25 Set 2009

Postato da in Il Bavaglio | 3 commenti

Il Bavaglio (4) Disuniti e scontenti

censura3Disuniti e scontenti. Non è il titolo di un film, di una canzone, nemmeno di un libro. È la migliore espressione che possa definire la categoria dei maestri di tennis. Non soltanto dal punto di vista puramente contrattuale, ma anche da quello concettuale; troppe le differenze, le diverse visioni, gli opposti approcci, le fortune ad alcuni concesse ad altri sempre negate. A comandare sono coloro che hanno avuto una classifica importante prima di diventare insegnanti; questo aspetto è primario, il resto viene di conseguenza, persino la capacità di allenare. Ecco allora che chi non ha avuto un passato rilevante da giocatore, subito viene considerato meno, e di fatto giudicato non adatto a ruoli di prestigio, uno su tutti quello di responsabile del settore agonistico. Persino nel bando di concorso per diventare tecnico nazionale, a parità di requisiti, viene scelto il candidato con la classifica migliore, e non il maestro con più esperienza e risultati nell’insegnamento. Rabbrividisco a pensarci, e forse questa è una delle ragioni per cui in Italia scarseggiano i tennisti di livello mondiale.

Non voglio colpevolizzare chi ha dedicato tanto tempo alla propria carriera agonistica, tuttavia sono convinto che giocare e insegnare siano due cose molto diverse. In un lavoro in cui non c’è riconoscimento giuridico dell’albo professionale, e in cui ogni maestro tira l’acqua al suo mulino, mi viene da ridere pensare che solo se si muove bene la racchetta si viene rispettati a dovere. Purtroppo non è questo l’unico problema che attanaglia la categoria. Infatti quasi nessuno è in grado di sopravvivere lavorando esclusivamente nelle scuole tennis, di solito organizzate il pomeriggio. Sono le lezioni private ad essere la vera fonte di guadagno, la miniera da cui tirar fuori l’autentico introito. Pochissimi fortunati hanno uno stipendio importante elargito dal circolo, la maggior parte dei maestri invece è costretta a costruirsi un pacchetto di clienti, in modo da poter sopravvivere anche quando i corsi sono conclusi. Naturalmente i privilegiati non cercano di aiutare la categoria, piuttosto si coalizzano tra loro, per mantenere il controllo sul consistente reddito di cui possono vantarsi. Forse accade in tutte le professioni, ma la possibilità di far carriera nell’insegnamento del tennis sono praticamente nulle. A niente serve aggiornarsi, partecipare a meeting, fare esperienze diverse, conoscere le lingue e l’uso del pc: l’importante è giocare bene! Così aumenta lo scontento tra chi crede nella professionalità a 360°, tra chi cerca nuove strade, sceglie di sapere ancora di più, di scoprire. Disuniti e scontenti lo saremo sempre, io cerco qualcuno che come me creda in qualcosa; qualcosa che non sia un effimera capacità di gioco, ma valori umani ormai in via d’estinzione. Chiedo troppo?

 

Andrea Villa

Questa rubrica si chiama Il Bavaglio, è un pò polemica: non leggetela!

  1. Accidenti Andrea…ne hai messa di carne al fuoco!!!

    Totalmente d’accordo con te sul fatto che giocare ed insegnare siano cose totalmente diverse soprattutto nei bambini dove….come sai..…se non conosci benissimo determinate cose sull’apprendimento fai solo danni…ma quanti dirigenti dei circoli e quanti genitori…lo sanno???

    Si, è difficile vivere nei circoli con tutte le vicissitudini che hai descritto perfettamente, ma se la vera fonte di guadagno sono le lezioni private, ….perchè non valutare la possibilità di fare solo quelle???

  2. Fare solo lezioni private non mi darebbe le stesse soddisfazioni che ho quando insegno ai ragazzi. Forse dovrebbero esserci due figure diverse all’interno dei circoli, una dedita alla scuola tennis e l’altra alle lezioni individuali. Naturalmente con una retribuzioni simile, anzi chi sta in campo con 5-6 bambini alla volta dovrebbe guadagnare molto di più!
    Andrea Villa

  3. Personalmente, quanto a soddisfazione personale, …..dipende molto da chi ho davanti… preferisco uno o più adulti motivati ed entusiasti a bambini che giocano solo perché spinti dai genitori ed a loro non gliene frega nulla…

    Sul discorso retribuzione è difficile dire…penso cambi da circolo a circolo, da club grande a club di provincia ecc…

    Nel mio caso, lavorando autonomamente, rifletto sul “quanto” valuto il servizio (lezione, corsi, allenamento, ecc…) che offro o posso offrire in quel momento e poi chiedo…..

    In un circolo, in linea di massima e con i costi che ci sono oggi, andrei sicuramente su una valutazione “oggettiva e misurabile” dei risultati del maestro sia nei ragazzi che negli adulti.
    Per risultati intendo non se i suoi allievi vincono o perdono, ma se tornano, sono soddisfatti delle lezioni o degli allenamenti, se portano altri allievi, ecc….se poi vincono è anche meglio!!

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