22 feb 2009

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L’articolo della settimana (26) Vivere in una cornice

campoVivo in una cornice, vivo in una cornice rettangolare. 23,77 metri di lunghezza, 10,97 di larghezza, sono queste le sue dimensioni, sono ventisette anni che mi ospita. Non credo che potrei chiamare un altro posto casa, in nessun luogo riesco a trovarmi a mio agio come nella cornice. Non ci sono porte da aprire, finestre da spalancare, recinzioni da superare, soltanto linee da calpestare con rispetto, e attenzione. Bianche e dritte, disegnate alla perfezione, delimitano lo spazio dove mi muovo con sicurezza, dove posso camminare, correre, saltare e anche danzare. Non so chi le abbia tirate per la prima volta, e forse nemmeno mi importa, stanno lì per terra a indicare la direzione che desidero seguire, mentre tutto intorno il mondo sembra far finta di nulla. Avanti e indietro, destra e sinistra, conosco ogni centimetro di quello che toccano i miei piedi, potrei chiudere gli occhi, oppure coprirli con una spessa benda, ma sono sicuro che non riuscirei a perdermi. Nel mezzo c’è una rete a cui spesso mi avvicino, perché da quella posizione tutto sembra più facile, più grande, più raggiungibile;

so di non poterla toccare, è vietato, allora nei pochi momenti di pausa la sfioro con delicatezza, come si fa con la mano di chi si ama senza alcun dubbio. Sopra le sue maglie perfettamente cucite, volano stelle tonde che schizzano da una parte all’altra, prima di cadere e rialzarsi, cadere e rialzarsi, fino a morire intrappolate negli stretti buchi della rete. Questo spettacolo è un regalo che mai mi stanco di ricevere, lo scarto con infantile gioia, pur sapendo di trovare ogni volta la stessa sorpresa. Baciato dal sole, punto dalla pioggia, scosso dal vento, le stagioni sono una dolce compagnia, mi scuotono i capelli, attraversano gli occhi, toccano la pelle: io offro me stesso in cambio di un po’ di agognata felicità.

Dentro la cornice c’è posto per tutti, pochi si sentono veramente bene, quasi nessuno si ferma per molto tempo, meglio forse essere solo di passaggio, per evitare di non uscire più.

 

Andrea Villa

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