4 Set 2009

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Il Bavaglio (1) Pennetta, Spagna e Italia

censuraTanto di cappello. Non c’è frase migliore che possa descrivere quello che sta facendo Flavia Pennetta. Arrivare nella top ten del tennis mondiale è un risultato strabiliante, storico, oserei dire indimenticabile.  Da troppo tempo l’Italia è alla ricerca di qualcuno che possa far dimenticare un lungo periodo avaro di grandi giocatori, di qualcuno capace di risvegliare un nuovo interesse per il tennis. Da addetto ai lavori, sono molto contento di vedere una ragazza del mio paese, raggiungere la vetta, e soggiornare nell’olimpo dei campioni, dove solo alle stelle di prima grandezza è concesso entrare. Brava! Lo dico con sincerità ed ammirazione, perché so quanto sia difficile emergere a certi livelli. Tuttavia c’è qualcosa che mi sfugge; qualcosa che non mi convince, nonostante la soddisfazione di poter seguire i tornei fino alla fine della settimana, proprio grazie alle imprese di Flavia. Nell’ultimo mese, la sua popolarità è senza dubbio aumentata; molte sono state le interviste a cui si è dovuta sottoporre, per la curiosità di appassionati e non. Giornali sportivi e riviste di ogni genere, l’hanno tempestata di domande, celebrando le splendide vittorie, ma anche cercando di scoprire la vita privata di una sportiva professionista.

Con curiosità confesso di averle lette quasi tutte, alcune le ho trovate poco interessanti, mentre altre hanno attirato la mia attenzione, suggerendomi qualche riflessione. Quasi ogni giorno sento qualcuno chiedermi come sia possibile che in Italia non esca mai un giocatore di livello assoluto; spesso amici fuori dall’ambiente tennistico mi fanno questa domanda, come se un maestro qualunque fosse in grado di trovare una soluzione efficace. Io stesso me lo domando, perché mi piacerebbe dopo tanti anni fare il tifo per un atleta di casa, invece di dover sempre seguire i grandi campioni stranieri, per godermi un po’ di tennis spettacolare. È per questa serie di ragioni che nelle recenti interviste alla Pennetta, mi sarei aspettato da qualsiasi giornalista sportivo un quesito come il seguente: “Flavia come mai per emergere sei dovuta andare ad allenarti a Barcellona e scegliere un coach spagnolo? Cosa manca in Italia che invece in Spagna ti ha permesso di raggiungere questi splendidi risultati?”. Credo che Flavia Pennetta abbia imparato a giocare nel suo paese, non all’estero; e proprio perché è cresciuta in Italia, mi sembrava scontato chiederle il perché della sua scelta. La mia curiosità per ora non è stata soddisfatta, almeno non abbastanza. Mentalità diversa? Cultura del lavoro? Maggiori competenze? Miglior clima? Maggiore interesse verso il tennis? Maestri più preparati e volenterosi? Quali di questi aspetti fanno la differenza? Quali di questi aspetti fanno la differenza tra Spagna e Italia? Mi piacerebbe che una “top ten” lo spiegasse con chiarezza. Forse per conoscere le risposte dovrei anche io emigrare, per toccare con mano che cosa ci distingue in negativo: eppure sono convinto che in Italia non manchi nulla per poter salire in classifica fino al cosiddetto “olimpo”. Spero che Flavia riesca a migliorare ancora la sua classifica, e battere nuovi record; tutto il movimento avrebbe un grosso beneficio, quanto a immagine e seguito. Tuttavia non vorrei che passasse l’idea che per diventare veri giocatori bisogna affidarsi alle bacchette magiche spagnole, francesi o di qualsiasi altro paese. Siccome nessuno può dire di averne una, ancora mi chiedo che cosa abbiano in Spagna!

 

Andrea Villa

 

Questa rubrica si chiama “Il bavaglio”, perché libera quelle parole che alcuni non vorrebbero sentire; chi non è avvezzo alle polemiche, oppure agli articoli un po’ tendenziosi può liberamente evitare di leggere, e restare legato e imbavagliato!

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