17 mag 2009

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L’articolo della settimana (38) Torta ai fiori di sambuco

sambucoI fiori di sambuco si raccolgono in primavera, verso maggio e si trovano facilmente nelle nostre campagne. Si lasciano seccare su un foglio di carta fino a quando sono ben asciutti e secchi, per poi sbriciolarli con le mani. Allora sono pronti per essere utilizzati come ingrediente per fare una vecchia torta, in cui i fiori di sambuco sono il tocco che la rende squisita. La storia che sto per raccontare non ha il suo inizio in primavera, quando la natura avvolta dal sole rinasce, dopo aver superato il letargo invernale; ha il suo nascere verso il tramonto dell’estate, a fine agosto, quando tutti stanno per rientrare dalle vacanze, pronti a raccontare quello che hanno appena vissuto. Ero a casa, per il terzo anno consecutivo Milano era stata la mia località di villeggiatura, niente mare, nessuna montagna, campagna, lago: in città a fare lezione ai pochi superstiti. Ero a casa mentre ho sentito il telefono suonare: una voce amica mi chiedeva se ero disposto a fare lezione ad un vecchio socio, tornato dalle ferie e voglioso di riprendere a giocare. Naturalmente ero disponibile, anzi l’unico ad essere disponibile, dato che gli altri maestri erano tutti ancora in vacanza. 

Conoscevo il socio in questione, l’avevo visto spesso giocare con altre persone, ed ogni tanto era capitato di scambiare poche parole al bar, mentre si prendeva il caffè. Sono sempre un po’ teso quando devo fare lezione ad un nuovo cliente, soprattutto se ha già passato altri insegnanti, perché temo un po’ il confronto. Invece quando siamo scesi in campo abbiamo cominciato a parlare amabilmente, come se ci conoscessimo molto bene. Tornava a giocare dopo i tre mesi estivi, si sentiva parecchio fuori forma e in difficoltà, tuttavia dimostrava grande volontà, che a ottanta anni non è facile avere! Pian piano ho cercato di rimetterlo in palla, di farlo muovere sempre di più, di fargli ritrovare il diritto, e allenargli il rovescio, che arrivava a mala pena vicino alla rete. Nelle pause, necessarie per permettergli il giusto recupero, abbiamo incominciato a confrontarci su tante cose, trovando punti in comune, inattesi quanto piacevoli, nonostante la differenza di età. Io trentenne quasi ero in imbarazzo a dover insegnare ad una persona di tanta esperienza, colta e dotata di rara intelligenza; ho capito di avere un’occasione importante, da affrontare con il giusto spirito. A volte mi sono chiesto quanto deve essere difficile trovare la forza di fare sport in vecchiaia, quanto deve essere stancante, e forse un po’ triste, nel momento in cui le gambe cedono, e non permettono più le corse fatte in gioventù. Durante l’inverno sono stato male, non mi capitava da parecchio tempo; Giorgio è stato una delle prime persone a chiamarmi per sapere come stavo, e quando sarei tornato. A lui ho confessato il desiderio di non tornare a lavorare, la stanchezza di tanti anni passati sul campo, i dubbi sulla mia vita; forse solo al crepuscolo si riesce a comprendere certi sentimenti, e si è in grado di dare il giusto consiglio. Mi ha persino regalato alcuni dei libri che ha scritto, facendomi una simpatica dedica, al maestro dal suo allievo più vecchio: in realtà posso affermare con tranquillità che tra noi due è lui il vero maestro! Siamo arrivati a maggio, continuiamo a giocare, il lunedì in singolo e il giovedì in doppio, è passato quasi un anno, un tempo breve per me, ma lungo e prezioso per lui. Una volta mi ha confessato  che ormai non può più fare a meno di me, davanti a queste sentite parole non sono stato capace di rispondere, anche perché non c’era bisogno di aggiungere altro. A lato del campo dove giochiamo, i fiori di sambuco sono spuntati come sempre, io non sapevo nemmeno come si chiamassero, pur vedendoli ogni primavera; mentre Giorgio li raccoglieva gli ho chiesto a cosa gli servissero, ed ecco che la settimana successiva mi ha portato la ricetta della torta ai fiori di sambuco. Lunedì la mangeremo insieme, ci faremo quattro risate, e assaggeremo un po’ di felicità, tra un diritto diagonale e una smorzata di rovescio: per essere più vivi che mai.

 

Andrea Villa

 

Ricetta della torta ai fiori di sambuco

 

150 gr. burro

150 gr zucchero

2 uova intere

un pizzico di sale

100 gr. farina bianca

100 gr. farina gialla

un cucchiaino raso di lievito in polvere

 

Mescolare il lievito alla farina, aggiungere lo zucchero, il burro sciolto appena, uova e sbattere il tutto fino ad ottenere un impasto morbido, aggiungendo se è il caso un bicchiere di latte e infine un cucchiaio abbondante di fiori di sambuco (essiccati). Mettere in una tortiera preventivamente unta di burro e spolverata di pane grattato sottile. Cospargere di fiori di sambuco e mettere in forno a 170°. Cuocere per mezz’ora fino a quando la torta prende un bel colore biondo. Lasciare raffreddare e gustare, volendo per i più golosi, con panna montata.

 

Ricetta ereditata da GTP e super sperimentata.

 

I fiori di sambuco si raccolgono in primavera, verso maggio e si trovano facilmente nelle nostre campagne. Si lasciano seccare su un foglio di carta, fino a quando sono ben asciutti e secchi e si sbriciolano con le mani. Oppure si comprano in qualsiasi erboristeria.

  1. griglione says:

    CHe bel sito! Scusa se posto il commento qui, ma è davvero un bel sito…compllimenti.

  2. Federico says:

    Vai roger!!!!! Dovevo scrivere la felicità da qualche parte e ho pensato al tuo sito! Finalmente ha battuto quel topo gigante! Ci vediamo al tennis, mi sa che non verrò per un po’ perchè ho una caviglia scassata. Ciao

  3. Mitico Andrea, in questo articolo ti “ritrovo” come non succedeva da tempo…..parli con la voce dell’ anima, come nelle tue poesie. Essere il maestro della persona speciale che descrivi ti insegnerà cose che non troverai in nessun libro, in nessuna canzone , in nessun film, perchè la saggezza di una vita è il prezioso dono dei vecchi, impagabile. Grazie della ricetta, che sperimenterò al più presto! L’aspettativa della “lezione bis” già mi fa bene….vitamina di entusiasmo. Ciao , Anna

  4. Quando il cucinare per amore e per passione diventa una comunicazione non verbale che raggiunge la parte più intima ed ancestrale di tutti noi, dai bambini ai nonni di tutti i ceti sociali italiani enon.

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