13 Feb 2009

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La replica (24) Amicizia

amicoPubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 4 maggio 2008. Buona lettura!

 

Qualche giorno dopo la gita a Montecarlo, sono andato a vedere la finale di un torneo di quarta categoria, in cui era impegnato un amico; curiosamente il nome del circolo, Molinetto Country Club, ricordava quello dove avevo ammirato tra gli altri Federer e Nadal, anche se questa volta il livello dei giocatori era senza dubbio inferiore. Non vedevo Corrado su un campo da tennis da molto tempo; ci siamo allenati insieme, praticamente ogni giorno, per circa sei anni, periodo in cui abbiamo condiviso gli stessi sogni e speranze sportive. Ricordo alla perfezione l’impegno e la fatica profusi allora, eravamo parte di un ottimo gruppo di ragazzi che al Tc Ambrosiano cercavano di onorare con la massima dedizione, il privilegio di essere stati inseriti nel settore agonistico di un club molto prestigioso. Nonostante io fossi più vecchio di tre anni, giocavamo sempre insieme, e quando ci capitava di affrontarci in partita nessuno voleva perdere; tra di noi c’era un sano odio tennistico, una rivalità che ci spingeva a prevalere l’uno sull’altro: a pensarci oggi mi viene da ridere!

A Corrado dava fastidio il fatto di non riuscire a chiudere le sfide contro di me, anche quando aveva preso un certo vantaggio: io, grazie alla mia tenacia, pian piano rimontavo, e di norma finivo per vincere, lasciandolo ogni volta in preda a forti arrabbiature. Tuttavia l’unica volta in cui ci siamo incontrati in un torneo ufficiale, è stato lui a spuntarla, questo a testimoniare quanto poco valgano le partite durante gli allenamenti.
Le nostre carriere si sono sviluppate in maniera alquanto diversa, ma per alcuni aspetti hanno avuto qualcosa in comune: dopo aver raggiunto la nazionale, grazie alle vittorie sui migliori juniores italiani (tra cui un 60 60 inflitto a Alessio Di Mauro, entrato poi nei primi cento giocatori al mondo), Corrado passò un periodo di forte crisi, che gli impedì di progredire oltre, vanificando gli sforzi fatti in anni di duri allenamenti. Un campione mancato insomma, che si perde nel momento del salto di qualità definitivo, e finisce per smettere di giocare senza capire quanto talento abbia sprecato. Io invece ho continuato a gareggiare con risultati alterni e mai pienamente soddisfacenti, fino alla saggia decisione di dedicarmi all’insegnamento, senza rimpianti per una fase sportiva della mia vita da cui avevo avuto tanto.
Vedere giocare Corrado mi ha fatto molto piacere, dopo più di dieci anni di inattività, ha deciso di riprendere in mano la racchetta: quale modo migliore per ricominciare, scendere in campo per disputare un’altra volta una finale.
Mentre guardavo la partita, sorridevo osservando i suoi pregi e difetti; sembravano cristallizzati nel tempo, uguali a quelli che aveva a quattordici anni. Corrado ormai li conosce bene, ma riesce ancora a sorprendersi, e quando l’ho visto tirare di nuovo il “suo” diritto anomalo, un bagliore gli ha illuminato gli occhi: quanti ne ho dovuti subire mentre lo sfidavo, ora potevo gioire con lui.
Gli invidio la ritrovata voglia di fare tornei, anche lui ha ormai superato i trenta anni, il fisico non è più così reattivo, ma gli acciacchi non gli hanno impedito di vincere con merito, 76 60.
Ho applaudito, riempiendolo di complimenti, aspettava che gli dicessi qualcosa, il giudizio di un amico è sempre importante, ma la premiazione incombeva.
È stato Beppe Merlo (uno dei più grandi giocatori italiani di ogni tempo, due volte semifinalista a Roland Garros) a consegnare la coppa ai finalisti, e dopo un piccolo rinfresco, ci siamo dati appuntamento per la sera: avevamo una vittoria da festeggiare.
Dopo la cena è stato banale ricordare i vecchi tempi, di quello che poteva essere e non è stato, a quanto sudore buttato sul campo, alle partite già vinte e poi perse. Entrambi avremmo potuto avere un percorso tennistico diverso, le innate capacità che avevamo potevano farci raggiungere un livello di gioco superiore, e darci molte più soddisfazioni. Sono certo che alcuni errori, fatti comunque in buona fede, ci hanno condizionato parecchio, anche se forse giocare meglio a tennis non avrebbe potuto cambiare radicalmente la nostra vita.
In fondo è sempre il destino a decidere, impossibile andargli contro, se veramente avessi avuto la stoffa del campione, sarei riuscito a diventarlo, senza troppi ragionamenti e indecisioni.
Il tennis mi ha permesso di incontrare lungo la strada molte persone, almeno un amico vero l’ho trovato; magari un giorno cederò alla tentazione di tornare a giocare, lasciandomi convincere da Corrado, che non sa quanto sono diventato scarso! Siamo troppo amici per affrontarci in singolare, ma in doppio non eravamo tanto male, in fondo nella vita mai dire mai…


Andrea Villa

  1. Mi fa piacere che il vecchio “Curru” sia tornato a calcare i campi…in fondo nn smetteremo mai veramente di essere tennisti, almeno nello spirito…salutamelo calorosamente quando lo vedi…ciao Andrea

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