20 Feb 2009

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La replica (25) Bambini

bambiniPubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 13 luglio 2008; Buona lettura!

 

Che mondo strano quello del tennis, che mondo strano il mondo del tennis in Italia! Sta sempre di più assomigliando a quello del calcio, dove tutti si sentono in diritto di esprimere un’opinione, un giudizio, una teoria, naturalmente esatta e autorevole, pur avendo pochissime competenze. Girovagando per la rete a caccia di siti sul tennis da curiosare, è molto facile trovare centinaia di consigli su come allenarsi, non solo sul campo, ma anche dal punto di vista atletico e psicologico. Quello che mi stupisce di più è leggere pochi articoli scritti da persone del mestiere, con alle spalle studi e esperienze di un certo spessore, e tanti invece redatti da genitori alle prese con la carriera dei loro figli praticamente neonati! Così si scambiano su infiniti forum, consigli e suggerimenti sulle accademie, sui tornei, sulle tabelle di allenamento, sui maestri, sulla educazione sportiva dei ragazzi. Niente di male, in fondo internet è uno strumento di condivisone molto utile, se usato con saggezza, tuttavia trovo un po’ inquietante scoprire che i protagonisti di tante attenzioni siano bambini di 8, 9, 10 anni!

Ho sempre compreso con fatica la necessità della precocità in qualsiasi disciplina sportiva, negli ultimi anni la carriera di uno sportivo si è allungata parecchio, è possibile esprimersi a buon livello per un periodo più lungo rispetto al passato, allora perché imporre ad un piccolo atleta di comportarsi come un professionista in tenera età? Non voglio giudicare negativamente il comportamento dei genitori che provano a percorrere questa strada, preferisco rimanere un osservatore, nonostante sia un insegnante di tennis da undici anni. Un maestro a cui sono legato in modo particolare, mi ha spesso suggerito di lasciar fare alla natura, quando si accorgeva di un mio tentativo di bruciare le tappe con l’allievo di turno: un prezioso consiglio di cui mi ricordo ogni volta che sto per cadere di nuovo in questo errore. Mi spaventato i termini usati per argomentare l’addestramento dei bambini prodigio; parole complicate uscite dalla bocca di qualche scienziato, che mal si accompagnano a un gioco, perché di questo si tratta! Forse a molti genitori non interessa la felicità dei propri figli, piuttosto sembrano alle prese con un progetto, di cui sottovalutano l’aspetto più importante: si sta parlando di un altro essere vivente! Così i padri e le madri si scambiano titoli di libri, nomi di preparatori atletici e psicologi, guru più o meno famosi, metodi certificati e non, tutto per tentare l’impresa: avere in casa un campione, magari prima degli altri! Che infinita tristezza! Forse sto esagerando, ma il pensiero di un’infanzia rubata non è solamente una sensazione, anche perché molte volte il talentato bambino non lo è così tanto!
Non intervengo mai in questi dibattiti sulla rete, preferisco leggerli nella speranza di trovare qualche invettiva sensata in cui si ricordi di non andare oltre, di lasciare ai ragazzini una crescita normale.
Avere delle capacità sopra la media è già un peso non facile da sopportare, da gestire, figuriamoci se poi queste abilità sono forzate ad uscire, coltivate non secondo natura, ma con la fretta di chi non vede l’ora di esporre tanto risultato!
È un mondo strano quello del tennis, ne sono convinto pur facendone parte da 25 anni; è un mondo fatto di tante parole, di tante persone, di tanta bellezza; non sprechiamo questo patrimonio per rincorrere un sogno vuoto, riempiamolo invece con equilibrio e saggezza, tempo e attesa, trasparenza e verità!


Andrea Villa

  1. uomo nero says:

    egoismo.è il genitore che vuol vedere il figlio andare avanti o dove lui stesso ha fallito o semplicemente per poter dire “è mio figlio”.il piacere e i desideri del figlio passano in secondo piano (cosa vuoi che capisca un bambino di 8 anni?fa quello che vogliono i genitori)
    il figlio pressato quando arriva a 15 anni molla tutto e dice vaffancuo

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