13 mag 2009

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Speciale (19) Toccare il fondo

fondoA volte le cose possono peggiorare. Capire le motivazioni, distribuire le colpe un processo difficile. Intanto le cose continuano a peggiorare, fino a quando si arriva a toccare il fondo. Mai si vorrebbe precipitare, trovarsi a terra, senza altra via d’uscita; eppure durante la caduta si è coscienti di quanto sta accadendo, ma non si riesce a fermare gli eventi. È necessario mettere un freno, trovare un rimedio, una soluzione, un toccasana, una cura, una svolta: una sola di queste cose se usate con efficacia evitano il peggio, ritrovarsi sul freddo fondo. Invece ogni tentativo si dimostra debole, incapace di modificare la situazione, di invertire la direzione presa. Nella confusione si cercano ovunque consigli, appigli, aiuti; tutti sembrano allungare una mano, che nel momento del vero bisogno viene tirata indietro: chi vorrebbe andare a picco insieme ad altri? Allora la discesa prosegue, diventando quasi una abitudine, un solitario viaggio fino a toccare il fondo, dove è possibile soltanto rialzarsi.

Lo sguardo subito viene rivolto verso l’alto, per trovare la strada che permetta di risalire, ed abbandonare il punto più basso; le mani cominciano a cercare un punto di appoggio, ma faticano a tenere la presa: tornare su è più difficile che scivolare verso il fondo. Poi una voce invita ad abbandonare l’impresa, a favore di una nuova quanto facile via; il dubbio si insinua come un serpente tentatore, mentre ancora si tenta di arrampicarsi. A volte le cose possono peggiorare, anche quando si è già toccato il fondo; allora si comincia a scavare, a non rivolgere più lo sguardo verso l’alto, verso la speranza di tornare su. Scavare per trovare un altro fondo, per scavare di nuovo e trovare un altro fondo, per scavare di nuovo e trovare un altro fondo, fino a confondere lo scavare con il risalire.

 

Andrea Villa

  1. luca foppoli says:

    “niente al mondo può impedire al sole di risorgere”. l’unico modo per cui questo avvenga è rimanere nascosti nell’ombra, timorosii. solo quando lasceremo al sole la possibilità di illuminarci e mettere in risalto le ferite sul nostro corpo martoriato, solo allora riusciremo a vedere anche le cicatrici, sottili linee bianche che testimoniano un’altra caduta, il ricordo di un’altra scalata sulle pareti di un altro pozzo, memoria della forza che ci ha permesso di scavare appigli dove appigli non c’erano e di risalire….in alto, più in alto, ancora più in alto, sempre più in alto, fino a spiccare il volo sotto i raggi di un nuovo sole

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