28 Giu 2009

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L’articolo della settimana (43) Giudici, giudizi e giudicati

giudiceCosa accade quando siamo sottoposti ad un giudizio? Quali reazioni scatena? In tribunale, nello sport, a scuola, nella vita di tutti i giorni c’è sempre qualcuno che si trova a dover esprimere una valutazione sugli altri, nel bene, ma anche nel male. Non è un compito facile da assolvere, l’errore è ogni volta dietro l’angolo, il rischio di cedere all’influenza, magari dei sentimenti, molto alto: far vincere l’obiettività è l’unico modo per essere giusti. Chi non ha paura dei giudizi altrui? Che essi siano positivi o negativi, producono preoccupazione, mal celata ansia, soprattutto prima di essere svelati. In un aula di tribunale, si avverte grande tensione durante la lettura della sentenza, altrettanta si percepisce negli occhi di chi aspetta il voto della giuria in sport come i tuffi e la ginnastica artistica; a scuola l’insegnante ha nella valutazione degli alunni il compito più arduo, a cui forse non si abitua mai, nemmeno dopo tanti anni di lezioni. Giudicare ed essere giudicati sono naturalmente le due facce della stessa medaglia, tuttavia le persone chiamate in causa hanno spesso sentimenti diversi, contrastanti, quasi mai simili. In gioventù era molto difficile per me sentire qualcuno esprimere una valutazione su ciò che avevo fatto, oppure su alcuni aspetti del mio carattere, o peggio sui tanti difetti che non riuscivo a correggere.

Era come essere toccati duramente nell’orgoglio, come ricevere un immotivato attacco personale, naturalmente a torto, anche quando invece era più che giusto. Digerire le parole di chi aveva il coraggio di dirmi come ero veramente, sembrava ogni volta un’impresa, che richiedeva uno sforzo immane e tanto tempo. Eppure sapevo che mettere a nudo le mie manchevolezze era l’unico modo per superarle, per renderle meno acute; lo sapevo, ma cadevo sempre nel medesimo errore: considerare la verità un affronto! Con il passare degli anni, ho capito che quei giudizi severi, apparentemente ingiusti, sono stati la ragione principale della mia crescita, facendo scattare in me la voglia di cambiare, attraverso una maggiore autocritica. La mia innata timidezza, la pigrizia, il ridurmi a fare tutto all’ultimo momento, la superficialità, la fuga davanti alle responsabilità e gli errori, sono soltanto alcuni dei difetti che tutti mi hanno rimproverato; qualcuno lo ho fatto talvolta in maniera crudele, forse troppo, ma ora che sono un po’ più anziano, gli sono grato: non sono diventato perfetto, ma almeno ho preso coscienza di dover provare a modificare gli aspetti meno efficaci del mio carattere. Queste debolezze sono state la causa di parecchi fallimenti, tra cui una poco brillante carriera scolastica, di cui oggi mi pento amaramente. Ora quando sono sottoposto ad un giudizio, non ho più una reazione orgogliosa e di rifiuto, sono capace di soppesare e dare il giusto significato alle parole, per capire dove posso aver sbagliato. Qualche mese fa ho commesso un grave errore mentre stavo organizzando l’ennesimo torneo, ancora a causa della mia pigrizia e del pessimo rapporto che ho con il telefono. Colpevole di aver svantaggiato una giocatrice, ho dovuto incassare una sua durissima reprimenda, che avrebbe scosso chiunque; è stato un momento imbarazzante, una vera lezione, da conservare nella memoria per il futuro. Ai tempi del liceo avrei senza dubbio reagito in malo modo, ribaltando magari con furbizia la colpa, che adesso non mi vergogno di prendere, sebbene sia stato attaccato personalmente con asprezza. Sincerità, franchezza, trasparenza: sono queste le cose che desidero dagli altri, quando devono valutarmi, io le darò a loro se mi troverò nella stessa situazione. Un mio allievo è rimasto deluso da alcune scelte che ho fatto nell’ultima stagione; le sue considerazioni mi hanno offerto la possibilità di riflettere con maggiore attenzione sul lavoro svolto, alla ricerca dei motivi della sua insoddisfazione. Se per paura di una mia eventuale replica, non avesse trovato il coraggio di mettermi al corrente dei suoi pensieri, non avremmo trovato il giusto correttivo. Chiedo sempre alla fine dei corsi ai ragazzi di dare un giudizio al maestro, è il modo migliore per tastare il polso della situazione: un passo di enorme utilità. Ricordo spesso, le difficoltà degli inizi della mia carriera di insegnante, con alcune fasce di età; tutti sembravano detestarmi, mentre io detestavo ognuno di loro, pensando di essere nel giusto. Ho impiegato molto tempo prima di venire a capo positivamente di questa sgradevole situazione, ripensandoci ora mi viene naturale mettermi a ridere, in fondo ero molto ingenuo e inesperto! Ecco un altro modo per alleviare i difetti, dotarsi di una buona dose di auto ironia, di una sana capacità di sorridere davanti agli sbagli e alle conseguenze. Il mio amico Corrado non perde occasione per chiamarmi “zero sbattimento”, visto che amo molto di più il divano delle ragazze presentatemi da lui; è un modo simpatico per farmi rimarcare la pigrizia che spesso si impadronisce di me, più dolce dello sguardo di una bella fanciulla. Non mi offendo anche quando lo porto ai limiti della sopportazione, e comincia a ricoprirmi di insulti, come ha fatto tanti anni fa per un concerto mancato! Giudici, giudizi e giudicati: un trinomio da cui uscire senza qualche livido è quasi impossibile!

 

Andrea Villa

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