1 Set 2009

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Speciale (24) Circo

circoIl circo ha riaperto i battenti. La tenda è già stata montata, ogni cosa al suo interno è pronta. La cassiera sta aspettando gli spettatori, ha in mano un mazzo di biglietti da distribuire, i bambini stanno per mettersi in coda. Lo spettacolo del circo è una garanzia, niente e nessuno possono tenergli testa, si può soltanto ammirare. I preparativi sono ultimati, le prove finite come sempre, con i nuovi numeri uguali e diversi da quelli vecchi. Le tribune sono ancora vuote, c’è il silenzio dell’attesa a riempire la tenda, tra poco gli sguardi investigheranno ogni centimetro, cercheranno di cogliere il miracolo, il trucco, il gioco impossibile, la mossa che lascia senza fiato. Il palcoscenico è tondo come il mondo, un mondo a parte dove le maschere sembrano più vere dei volti che le indossano. In fondo bisogna dare al pubblico ciò che vuole, non quello che si merita, è il prezzo del biglietto a dettare legge, la delusione non è compresa. Il presentatore sta ripassando i nomi da urlare, da mandare in pasto, non ai leoni addomesticati, ma a chi è seduto e arde dal desiderio di rimanere a bocca aperta.

Il domatore è pronto, parla alle sue bestie come ad un innamorata, stringe la frusta, la fa schioccare, facendo uscire il rumore di un bacio, sebbene si tratti appena di un misero ordine. Il giocoliere ha gli occhi che girano veloci, sembrano non fermarsi mai, riescono a star dietro a piccole palline, con assoluta precisione; le mani tengono il ritmo senza volerlo, per abitudine, per allenamento, per contratto. Persino la donna cannone ha preso posto, sebbene nessuno riesca a vederla, ma solo a sentire la scia dello sparo quando viene mandata in cielo ad afferrare una stella, dopo aver bucato per l’ennesima volta la tenda. Il pubblico sospira, strabuzza la vista, rimane in apnea fissando l’equilibrista mettere un piede in fallo; sotto di lui non c’è la rete di protezione stesa per afferrarlo, solo il vuoto: come per magia riesce a non cadere, ma forse è un altro numero possibile solamente al circo. Dopo gli applausi sono i clown a fare la loro comparsa, tra nasi rossi e scarpe dalla punta allungata; ridono e fanno ridere, divertono grandi e piccini, cadono e si rialzano, corrono e si rincorrono, un vero spasso che non delude mai. Poi le luci scendono, il batter delle mani scema, le sedie si svuotano, i trucchi vengono messi a posto, gli animali possono godere del loro meritato riposo; le maschere vengono tolte, alla platea è stato dato ancora una volta ciò che voleva, come sempre. Torna il silenzio, e mentre qualcuno allunga una mano alla donna cannone, un vecchio clown guarda i giovani che ancora hanno la forza di pulirsi la faccia, nell’attesa di un altro spettacolo.

 

Andrea Villa

  1. luca foppoli says:

    veramente bello (come gli altri articoli d’altra parte). cosa vuol dire?

    P.S. non ho ancora guardato ne i siti ne i film.appena lo facci ti scrivo

  2. Cosa significa? Ti spiegherò in privato, qui è meglio di no. Comunque prova a far lavorare l’intuito, per capire basta fare alcune associazioni.
    Andrea Villa

  3. Che bella questa immagine… mi ricorda tante belle cose. ciao ciaooo ;D

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