6 set 2009

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L’articolo della settimana (53) Tutti i colori

coloriLa prima settimana di provini è finita. Non sono venuti in tanti, le vacanze per molti non sono ancora finite, è presto per riorganizzare le attività. Chi vuole iscriversi al corso di tennis deve sottoporsi ad una prova di gioco; dieci minuti per far vedere ai maestri quello che si è capaci di fare, pochi colpi per essere inseriti nel gruppo giusto. Ormai sono abituato a questa prassi, alle sue dinamiche, a come interagire con persone mai viste prima, che devo capire in un tempo molto ristretto. Tuttavia c’è sempre qualcosa che riesce a sorprendermi, piccoli comportamenti in grado di stupirmi nonostante la mia buona dose di esperienza. Insieme a tale meraviglia, colgo negli ultimi tempi un naturale cambiamento nelle persone che si avvicinano ad un nuovo circolo, un diverso approccio impossibile da modificare, seppure avessi la possibilità di farlo. Il maestro conta pochissimo. È quasi inutile, come vane sono le sue parole, i pensieri, i minimi giudizi che deve dare al momento di un provino. Sono i genitori a imporsi, a fare tutto, a sapere già tutto: la condotta dei figli è solamente una conseguenza. L’insegnante non può esprimere un parere veritiero, madri e padri hanno già in mente ciò che vogliono dai propri ragazzi, e per questo motivo sono loro a suggerire quale siano le capacità da tenere presente.

Orario, livello, periodicità degli allenamenti, non vengono decisi dal maestro secondo quello che vede, vengono scelti dal genitore secondo parametri lontani dalle autentiche capacità, o comunque mediati da tanti compromessi. Purtroppo non posso riportare quello che ho sentito nella prima settimana di prove, ma mi è bastato per rafforzare alcune mie convinzioni, diventate quasi certezze. Non voglio apparire troppo severo nei confronti dei genitori, poiché li considero una figura indispensabile nella crescita dei bambini, anche dal punto di vista sportivo; tuttavia ho l’impressione che tutto sia già programmato, pensato e attuato, come se nulla potesse porre una specie di fermata. A volte mi piacerebbe rispondere per le rime quando mi arrivano all’orecchio alcune castronerie, ma devo trattenermi, per evitare di fare la figura della persona scortese. Allora mi domando a cosa serva affidarsi ad un maestro, e soprattutto ascoltare ciò che ha da dire, se egli non può essere totalmente sincero. Forse nessuno ha più la forza e l’onestà di accettare un insegnamento, un consiglio da chi ha vissuto determinate situazioni per lungo tempo. Forse troppe persone hanno una valutazione di sé stessi e dei propri figli esageratamente alta, e guai a voler deludere tali aspettative, smascherando i presunti talenti e le notevoli incapacità. Imparare è come amare, per farlo bene bisogna affidarsi ad un’altra persona con fiducia, anche quando ci sbatte in faccia l’amara verità, anche quando le sue parole ci feriscono nel profondo. Temo invece che la volontà di imparare veramente sia ormai messa da parte, e al suo posto ci sia soltanto lo sciocco tentativo di sbandierare qualcosa, purtroppo simile al nulla. Pochi sanno ascoltare il maestro, come pochi sono capaci di riconoscere l’amore più vero, quello che non ha bisogno di prove o giudizi. La prima settimana di provini è finita, ma è bastata per vederne di tutti i colori.

 

Andrea Villa

  1. dopo questa perla di saggezza (imparare e’ come amare) aspetto con ansia anche qualche precisazione in merito all fiducia..penso sarebbe interessante

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