16 ago 2009

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L’articolo della settimana (50) Labirinto

labirintoNel labirinto dei miei pensieri è difficile trovare l’uscita; non so da quanto tempo ho varcato la soglia, da quanto tempo mi sono lasciato alle spalle l’entrata, il passo decisivo. Cammino nella complessità, consapevole di aver intrapreso una strada con una sola via, tra pareti ceche e continui errori di direzione. Sulle pareti le parole si susseguono disordinate, quasi senza senso, le guardo, le studio, le afferro per metterle nella giusta sequenza, quella che mi serve per raggiungere l’uscita. È un lavoro, un vero sforzo, cerco faticosamente di mettere da parte quelle che non servono, di gettarle via, insieme ai miei dubbi, alle perplessità. Non ho una guida, nemmeno un filo che possa riportarmi indietro, o farmi tornare sui miei passi; devo risolvere l’enigma da solo, incertezza dopo incertezza, andando sempre avanti. Spesso mi chiedo se esista veramente una fine, oppure se sono destinato a vagare per sempre alla sua ricerca; sorrido e contemporaneamente piango, corro e mi fermo, urlo e rimango in silenzio: l’uscita è ancora lontana.

È una lotta continua tra il desiderio di abbandonare l’impresa e la volontà di non arrendersi, tra il timore di non trovare nulla e la speranza di spalancare la porta del Paradiso. I pensieri si muovono in continuazione, cambiano in fretta pur rimanendo gli stessi, condizionano le mie mosse, un labirinto che assomiglia tanto ad una prigione. So di essermi perso, di aver raggiunto un punto morto, in cui andare avanti è impossibile come tornare indietro; le pareti sembrano chiudersi verso di me lentamente, tra qualche tempo mi schiacceranno: devo sbrigarmi, se non voglio che i miei pensieri mi distruggano.

 

Andrea Villa

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