8 Apr 2009

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Speciale (15) Carte truccate

jokerHo pescato un jolly; la carta perfetta, il giusto incastro per dare una svolta al gioco, e trovare un senso alla mia pessima partita, una partita da perdente. Trattengo a stento l’emozione, il mio volto tenta di indossare la maschera del vero giocatore, quello che non mostra mai i propri sentimenti, abituato ad ogni tipo di bluff. Tuttavia non sono abbastanza bravo, devo sforzarmi, comandare ogni piccolo gesto del viso, degli occhi, della bocca, impedire al sudore di esplorare la fronte, controllare che le mani non decidano di darsi un tremore, un piccolo fatale tono. Forse è l’insicurezza a provocare tutti questi ragionamenti, il varco aperto da quella pescata, il jolly che arriva a sorridere a me, ci credereste? Sono io il primo a doverci credere, a convincere me stesso di avere avuto un pizzico di meritata fortuna, una botta alla ruota che mai si era fermata davanti alla mia faccia. Aspettare il momento giusto, aspettare il momento giusto, aspettare il momento giusto per usare ciò che il destino mi ha appena regalato: non è una preghiera, un’invocazione agli dei affinché rimangano a me favorevoli, semplicemente una scelta, una mossa da fare per far crollare gli avversari, svelando le carte che nelle mani iniziano a scivolare, ansiose di posarsi sul tavolo, ed assolvere il loro compito.

Ecco ora tutti stanno per passare dall’altra parte, sgambettati, spinti finalmente nelle fauci della sfortuna, bruciati dal drago che terrorizzava soltanto me, nell’angolo di chi non può reagire. Butto la mia giocata sicuro, la risata del joker diventa uno specchio in cui rivedermi, la vendetta del mostro trasformato in eroe, non ho bisogno di parlare, le carte vincenti sono la voce a cui affidare i miei sogni. Tuttavia gli avversari non stanno a guardare, sono già pronti ad affrontare ogni mossa, a ribattere con il giusto trucco, preparato chissà da quanto tempo: quattro jolly cadono a far compagnia al mio, accerchiato, aggredito, battuto con facilità. Capisco la falsità di quelle carte, appena tento di muovermi, sotto il tavolo sento il click di veloci pistole, a cui non posso sfuggire, che aspettano solo di colpirmi alle spalle. Allora non ho più scelta, nessun posto dove andare, nessuna possibilità di uscirne vivo: continuo a giocare, a pescare un solitario jolly, illudendomi di poter essere un vincente, inchiodato dagli sguardi dei bari seduti accanto a me.

 

Andrea Villa

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