24 Mag 2009

Postato da in Articoli | 1 commento

L’articolo della settimana (39) Migliorati o no?

frecciaPerché si decide di imparare qualcosa? Fino a quando si migliora? C’è un limite? Si può peggiorare? Peggiorare per migliorare ancora? Avere un buon insegnante facilita l’apprendimento? Avere un pessimo insegnante blocca l’apprendimento? Si può imparare da soli? Quanto incide una naturale predisposizione? Che cosa è il talento? Vorrei poter rispondere a tutte queste domande con certezza, eppure dopo tanti anni di insegnamento del tennis, ancora mi riesce difficile. Ogni maestro ha una propria visione, quasi sempre ritiene di essere in possesso di quella giusta, possibilmente migliore delle altre, a prescindere dai risultati ottenuti. Cosa pensano invece gli allievi? Come valutano gli insegnanti? Come riescono a misurare il lavoro fatto? Come possono capire se sono migliorati oppure no? Ecco la vera discriminante, l’ago della bilancia, ciò che determina il successo o il suo opposto: il migliorare o il peggiorare. Quando osservo i ragazzi giocare, soprattutto ora, a fine stagione, cerco di cogliere le differenze rispetto all’inizio degli allenamenti, se hanno fatto progressi, oppure se sono rimasti al punto di partenza, o peggio ancora se sono regrediti.

Spesso mi interrogo su quello che è stato fatto, se la strada intrapresa si è rivelata colma di gradite sorprese, o se invece è stata piena di intoppi. L’idea di non essere riuscito a portare qualche beneficio a chi a me si è affidato, mi terrorizza, perché penso di aver bloccato inconsapevolmente il percorso di un talento, di una persona ricca di attitudini. Per carattere sono portato a farmi carico degli insuccessi, anche quando non sono da me dipesi, ma semplicemente sono accaduti, senza una vera colpa. Forse avere un insegnante non è necessario come tutti pensano, forse si potrebbe imparare da soli, lasciando che emergano le naturali predisposizioni dei singoli individui, senza alcuna forzatura. Ho allievi molto bravi, volenterosi e motivati, insieme abbiamo cercato di ragionare, di provare, di toccare il limite, di arrivare dove nessuno pensava potessimo; so che è merito loro se hanno raggiunto gli obiettivi fissati, se sono migliorati visibilmente, se non hanno più paura di non essere all’altezza. Io ho cercato di stargli accanto, di proteggerli, di incitarli, ma soprattutto di comprendere i loro bisogni: in fondo è questo che deve fare un vero insegnante. Molte volte abbiamo discusso dei passi avanti fatti, ma anche di quelli fatti indietro, senza vergogna, con sincerità e consapevolezza, ricordando gli errori e quanto sono stati utili. Ci siamo confrontati, e questo ci ha permesso di conoscerci meglio, di aiutarci a vicenda, e di imparare gli uni dagli altri. Non sono in grado di quantificare il lavoro svolto, soltanto il tempo saprà risolvere i miei dubbi, e darmi maggiore sicurezza. Giocare richiede una grande quantità di talento, che è necessario anche per insegnare, insieme alla dedizione, alla passione, e molte altre impercettibili cose. Ad ogni fine stagione mi riprometto di fare ancora di più in quella successiva, di trovare nuove vie che permettano a tutti gli allievi di migliorare, provando la giusta soddisfazione. È soltanto questa la mia preoccupazione, ci vuole grande coraggio e forza per affrontare nove lunghi mesi da passare sul campo, tante energie, e una motivazione altissima. L’unico modo per poter migliorare è restare in mezzo ai ragazzi, ai miei ragazzi, non di fronte, non un passo avanti, al loro fianco per seguirli fino a destinazione, dove finalmente saranno liberi di camminare soli. Fino ad allora ogni giorno ci chiederemo: siamo migliorati o no?

 

Andrea Villa

  1. Andrea,… un post che può dar spunto davvero a decine di altri post…in sintesi credo comunque che quando riusciamo veramente a stare “accanto” e “insieme” ai ragazzi e non di fronte come dici tu, riusciamo sempre a trasmettere loro messaggi positivi o perlomeno quello che vogliamo fargli arrivare..…e per questo LORO ce ne sono e saranno grati per sempre …sia che migliorino il loro tennis sia che fatichino di più a farlo!!!
    Magari con qualche genitore che “non capisce” …a volte a me è successo anche con molti di loro…è veramente dura…ma i ragazzi, nel lLORO “intimo”….sono e saranno sempre con noi!!

Lascia una risposta.