1 Mag 2009

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La replica (32) Dopo un concerto

brucemiPubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 29 giugno 2008; buona lettura!

 

Ci sono notti in cui è solo il sonno ad attenderti, e sei così stanco che nemmeno i sogni hanno voglia di venirti a trovare, in fondo non potresti ricordarli. Ci sono altre invece, dove riesci a toccare la vita nella sua essenza, e pensi che il tempo sia soltanto una fastidiosa invenzione, mentre tenti di fermarlo, nonostante corra più veloce dei tuoi desideri. Per fortuna ci sono i ricordi, conservati con forza, a farci tornare indietro, a far rinascere sensazioni, a convincerci di aver attraversato qualcosa di speciale, che purtroppo è volato via veloce come un battito di ciglia. Mi piace camminare, mercoledì l’ho fatto per un lungo tratto in solitudine e in silenzio, ascoltando con curiosità le voci dei passanti, che come me cercavano di ritrovare la strada verso casa; ognuno di loro esprimeva un’opinione, e tra slanci e sorrisi immetteva nell’aria di Milano una dose di felicità capace di curare la malinconia di una città ormai addormentata fra le braccia dell’afa estiva.

Io accoglievo queste parole come fossero una medicina buona, pur sapendo che i suoi effetti sarebbero svaniti qualche giorno dopo, come del resto è successo; in quel momento ho ripensato alla mia giornata, al lavoro fatto in maniera distratta, alle telefonate degli amici, alla corsa verso lo stadio, al conto alla rovescia per l’inizio del concerto, e poi in un lampo l’ultima nota. A notte fonda mi sono fermato in un bar per bere qualcosa, la sete mi aveva riportato per un istante alla realtà, a preoccuparmi di come mi sarei svegliato il mattino dopo, alle energie necessarie per affrontare un’altra dura giornata; sopra il bancone un grande orologio fissava i pochi clienti, tra cui era impossibile non riconoscere chi aveva fatto la mia stessa strada. Avrei voluto arrampicarmi sulla parete, e far tornare indietro le lancette, pur sapendo che certe magie sono irripetibili, e se non lo fossero, forse non sarebbero così vere. Una ragazza guardando la maglietta che indossavo mi ha sorriso, ho ricambiato cercando di fissare il suo volto, magari un giorno ci ritroveremo in un altro bar, in un’altra città, dopo un altro concerto: sono queste le illusioni di cui abbiamo bisogno, soprattutto di notte, quando il buio nasconde le nostre incertezze, le paure, la solitudine. Stringevo forte il bicchiere tra le mani, come se volessi aggrapparmi a qualcosa, la stanchezza cominciava a farsi sentire, e tra un sospiro e l’altro scorrevo le canzoni una alla volta, sfidando la mia memoria; istintivamente ho alzato un dito verso il cielo, il barman mi deve aver preso per matto, oppure ha capito che cosa stessi indicando: un istante di felicità durato tre ore. Quando ho finalmente raggiunto l’automobile, ho infilato l’autoradio e tirato giù i finestrini; come avrei voluto avere una decappottabile e sfrecciare veloce sentendo soltanto l’aria tra i capelli. Non so quanto tempo ho impiegato per arrivare sotto casa, ad ogni semaforo che mi obbligava a fermarmi, mi sembrava di vedere tanti volti conosciuti, tutti in grado di raccontarmi con uno sguardo la loro notte magica, fatta di musica e libertà. Nel letto mentre tentavo di prendere sonno, mi sono venute in mente parecchie cose, e ho capito che per una volta la realtà aveva superato il sogno, una realtà chiamata Bruce Springsteen.


Andrea Villa

  1. Hi! Thanks for visiting my website. 🙂

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