20 Set 2009

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L’articolo della settimana (55) Se

seSe sarà una stagione positiva domani lo capirò: iniziano i corsi. Lavorerò di intuito, cercherò di cogliere i segnali, far valere l’esperienza, essere recettivo. Ho molte speranze, una su tutte: le cose devono migliorare. Sotto tutti i punti di vista nessuno escluso. È forse un auspicio che ha ognuno di noi, quando si è all’inizio di qualcosa. Non sopporterei nuovi intoppi, altri pesi da portare, brusche fermate: le mie forze potrebbero non bastare. Ho paura, lo confesso senza vergogna, è umano e non riesco a tenerla a bada. Ho una vita incastrata in mille faccende, in cui nulla mi è concesso mollare, sebbene spesso vorrei abbandonarle al loro destino. Mi aspettano centinaia di ore, migliaia di colpi, milioni di parole, una montagna da scalare, la cui cima sembra ogni anno più alta. Mi guardo attorno, e non trovo la solidarietà, la comprensione e l’attenzione tali da soddisfare i miei pochi desideri. Può darsi che sia soltanto mia la colpa, una incapacità di trovare la chiave di volta, oppure una volontà non piena. Il campo dice la verità, quante volte ho sentito questa frase banale; chi vince ha ragione, chi perde torto, le sfumature interessano solo gli intellettuali.

Il successo è il principe, la religione a cui voltarsi, il resto conta poco, quasi niente. E così mi perdo nei miei pensieri, stanco di troppe preoccupazioni, e con un fisico che richiede una lunga e meritata sosta. Non so perché la vita si sviluppi in un certo modo, se ogni cosa accade con una ragione precisa, o se è il caos a regnare sulle nostre esistenze. So che devo trovare il modo di continuare, ad andare avanti, nonostante senta precisi avvertimenti; ad alcuni richiami è impossibile resistere, inutile tapparsi le orecchie. Domani iniziano i corsi, ma anche l’autunno, la stagione della malinconia. Spero che il destino voglia concedermi un’altra occasione, una botta di energia da usare, da dosare, da distillare con saggezza: se accadrà lo saprò presto.

 

Andrea Villa

  1. wow, stringi i denti! c’è un affascinante senso di tragico in questo post…

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