24 apr 2009

Postato da in Repliche | 0 commenti

La replica (31) Oltre

oltrePubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 10 febbraio 2008; buona lettura!

 

I primi segnali di primavera si sono avvertiti nella settimana appena conclusa; la pioggia battente ha lasciato il posto al sole, la temperatura si è alzata di qualche grado, le nuvole sono scomparse. Durante l’inverno il grigio domina le giornate di Milano, esso sembra appiattirsi sull’asfalto, e insieme alla nebbia inghiotte tutto quello che incontra. Una mattina mentre mi stavo recando al circolo, la viva luce del sole mi ha messo di buon umore; il cielo era così sereno che in lontananza si potevano vedere le montagne. Allora mi sono fermato per godermi lo spettacolo, un evento raro da non farsi sfuggire; i monti sembravano lontani, ma vicini allo stesso tempo, imbiancati dalla neve che presto si sarebbe arresa alla primavera. Quel magnifico orizzonte mi aveva rapito, ma i miei occhi volevano andare oltre, per scoprire che cosa ci fosse dietro; sento sempre il desiderio di vedere più in là, non mi fermo soltanto dove può arrivare la vista.

In quel momento ho immaginato di superare le montagne, per trovare qualcosa, e poi ancora, fino a raggiungere la strada verso l’infinito. Tuttavia dovevo andare a lavorare, mi aspettava un’altra giornata di tennis, non potevo indugiare oltre. Nel pomeriggio mi sono sistemato sul solito campo, è dura giocare per sei mesi al coperto, a volte sento la necessità di evadere. Quando i ragazzi hanno iniziato le loro partite, mi sono rifugiato in un angolo, è la mia prospettiva preferita, da quella posizione posso osservare ogni cosa senza essere di disturbo, una presenza necessaria la mia, ma meno invadente possibile. Gli scambi erano di mio gradimento, mentre il gioco si faceva più combattuto, di nuovo ho sentito il bisogno di guardare oltre, di vedere al di là del presente. Questa volta l’immaginazione mi ha portato nel futuro, un balzo nel tempo per farmi scoprire come sarebbe diventato quello che avevo davanti occhi: andare così lontano è per me una necessità. L’allenamento ormai era terminato, i ragazzi stavano lasciando il campo, avevo un po’ di pausa, una boccata d’aria mi avrebbe fatto sicuramente bene, fuori c’era ancora luce. Il sole si avviava al tramonto, tuttavia il cielo aveva conservato la bellezza del mattino, l’ho osservato pensando alla serata che mi aspettava: un amico mi aveva invitato a fare quattro chiacchiere, non lo vedevo da tempo, avevamo molte cose da raccontarci. Sono uscito di casa in anticipo, e mentre percorrevo la strada verso il punto d’incontro, non ho potuto fare a meno di puntare lo sguardo verso l’alto: le stelle avevano attirato la mia attenzione. Subito mi sono venute in mente le montagne viste all’inizio della giornata, ora coperte dal buio della notte; poi ho pensato a quello che mi era successo in campo, istintivamente ho allungato una mano come per tentare di afferrare una di quelle stelle: sono arrivato solamente a sfiorare la luna. In quel momento ho capito di poter giungere molto lontano, e che se un giorno mi fossi allungato un po’ di più, avrei potuto agguantare ogni cosa. Ritratta la mano, ho continuato a camminare, un amico mi stava aspettando, di lì a poco l’avrei visto avvicinarsi all’orizzonte, non avevo bisogno, per trovarlo, di andare oltre.


Andrea Villa

Lascia una risposta.