11 Mar 2009

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Speciale (11) Uscire puliti

lavatriceChi non sa a che cosa serve la lavatrice; chi non sa a che cosa serve la lavastoviglie. Entrambi sono elettrodomestici utili a pulire, a togliere macchie, a far ritornare vestiti, piatti, bicchieri e posate nella condizione di essere utilizzati di nuovo. Naturalmente a volte lo sporco risulta difficile da eliminare, allora può capitare che rimangano aloni, segni visibili di una pulizia non perfetta, costringendoci così a buttare via le cose rimaste macchiate senza rimedio. Un capo di abbigliamento rovinato, una tovaglia o un piatto da cambiare, non provocano un grande dispiacere, in fondo possono essere sostituiti con facilità, ma quando sono le persone a sporcarsi con azioni riprovevoli, è sufficiente affidarsi ad una lavatrice, ad una lavastoviglie? Come fare per cancellare i comportamenti disdicevoli? Con un detersivo? Con un lavaggio a 90°? E se poi le macchie dovessero rimanere in bella vista? Dovremmo buttare via chi ha commesso qualcosa di deplorevole? Forse il punto non è nemmeno questo. Spesso ho l’impressione che alcuni, abbiano l’innata capacità di restare sempre lindi, pur macchiandosi in continuazione, ed in maniera piuttosto evidente.

Nessun lavaggio è necessario, nessun detersivo speciale deve arrivare in soccorso, qualunque cosa combinino non hanno mai bisogno di una bella pulita. Azionare la centrifuga è un ottimo rimedio per rivoltare i vestiti, per attaccare a fondo la sporcizia, per permettere al detergente di operare con efficacia, quasi con violenza. In fondo è una specie di ritorno ad uno stato precedente, un tentativo di essere di nuovo puri, fino a quando non è più possibile, e allora l’unica cosa da fare è gettare tutto nel cassonetto dei rifiuti. Quando non si prova più vergogna per i propri comportamenti sbagliati, significa non voler più cancellare lo sporco che ha intaccato il cuore: una macchia indelebile da indossare per sempre.

 

Andrea Villa

  1. Una volta macchiati non si torna più puri. Ma non provare più vergogna per i propri errori significa scaricare le proprie colpe sugli altri in attesa di gettare tutto nella spazzatura, illudendosi di trovare una nuova vita.

  2. sergio says:

    La vergogna è una dimensione della propria vita, bisogna accettarla e capirla.
    Non necessariamente bisogna provarla per sempre e bisogna viverla come una fine. Non si getta mai niente del passato, rimane tutto vivo, alcune volte le sensazioni passate sono più forti nel ricordo.
    Abbiamo una vita sola, non esistono nuove vite o diverse. Bisogna vivere una sola vita, siamo attori improvvisati, senza copione.

  3. La vergogna è un attimo scaturito dalla consapevolezza di un errore fatto nei confronti di qualcuno o qualcosa, anche contro se stessi. Dovrebbe servire ad accettare e capire l’errore. Accettare e capire un errore significa trovare un modo per rimediare all’errore o per evitare di commetterlo nuovamente in futuro…una bella strada per migliorarsi.
    accettare e capire la vergona sembra quasi un: “vabbè, ho sbagliato…pazienza…”…da questo punto di vista è ovvio che non bisogna provarla per sempre o considerarla una fine.

  4. C’è una vergogna sana, che accomuno alla timidezza, al pudore, all’educazione; è quella che blocca i nostri slanci, ma anche ci impedisce di commettere errori irrimediabili, da cui non si può più tornare indietro. mi indigna invece la mancata vergogna per le azioni scorrette, deprecabili, disdicevoli, e il malcostume di considerare alcune persone intoccabili, qualunque cosa facciano.
    Andrea Villa

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