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L’articolo della settimana (28) Di chi fidarsi?
Uno dei motivi principali che mi hanno spinto a creare un sito, è stato quello di poter lasciare una testimonianza del mio lavoro, affinché ci fosse una vera corrispondenza tra le cose fatte in campo e quelle semplicemente dette. In questo modo sarebbe stato più facile instaurare un rapporto di fiducia con gli allievi, e per me più complicato e poco produttivo avere pensieri diversi da quelli spesi ogni giorno sul campo. Potersi fidare di un insegnante è fondamentale se si desidera seguire ciò che ha da proporre, ma da parte sua deve trasparire un’autentica sincerità, non soltanto in quello che spiega, ma soprattutto nei suoi comportamenti. Sono sempre molto attento a valutare come agiscono le persone, quello che dicono, perché il rischio di vedere tradita la propria fiducia è spesso alto, spiacevole e fonte di sofferenza. Di chi fidarsi? Delle persone che senza apparente motivo cambiano idea? Che suggeriscono agli altri di agire in un modo, mentre loro stessi possono fare esattamente il contrario? Di chi è forte con il debole e debole con il forte? Di chi mente con leggerezza? Di chi si dimostra avido e scarsamente generoso?
Di chi non fa mai uno sforzo di comprensione per capire i problemi altrui? Di chi sistema ogni cosa solo per avere un vantaggio? Di chi non è disposto ad ascoltare? Di chi non riesce a spendere un complimento per le azioni degli altri? Voglio fermarmi qui. Nonostante la mia naturale predisposizione a cercare ciò che di buono c’è nelle persone, spesso alcune di quelle domande mi invitano a fare una riflessione, bloccando il processo che porterebbe alla giusta dose di fiducia. Durante le partite di torneo giocate senza arbitro, è necessaria la buona fede nei confronti dell’avversario e delle sue chiamate; ma quando comincia a sorgere il dubbio che non sia veramente corretto allora qualcosa si incrina, un piccolo avviso ci fa stare più attenti del dovuto, ed ogni punto rischia di diventare momento di spiacevoli discussioni. Di chi fidarsi? Delle persone coerenti, di quelle sincere e aperte. Di chi cerca di essere un esempio, di capire gli altri come tenta di comprendere sé stesso. Di chi ha un cuore generoso senza chiedere nulla in cambio. Di chi è capace di sbagliare e lo ammette, di chi ascolta quello che abbiamo da dire senza giudicare. Degli avversari che quando la pallina pizzica la riga ti guardano e dopo aver sospirato dicono che la palla era ottima!
Andrea Villa

Caro maestro ti ringrazio veramente molto di scrivere perchè i tuoi scritti hanno la capacità di suscitare in me una più vivida attenzione alle cose, alle persone e ovviamente al tennis. Spesso quando leggo ciò che scrivo mi porto a casa qualcosa di utile e prezioso e per questo ti ringrazio, di condividere anche con me i tuoi pensieri, i tuoi dubbi e le cose che hai imparato nel corso della tua vita, in modo tale che io le possa verificare con quello che invece ho sperimento nella mia di vita.
Luca
Per un errore di battitura ho scritto nel commento “ciò che scrivo”, anzichè “ciò che scrivi”. Chiedo scusa.
io penso che non ci si debba fidare di nessuno esclusi i tuoi familiari.Questi atteggiamenti dell’uomo penso siano causa proprio dell’essere uomo.Per spiegarmi meglio penso che in fondo in fondo ogni persona covi dentro di sè sentimenti di astio che se sommati in grande quantità ci portano a giocare dei tiri mancini giusto per il gusto di vendicarsi di quella persona che in passato ci ha fatto molti torti magari anche a sua insaputa……….
caro alessio, fidarsi di una qualsiasi persona è sempre rischioso, ma inevitabile se si vuole avere dei rapporti umani di una certa soddisfazione. può capitare di covare sentimenti negativi anche per lungo tempo, ma questo non significa di per sè doverli trasformare in vendetta. è molto duro da accettare il tradimento ad opera di un famigliare, di un vero amico, o di una persona che si ama sinceramente. quando accade provoca in noi rabbia e risentimento, ma la via della comprensione e del perdono è l’unica strada da percorrere, per evitare di trasformarci da vittime in carnefici, rischiando così di alimentare ancor di più l’astio verso gli altri.
Andrea Villa