudicare”:quando riusciremo a farlo avremo creato il mondo perfetto! peccato che questa non sia altro che una grandiosa utopia…le persone fanno ciò che è più facile e comodo e giudicare superficialmente è certamente più semplice di conoscere a fondo una persona (passare ore insieme a parlare, capire come ragiona, conoscere la sua storia, le sue aspirazioni, …)

  6. heii andre..
    ehh magari fossero tutti come te..sono molto fortunata ad averti come insegnante.. grazie a te le persone imparano divertendosi, ognuno al il suo modo di insegnare e il tuo è di certo uno dei migliori!!
    miraccomando rimani sempre così perchè grazie al tuo comportamento e al tuo modo di fare, stai dando tanto a tutti,anche a me!!! GRAZIE!!

    ciao ciao

    ele

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