18 Set 2009

Postato da in Il Bavaglio | 0 commenti

Il Bavaglio (3) Millenovecentoventi

censura2Millenovecento venti sono gli spettatori che può contenere il piccolo stadio di Valletta Cambiaso, dove si sta giocando l’incontro di Coppa Davis Italia Svizzera. Naturalmente per l’occasione sono state costruite alcune tribune supplementari che hanno portato la capienza a circa cinque mila posti. Pochi se si considera che sarebbe venuto a giocare il primo tennista al mondo Roger Federer. Credo che ancora una volta il provincialismo italiano abbia avuto la meglio sulla qualità dell’evento sportivo. Senza dubbio si poteva sfruttare meglio questa opportunità, ed organizzare la manifestazione in una piazza più importante e coinvolgente. Milano era la sede adatta, in grado di raccogliere molto pubblico, garantire maggiore visibilità e permettere alla Federazione di rilanciarsi anche dal punto di vista dell’immagine. Invece come al solito si è cercato il mezzuccio, il trucco, il misero espediente per cercare di vincere: giocare all’aperto sulla terra rossa, superficie poco congeniale alla squadra avversaria, nella speranza che fosse maggiormente in difficoltà. Dopo la prima giornata invece tutto è andato secondo i veri valori dei protagonisti, Wawrinka ha distrutto Seppi e Federer ha ridicolizzato Bolelli: due autentiche figuracce.

Domani il doppio chiuderà ogni discorso, facendoci rimanere nel secondo gruppo mondiale, la Serie B del tennis, il posto che ci compete. Cosa centra la scelta della sede con il risultato del campo? Dimostra quanto l’Italia sia un paese povero di idee, e con dirigenti quasi mai all’altezza della situazione. I risultati di Flavia Pennetta hanno riportato il tennis sulla bocca degli sportivi, sulle pagine dei giornali e sugli schermi delle televisioni nazionali. Sulla scia di tanto rinnovato entusiasmo si poteva usare la Coppa Davis, e la presenza di Federer, per dare maggiore vigore al rilancio del tennis, che attende un giocatore di livello mondiale da più di trenta anni. Si potevano coinvolgere circoli, dirigenti, maestri, bambini e semplici appassionati, costruendo un evento indimenticabile, che andava progettato per tempo, in una città di grande richiamo. Tuttavia nulla di questo è stato fatto, e Italia Svizzera verrà archiviata come l’ennesima prova incolore della nazionale. Seppi e Bolelli visti oggi sono sembrati poco attaccati alla maglia azzurra, svogliati, poco determinati, nonostante si siano allenati per una settimana intera sul centrale di Valletta Cambiaso. È stato difficile fare il tifo per loro, e non rimpiango la scelta di non aver cercato i biglietti; si può perdere, è una banale considerazione, ma si deve vendere cara la pelle, soprattutto quando si rappresenta il proprio paese. Federer è riuscito ad allenarsi soltanto un’ora e mezza, dopo essere arrivato con un jet privato da New York City, gli è bastato per dare una severa lezione a Bolelli. Forse è stato meglio così, se avessero giocato a Milano o a Roma con molti più spettatori, la sconfitta avrebbe fatto ancora più male. I tifosi svizzeri arrivati a Genova hanno incitato calorosamente i loro beniamini, tutti con una maglietta rossa, formando in tribuna una grande macchia color sangue, quello che Seppi, Bolelli e la Federazione non sono capaci di sputare sul campo e fuori, per tenere in vita il tennis italiano, ormai defunto da tempo.

 

Andrea Villa

 

Questa rubrica si chiama Il bavaglio, chi non ama la polemica può evitare di leggere, e restare all’oscuro di tutto!

Lascia una risposta.