3 apr 2009

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La replica (29) Montecarlo 2008

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Pubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 27 aprile 2008; buona lettura!

 

La sveglia suona implacabile alle 4:30 del mattino; subito prendo in mano il cellulare e telefono a Marco per tirarlo giù dal letto: tra tre quarti d’ora devo passare a prenderlo sotto casa. Dopo una velocissima colazione mi preparo e scendo, tiro fuori l’automobile dal box e carico la prima passeggera, Antonella, che per fortuna abita di fianco a casa mia. È notte, Milano è deserta, sono pochissime le persone che incontriamo lungo la strada: alle 5 in punto citofoniamo a Chiara e suo cugino Marco, pochi minuti di attesa e rapidi ripartiamo. L’altro Marco ci mette un po’ a scendere, non è bastato averlo svegliato prima dell’alba con una telefonata, comunque siamo in anticipo, la sua lentezza non è un problema. Arriviamo al punto di incontro poco prima della partenza, il pullman non c’è ancora, ma davanti al Quanta Sport Village sono tutti pronti per la gita. Mia sorella Elisa, che insegna lì, ci accoglie insieme alla maestra Emanuela Zoni responsabile della scuola tennis, è tutto pronto, i campioni ci stanno aspettando.

Purtroppo il tempo non promette bene, nelle ultime settimane ha piovuto spesso, l’aria è fresca, speriamo che a Montecarlo ci sia il sole. Dopo circa due ore di viaggio ci fermiamo per una breve sosta all’Autogrill, un caffè ci voleva proprio, per caricarmi un po’; un paio di battute di spirito con Marco e mia sorella e di nuovo in marcia. Arriviamo a destinazione verso le 11, un timido sole si affaccia sulla costa, buttiamo un occhio sul Principato, mentre non vediamo l’ora di scendere per sgranchirci le gambe.
Gli yacht attraccati al porto, le tribune in costruzione per il prossimo Gran Premio di Formula 1, ci ricordano di essere in un luogo particolare, dove il lusso è semplicemente una abitudine.
Finalmente raggiungiamo il parcheggio dei pullman, e dopo poche centinaia di metri a piedi siamo davanti al Country Club; siamo più di settanta persone, qualche raccomandazione al gruppo è necessaria, tra cui quella di ritrovarci alle 18 davanti all’uscita numero 3, poi entriamo per goderci lo spettacolo tanto atteso.
Abbiamo i biglietti per il Campo dei Principi, chiamato anche centralino, non per il Centrale, a me non importa, non ho preferenze, qualunque incontro andrà bene. La comitiva si disperde subito, io con Marco, Antonella e Elisa ed un paio di suoi allievi, faccio un primo giro tra i campi di allenamento; scoviamo i gemelli Bryan, prima coppia di doppio al mondo, mentre palleggiano tranquillamente senza badare al baccano del pubblico. Quanta gente attorno ai campioni, Antonella tira fuori la macchina fotografica e comincia ad immortalare un po’ tutto. Decidiamo di spostarci verso il villaggio degli sponsor, tra magliette, racchette, poster, porta chiavi, vorrei comprare tutto, ma ho tempo, meglio aspettare il pomeriggio.
Intanto sul nostro campo c’è Marat Safin contro Xavier Malisse, riusciamo a vedere solamente l’ultimo game; vince il russo, lo aspettiamo per un autografo, ma è tale la ressa intorno a lui che gli facciamo soltanto un paio di foto veloci. È quasi l’una, scegliamo di mangiare qualcosa, ci sediamo a un tavolino: una gradita pausa prima di assistere all’incontro tra l’italiano Andreas Seppi e l’argentino Agustin Calleri.
A stomaco pieno ci avviamo verso la tribuna e incontriamo Massimo Sartori, coach di Seppi; mia sorella lo conosce bene, ci fermiamo a scambiare due parole, prima della partita. È una persona squisita, veramente gentile e umile, Antonella scatta una foto, poi lo lasciamo andare a seguire il suo protetto. Il centralino è molto piccolo, si vede molto bene, i campioni mi impressionano per la facilità con cui si muovono e colpiscono; che goduria poterli osservare da quella distanza.
Seppi vince chiudendo con un passante di rovescio fulminante, bravo Andreas, da italiani esultiamo insieme a lui. Ci arriva una voce, verso le 15 Federer e Nadal saranno in campo per un breve allenamento, ci alziamo per spostarci, in fondo non possiamo andar via da Montecarlo senza averli visti anche solo per poco. È ancora presto, nel villaggio compriamo una maglietta ricordo, e incontriamo alcuni amici maestri con i loro allievi al seguito. Mi fermo volentieri a fare quattro chiacchiere, sentire opinioni diverse dalla propria è sempre piacevole, questa giornata deve servirmi come aggiornamento professionale.
Nadal ha iniziato a palleggiare, una fiumana di persone si sposta per ammirarlo, molti si attaccano alla recinzione, la sicurezza fatica a tenerli a bada, è praticamente impossibile ritagliarsi uno spazio per vedere il secondo giocatore al mondo tirare “quattro palle”.
Allora, sempre con il fido Marco al seguito, andiamo a vedere un doppio: Ferrer (numero cinque al mondo) e Acasuso contro i sudafricani Coetzee e Moodie; che spettacolo! Sono strabiliato, il gioco al volo mi lascia incantato, gli schemi dei quattro giocatori sono perfetti, spesso applaudiamo le loro prodezze!
Questa volta è Federer a catalizzare la nostra attenzione, due campi più avanti ha cominciato ad allenarsi, chi non è riuscito a seguire Nadal corre verso lo svizzero: lo facciamo anche noi, abbandonando il doppio. Purtroppo Roger è su un campo senza tribuna, forse per non essere disturbato, lo vedo un po’ da lontano, senza quasi accorgermi che sotto i miei occhi Davydenko sta giocando con il fratello, che gli fa da coach. Palleggiano divinamente sulla diagonale del rovescio, quattro colpi incrociati ed un lungo linea di chiusura: entrambi non parlano, sono molto concentrati, chiamo Antonella che scatta qualche foto, mentre io e Marco rimaniamo stregati dalla scioltezza del russo. Tuttavia il momento più bello della giornata deve ancora arrivare, sul Campo dei Principi sta per giocare il primo turno del doppio Santoro; il francese è forse il tennista più spettacolare e curioso del circuito, capace di colpire la palla con qualunque presa ed effetto.
Naturalmente rientriamo sul centralino, Santoro e Mathieu contro Benneteau e Mahut, un derby di Francia che ci apprestiamo a gustare. Le nostre aspettative non vengono tradite, alcuni scambi spettacolari ci fanno saltare sulla sedia, quasi mi viene voglia di tornare a fare tornei, ma è solo un attimo per fortuna, meglio guardare e basta! Con il punto secco su 40 pari, l’incontro scorre veloce, Santoro e Mathieu sprecano tre match point, prima di perdere il secondo set. Invece del terzo si disputa un tie break lungo ai dieci punti, che vincono Benneteau e Mahut: applaudiamo convinti, sono quasi le sei della sera, è ora di raggiungere l’uscita. La fame si fa sentire, io e Marco scattiamo per comprarci delle patatine, poi raggiungiamo il gruppo per un rapido appello, ci siamo tutti.
I ragazzini sono ancora su di giri, si scambiano gli autografi dei campioni, nei loro occhi brilla autentica la passione per il tennis, un fuoco che oggi hanno alimentato in maniera evidente.
Il pullman ci aspetta, riprendiamo i posti dell’andata, il traffico nel Principato è notevole, impieghiamo quasi un’ora per attraversarlo, non prima di passare sopra il Country Club e goderci per l’ultima volta lo spettacolo del torneo.
Il viaggio procede senza intoppi, un paio di film ci rilassano, mentre una provvidenziale sosta all’Autogrill, placa lo stomaco e i suoi lamenti. Le facce dei ragazzi sono stanche ma felici, questa sarà una giornata da ricordare e raccontare, sognando magari in futuro di poter tornare da giocatori.
È da poco passata la mezzanotte quando entriamo al Quanta Sport Villane, saluto i compagni d’avventura, compresa mia sorella, e riporto a casa Chiara e suo cugino Marco, poi l’altro Marco e infine Antonella, contenta di aver scattato duecento cinquanta foto.
Quando spengo il motore dell’auto sono esausto, piano apro la porta di casa per buttarmi subito nel letto! Nonostante la lunghezza, la gita sembra essere volata, e mentre tento di prendere sonno penso a tutto quello che ho visto, a quanto sia bello giocare a tennis così bene; sono tornato con un piccolo tesoro, domani lo dividerò con i miei allievi, sono certo che sarà un dono gradito.


Andrea Villa

 

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